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È da fessi non considerare il Governo-Draghi il migliore possibile per il Paese

Oggi il Governo-Draghi è il migliore possibile per il Paese. Riforme, rapporto con l'Europa e collocazione geopolitica: uno stop alla mediocrità

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14 Luglio 2021 14:14 Di Andrea Aversa
8'

Sono state due le dinamiche che hanno cambiato in modo decisivo il passo della politica italiana negli ultimi mesi: la prima ha riguardato le preoccupazioni dell’Unione Europea in merito alla capacità del precedente Governo di scrivere e sviluppare il famoso Recovery Plan; la seconda è stata caratterizzata dalle pressioni che ci sono state oltre oceano dopo l’elezione di Joe Biden come Presidente degli Stati Uniti D’America.

Ovviamente l”ansia’ di Bruxelles (e del Commissario all’Economia Paolo Gentiloni) erano strettamente collegate alla forza riformatrice dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte (il Conte Bis): senza riforme l’Italia non avrebbe avuto accesso al Recovery Fund.

Oggi il Governo-Draghi è il migliore possibile per il Paese

Da qui lo ‘scacco matto‘ di Matteo Renzi che con una strategia politica molto raffinata ha causato la caduta dell’Avvocato del Popolo. A questo punto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (che da tempo aveva già compreso la situazione) non poteva che affidare la poltrona di Primo Ministro a colui che in questo momento sta rappresentando il meglio del made in Italy, da un punto di vista politico e istituzionale: Mario Draghi.

Con l’ex Presidente della Banca Centrale Europea (Bce) diventano ministri persone di alto profilo (soprattutto tra i ‘tecnici’, tra i quali spunta Marta Cartabria alla Giustizia che rispetto ad Alfonso Bonafede sta dimostrando di essere il ‘Maradona‘ di via Arenula) e soprattutto accadono due ‘miracoli’: il primo si è verificato quando tutti i partiti (tranne Fratelli d’Italia) sono diventati maggioranza a sostegno del nuovo Governo (chi per interesse e chi per senso si responsabilità); il secondo è avvenuto quando Luigi Di Maio è stato il primo Ministro degli Esteri europeo ad essere accolto dal neo Segretario di Stato Usa Antony Blinken.

Oggi il Governo-Draghi è il migliore possibile per il Paese: politica interna ed estera

Come è stato possibile? Questi gli eventi chiave: al suo discorso di insediamento per chiedere la fiducia in Parlamento, Draghi ha ribadito la collocazione geopolitica dell’Italia. Non più con un piede in Russia, uno in Europa, le mani negli Usa e il posteriore piegato verso la Cina. Il Belpaese deve essere assolutamente e in modo imprescindibile eurocentrico, protagonista nel Mediterraneo (quindi non insignificante, ad esempio, nella gestione del caso-Libia) e nella Nato e soprattutto alleato privilegiato degli Usa.

Così Draghi ha iniziato a mettere a segno un punto dopo l’altro: la sostituzione di Arcuri con Figliuolo come Commissario per l’emergenza, dando impulso alla campagna vaccinale; la stesura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato dalla Commissione Europea che inizierà a distribuire i fondi del piano di rilancio comunitario Next Genration Eu; l’avvio delle riforme necessarie per ottenere e spendere i fondi (in particolare quella della sburocratizzazione, del fisco e della giustizia – migliorabile di sicuro ma bloccata da decenni – e quell’annunciata sul sistema penitenziario); l’aversi posizionato sul gradino più alto del ‘podio europeo’ rispetto agli altri leader, come la MerkelMacron approfittando delle défaillance di entrambi (memorabile l’aver definito Erdogan un dittatore).

Ovviamente tutto ciò è stato possibile perché mentre Draghi fa, il partiti stanno cercando di riorganizzarsi e rigenerarsi. Senza dimenticare la sovranità del Parlamento, pare che ormai ci siamo quasi trovati all’interno di un sistema presidenziale. A partire dallo stato di emergenza causato dalla pandemia, è stato palese l”atto di forza’ da parte del potere esecutivo rispetto a quello legislativo.

Da destrasinistra ci si sta preparando alla battaglia o all’accordo decisivo: quello sulla legge elettorale, ovvero sulle ‘regole del gioco’ che determineranno la prossima competizione elettorale. Nel mezzo c’è l’elezione del Presidente della Repubblica. Considerando anche le elezioni amministrative di questo autunno, i prossimi mesi per la politica italiana saranno molto importanti.

Oggi il Governo-Draghi è il migliore possibile per il Paese: il Sud

L’unico punto ‘oscuro’ relativo al Governo Draghi sta riguardando il Sud. Pare che invece del 60% dei fondi del Recovery Fund, al Mezzogiorno ne sarebbe destinato il 40%. Sulla vicenda dovrebbe vigilare il Ministro Mara Carfagna. Tuttavia, uno dei problemi del Meridione, non è mai stata la necessità di ricevere fondi. Piuttosto la problematica ha sempre riguardato la capacità degli amministratori locali di saperli spendere. Vedremo come andrà a finire.

