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Viaggio nella Napoli Liberty, «N’aria ‘e primmavera» per raccontare lo stile floreale al Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli

Cultura
25 Settembre 2020 14:02 Di Cristina Siciliano
5'

Nell’epoca della cautela, in che modo ricorderemo il periodo storico che precede il virus? Come il trionfo della follia e della fisicità, il tempo in cui le cose potevi farle spontaneamente, irresponsabilmente

Ritornano le mostre temporanee alle Gallerie d’Italia dopo il lockdown: si riparte da Palazzo Zevallos Stigliano, a Napoli, con la mostra Napoli Liberty.N’aria ‘e primmavera” concepita e curata da Luisa Martorelli e Fernando Mazzocca.

Un nuovo progetto culturale dedicato al movimento Liberty che pur spaziando in ambiti diversi, dall’architettura alle arti applicate fino alla scultura e alla pittura,  rimane ovunque riconoscibile nella volontà di liberarsi dal passato e in una forte tensione ideale.

Con più di settanta opere, tra dipinti, sculture, gioielli e manifatture varie, la mostra mette in luce la diffusione dello stile modernista e i caratteri originali dell’arte a Napoli nel periodo che va dal 1889 al 1915.

Come scriveva infatti l’architetto Alfredo Melani nel suo articolo L’arte nuova e il cosiddetto stile Liberty:

“L’Arte Nuova vuole delle coscienze libere e degli artisti che pensano e si riscaldano alla fiamma della bellezza […] L’Arte Nuova è poetica e contrapponendosi alla prosa vecchia, riscrive delle cose antiche”.

Insomma una vera ventata di novità – è il caso di dirlo: “n’aria ‘e primavera”! – che soffiò in tutta Italia tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento cambiando profondamente il volto delle città e il gusto di un Paese giovane che aveva conquistato la sua unità da solo 30 anni.

Anche Napoli fu interessata da questi cambiamenti: qui il gusto e l’arte Liberty portarono a uno sviluppo propulsivo sia nelle arti figurative che in quelle industriali.  Pensiamo alla ristrutturazione del cortile centrale di Palazzo Zevallos Stigliano su progetto di Luigi Platania, splendida testimonianza del gusto Floreale nella città partenopea  e all’ascesa di giovani artisti che sulla scia dei movimenti secessionisti di fine secolo diedero luogo alle prime mostre d’avanguardia.

In particolare fu fondamentale la presenza dell’artista Felice Casorati: nonostante un soggiorno in città della durata di appena tre anni, qui il pittore realizzò almeno 38 dipinti,  tra cui alcune opere importanti e recentemente valorizzate, pervasi da una sofferta dimensione introspettiva.

Andando verso un domani complicato, pieno di cautele e di farraginose palle al piede, questa mostra ha lo scopo di presentare il periodo in cui le cose si potevano fare spontaneamente, irresponsabilmente e con quel misto di improvvisazione e sventatezza che fino a poco tempo fa, incarnava i più autentici sprazzi del nostro vivere. Pertanto, questa iniziativa conferma anche il forte legame che unisce la Banca a Napoli: un legame che le Gallerie d’Italia in tredici anni di intensa attività hanno saputo rafforzare, concorrendo ad arricchire l’offerta culturale in città”.

La mostra 
La mostra si apre con una sala dedicata ai dipinti del soggiorno a Napoli di Felice Casorati, che preludono, nelle sale successive, le opere dei protagonisti di quel movimento d’avanguardia, nato a partire dal 1909 per iniziativa di Edgardo Curcio, Francesco Galante, Edoardo Pansini, Raffaele Uccella e Eugenio Viti, insieme agli scultori Costantino Barbella, Filippo Cifariello e Saverio Gatto. Uno spazio rilevante viene riservato alle arti applicate che, durante la stagione del Liberty, si integrano con le arti maggiori in una prospettiva di produzione moderna nella nuova era del consumo.
Anche presso la Scuola d’arte di Sorrento la produzione dei mobili ad intarsio si aggiorna in maniera originale e moderna. In mostra sono presenti due opere di Almerico Gargiulo, un maestro-intagliatore che lavora il legno intarsiato seguendo linee tondeggianti. Saranno esposte anche manifatture di altissimo pregio, nel settore dell’oreficeria preziosa e delle manifatture delle pietre dure (corallo, madreperla e tartaruga), genere in cui Napoli diviene prima in Europa. Qui si potranno ammirare i gioielli di Emanuele Centonze, Gaetano Jacoangeli, Vincenzo Miranda e della Manifattura Ascione famosi in tutta Europa per diademi, spille, fermagli dalle infinite varianti. Sarà rappresentata anche la Scuola del Corallo di Torre del Greco, distintasi per una lavorazione raffinata, eclettica e moderna delle pietre dure, applicata ad oggetti di valore funzionale, molto richiesti dal mercato, quali bottoni, portagioie e pettenesse. In questa sezione è centrale il dipinto Seduzioni (1906), di Vincenzo Migliaro, immagine guida della mostra, il cui soggetto è una vetrina della gioielleria Jacoangeli, dove si scorge una figura femminile che lascia trapelare la sua intensa emotività davanti a quegli oggetti del desiderio.

La mostra si chiude con una sezione dedicata ai manifesti e alla grafica pubblicitaria, in cui Napoli è tra i maggiori centri italiani. Con questo nuovo stile si cerca di allontanare la città di Napoli dagli anni del colera. D’altronde, è pur vero che Napoli si nutre da sempre di amore e di libertà, ma soprattutto, del suo intreccio: “amare è libertà, amare in libertà ma anche amare soprattutto la propria libertà”.

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