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Il “cuzzetiello” napoletano marchio internazionale

Il cuzzetiello napoletano, cibo che tutti i napoletani veraci conoscono bene, diviene un marchio. A brevettare un’idea tanto semplice quanto geniale sono due imprenditori campani: Marco Franciosi e Tony Trepiccione. Il primo è proprietario di un pub a Pozzuoli, il “The Sign” dove i cozzetielli sono protagonisti del menù, serviti in versione gourmet in due varianti, una tradizionale e l’altra vegana; il secondo è proprietario del marchio “cozzetiello” e manager operativo a Milano.

L’incontro tra i due amanti del “cuzzetiello” avviene quest’estate proprio all’interno del pub di Franciosi dove Trepiccione si trovava a cena avendo così l’occasione di apprezzare il locale e l’iniziativa del ristorate di utilizzare un cibo così elementare per il popolo partenopeo, ma che non trovava adeguato riconoscimento. Così i due decisero di collaborare e creare un marchio in grado di esportare il leggendario “cuzzetiello” oltre i confini campani. Il progetto è durato alcuni mesi in cui il milanese si è occupato della via legale e burocratica per registrare il marchio e il puteolano sul piano culinario ha cercato di sperimentare gli accostamenti perfetti per farcire il pane.

Il marchio cuzzetiello e le sue ricette ufficiali verranno concesse in licenza solo ad attività ristorative che ne rispetteranno il valore gastronomico, affettivo e simbolico per ogni napoletano. Collaborano al progetto nomi illustri della gastronomi campana: Venerando Valastro (esperto di cotture tradizionali e alla griglia e di affumicature), Marco Infante (pasticciere di Leopoldo e Casa Infante) e Valerio Laudati (chef ), e i laboratori Rescigno.

Le parole di Franciosi sul “cuzzetiello”

Dall’intervista rilasciata ai  microfoni di Napoli Today , Franciosi afferma: “Cozzetiello è una bella parola, riporta all’infanzia, ai cortili, alle nonne… ai ragù che cuociono per ore, alle litigate con fratelli e cugini per accaparrarsi la parte più ‘sfiziosa’ del pane. Il Cozzetiello esiste ovunque, ma fuori da Napoli non sanno che si chiama così. E noi vogliamo far conoscere una parte della tradizione napoletana ad un pubblico più ampio. Ogni volta che si parla di StreetFood moderno, Napoli appare sempre marginalmente. Tutte le regioni si sono mosse, noi abbiamo ancora solo la pizza fritta. Ma se ci si ferma a pensare un minuto, qui a Napoli tutto è StreetFood”. Quindi oltre la registrazione del  marchio è in progetto per i due imprenditori l’apertura di take away.