Ultimo aggiornamento venerdì, 04 Dicembre 2020 - 22:30

Coronavirus a Napoli, caccia sui social alla bombola di ossigeno per il padre

Storie
20 Novembre 2020 08:15 Di redazione
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Una vera odissea quella patita da Antonio Palmentieri e sua sorella a causa del Covid19 che ha colpito il loro papà. Tutto comincia con la ricerca di una bombola di ossigeno, proseguito con la caccia a un posto letto in ospedale e che ora va avanti con la necessità di plasma per la cura.

Coronavirus a Napoli, caccia sui social alla bombola di ossigeno per il padre

Antonio ha raccontato che ora suo papà, che si chiama Sabato e ha 67 anni è ricoverato nella terapia subintensiva all’Ospedale Cotugno di Napoli.

“Io vivo a Milano – racconta Antonio Palmentieri all’Ansa – e mio padre, pur essendo molto attento con le precauzioni, ha preso il covid. Lui e’ a Casoria e mia sorella lo curava con la terapia del medico di base. Il 10 novembre, pero’, la saturazione e’ scesa a 88, serviva una bombola, mio padre stava male. Mia sorella ha cominciato a cercarla mentre io partivo da Milano. Al mio arrivo ho cercato per un giorno intero le bombole senza risultato. Ne avevamo una scarica, sono anche andato alla ditta per ricaricarla ma mi hanno detto che in tempo di covid non vendono a singole persone, non hanno voluto aiutarmi anche se gli ho detto che mio padre stava male”.

La ricerca dell’ossigeno sui social

A quel punto Antonio decide di usare i social per fare arrivare la sua voce il più lontano possibile: “ Così decido di scrivere su Facebook un post per chiedere aiuto per una bombola, il post viene condiviso da tanti e in meno di due ore ho a disposizione 16 bombole. Sono andato a ritirarne cinque, da una volontaria e poi da farmacie a Salerno, Aversa, Napoli. Per le altre ho girato i contatti a chi aveva il mio stesso problema. Tutti me le hanno date con gentilezza aspettando poi la ricetta del medico: nel mio caso una bombola durava quattro ore e quindi per chi ha una saturazione bassa questo della ricetta e’ un altro problema”.

La cura sbagliata

Il papà però non migliora e i figli chiamano il medico di base che invia loro l’Usca. “Sono venuti due medici molto giovani – spiega Antonio – che dopo la visita hanno sospeso la cura del medico di base eliminando Tiklid, Zitromax e Deltacortene, dandogli delle vitamine, dicendo che si sarebbe ripreso. Il medico di famiglia e’ rimasto sorpreso ma senza quei farmaci mio padre e’ peggiorato. Quando abbiamo chiamato il 118, il medico ha visto la terapia e ha detto che per colpa dei suoi colleghi il virus era nei polmoni”.

La disperata ricerca del plasma

A quel punto comincia la caccia al posto letto: “Il 118 – prosegue Palmentieri – portiamo padre a Villa dei Fiori ad Acerra, ma a struttura è piena. Ci dicono di un posto all’Ospedale del Mare ma una volta arrivati non c’era piu’. E la stessa cosa succede in altri ospedali. A quel punto mia sorella ha chiamato un’ambulanza privata, molto costosa, con cui siamo andati al Cotugno, dove dopo un’attesa mio padre e’ stato ricoverato”. Sabato Palmentieri e’ in terapia sub-intensiva ma non migliora con i farmaci, gli serve il plasma. “Per questo abbiamo lanciato un nuovo appello a chi è guarito per andare a donare, speriamo bene”, conclude il figlio.

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