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A Port’Alba di Napoli c’è il primo divieto di assembramento in città: è de ‘700

Prevede una multa da pagare "irremissibilmente"

Napoli Città
24 Febbraio 2021 13:48 Di Cristina Siciliano
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A Port’Alba di Napoli, c’è il primo divieto di assembramento della città, realizzato nello stile in uso tra il 18esimo e il 19esimo secolo. Un divieto realizzato con lettere incise con lo scalpello su una lastra di marmo, inchiodata sotto la volta della Porta più famosa della città, in Piazza Bellini.

A Port’Alba di Napoli c’è il primo divieto di assembramento della città

A tutti gli effetti si tratta del primo divieto anti-assembramento della nostra città”, dichiara  Michele La Veglia, cultore della storia di Napoli. Pare che il divieto risalga al 19 gennaio del 1796 e porta la firma del Duca di Bagnoli e del Segretario del Regno Girolamo Vassallo. Dopo numerose segnalazioni e denunce contro venditori di generi alimentari che avevano l’abitudine di fermarsi sotto la Porta a esporre la mercanzia. Prevede una multa da pagare “irremissibilmente”.

Vietato sostare sotto Port’Alba: il primo divieto di assembramento della città

L’ing La Veglia ci racconta che il divieto risale al 19 gennaio del 1796 con la firma del Duca di Bagnoli e del Segretario del Regno Girolamo Vassallo. A stabilire il divieto furono i deputati del Tribunale della Mattonata e acquaLa motivazione fu perché molti venditori di generi commestibili avevano preso l’abitudine di fermarsi sotto la Porta a esporre la mercanzia, contrattare o parlare, rendendo difficile se non impossibile il passaggio di carrozze e carri.

Le origini di Port’Alba: un varco nella storia

Port’Alba è un’antica porta della città di Napoli, situata nei pressi di Piazza Dante. Conosciuta anche come Largo Mercatello, la porta prende nome da Don Antonio Alvarez de Toledo, duca d’Alba. Situata ed edificata al posto di una torre di vedetta, la porta fa parte della cinta muraria angioina. Fin dall’antichità serviva per facilitare ed agevolare il transito e il passaggio da una parte all’altra della città.

Port’Alba fu costruita dall’architetto Pompeo Lauria per commissione del Duca d’Alba e fu decorata con tre antichi stemmi, rappresentanti rispettivamente Filippo III, la città di Napoli e la famiglia del Viceré. Nel 1656 il pittore Mattia Preti si occupò di decorare la parte superiore della porta, raffigurando affreschi della Vergine con San Gennaro e San Gaetano.

In questa strada è collocata la storica Libreria Guida, simbolo di Port’Alba, dichiarata dal Ministero dei beni Culturali dal 1983, un bene culturale dello Stato, per l’intensa attività libraria. Svoltando a sinistra per Piazza Bellini, è collocata un’antica targa del 1796 che comunicava ai cittadini le sanzioni pecuniarie e le ammende da pagare se avessero causato l’ostruzione del passaggio della Porta.

La leggenda di Maria la “rossa” – La strega di Port’Alba

Via Port’Alba è anche ricca di leggende, come quella della bella Maria, detta “Maria a’ Rossa” che viveva all’interno delle mura cittadine di Port’Alba, innamorata del suo Michele. Ma non tutte le storie d’amore hanno il loro lieto fine, infatti Maria, conosciuta come la strega di Port’Alba ebbe una sorte infelice.

Una sera i due, giunti all’altezza di una piccola fontana, avvertirono un tuono e qualcosa di strano fermò i passi del ragazzo, immobilizzandolo e impedendogli di avvicinarsi all’entrata di casa. Maria riuscì a superare la fonte, Michele no.  Da quel momento in poi, la donna iniziò a degenerare mentalmente e fisicamente tanto che la gente la identificò come la strega di Port’Alba. Così,  fu dunque rinchiusa in una gabbia che stava appesa ad un gancio sotto l’arco della Porta. Quel gancio ha lasciato il buco tra le mura dove ogni notte quell’ombra dalla chioma rosso fuoco si ferma, ripetendo la sua cantilena eterna.

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