Oggi il Governo-Draghi è il migliore possibile per il Paese: le alternative politiche e i partiti

Ora immaginiamo per un momento che non ci siano Draghi e il suo esecutivo. Chi meglio di lui potrebbe sostituirlo? Scopriamolo: a destra l’unico schieramento in grado di governare è quello a trazione leghistaFratelli d’Italia. Ormai la componente ‘moderata’ rappresentata da Forza Italia, da anni in agonia, è prossima alla scomparsa (a meno che non nasca un forte polo centrista, rappresentato da Azione + Europa e Italia Viva, capace di inglobare gli azzurri di Berlusconi. Ma ormai si parla di federazione con la Lega di Salvini, l’ultimo atto di ‘abdicazione’ dell’ex Premier nei confronti del leader del Carroccio).

Una situazione che sta vedendo in continua e costante competizione MeloniSalvini. La prima è davanti nei sondaggi ma è una forza d’opposizione, il secondo è in calo nei consensi ma il proprio partito, non solo è nella maggioranza di Governo, ma amministra regioni e comuni (e al Nord continua ad avere un forte radicamento territoriale nel tessuto socio – economico).

Al centro spiccano come sempre Italia Viva e Matteo Renzi. Le sue truppe in Parlamento con il potenziale 2%, riescono ad essere ancora decisivi all’interno degli equilibri politici e di maggioranza. L’ex Segretario del Pd dirà la sua e sarà l’ago della bilancia anche per l’elezione del prossimo inquilino del Quirinale. C’è poco da fare, il duo Salvini Meloni, Letta e chiunque sarà alla guida del M5S, dovranno trattare con lui.

Ed ora veniamo al campo che da sempre ci sta regalando tante emozioni: quello della sinistra. Da una parte c’è il PD, un partito che non vince dal 2013 le elezioni ma che è stato capace di governare da allora, senza lasciare mai il segno. L’unica parentesi nella quale i Dem sono stati opposizione, ha riguardato il primo esecutivo guidato da Conte, ovvero quello costituito dai grillini e dalla Lega.

Il Partito Democratico avrebbe dovuto dettare legge rispetto all’alleanza di governo con il M5S ma ha fallito (quest’ultimo è maggioranza in Parlamento). Anzi il piano di Goffredo Bettini che ha voluto fortemente il patto ‘progressista’ con i grillini (pareva più una ‘sottomissione’, basterebbe ricordare cosa è stato fatto dopo il referendum per il taglio dei parlamentari: nulla, solo slogan elettorali), è costato la Segreteria a Nicola Zingaretti. L’unico risultato ottenuto è stato lo stralcio dei Decreti Sicurezza voluti da Salvini nel Conte I.

E veniamo ad Enrico Letta. Tra comunicazione social ironica ed entusiasmo della base, il ritorno dell’ex Premier ha generato molte aspettative. Peccato che oltre a non aver sanato alcuna frattura interna al partito, Letta non ne ha indovinata una: Ius solipatrimonialealleanza con ConteLegge Zan (ormai a rischio affossamento) ed ora la proposta sui migranti (tema che ha sempre rappresentato per il Pd un altro grosso ‘buco nero’). Nessuna di queste proposte è stata presa in considerazione. Ad oggi i Dem sono una compagine non riformista, che ha come unico programma quello di demonizzare l’avversario ma felice di stare sempre al Governo.

Il Movimento 5 Stelle, invece, non ha mai attraversato un periodo peggiore di quello attuale. Il crollo nei sondaggi, il calo del consenso, la spaccatura interna, la rottura con Casaleggio, la capacità trasformista e camaleontica che da movimento ‘rivoluzionario’ l’ha trasformato in ‘partito da poltrona’. A tutto questo si è aggiunta l’incapacità di governare e di avere un leader. Su questo ha toppato Giuseppe Conte e ha vinto Beppe Grillo. In pratica il M5S è ideologicamente rimasto ai tempi del vaffa mentre il Paese è andato avanti e in tutt’altra direzione.

Dunque, riprendendo il titolo, è da fessi non considerare il Governo Draghi come il migliore possibile – oggi – per l’Italia. All’orizzonte non si intravedono personalità e partiti politici capaci di avere l’autorevolezza, la competenza (altro che ‘uno vale uno‘), il carisma e il prestigio dell’attuale Presidente del Consiglio e di alcuni suoi Ministri. In ambito nazionale e internazionale. Per questo io mi sento più tranquillo e di certo non rimpiangerò i vari Salvini, BonafedeAzzolinaToninelli (giusto per citarne qualcuno).

Oggi il Governo-Draghi è il migliore possibile per il Paese
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