Ultimo aggiornamento giovedì, 16 Luglio 2020 - 17:55

Sgarbi espulso dalla Camera, caos in Aula: il deputato trascinato di peso fuori

Politica
25 Giugno 2020 16:31 Di redazione
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Momenti di tensione alla Camera questo giovedì. Sono dovuti intervenire i commessi per costringere Vittorio Sgarbi a lasciare l’Aula della Camera, dopo l’espulsione decisa dalla vicepresidente, Mara Carfagna, che in quel momento presiedeva l’Assemblea. Il critico d’arte infatti non intendeva lasciare l’emiciclo e quindi gli assistenti parlamentari lo hanno portato via a braccia, mentre vari deputati gridavano ‘vergogna, vergogna'”.

Perché Vittorio Sgarbi è stato espulso dall’Aula della Camera

Allo stenografico dell’aula mancano solo i particolari piu’ indecorosi. Se cioe’ Vittorio Sgarbi nel rivolgersi a due colleghe deputate abbia usato, come riferiscono i parlamentari che l’hanno ascoltato espressioni del tipo: “Sai fare solo p…”. “P…ara”. “Tr..”. Il resto, e cioe’ una cronaca da ordinaria follia a Montecitorio, e’ invece certo e asseverato: lo si ritrova vergato nero su bianco nel brogliaccio che traduce e consegna alla storia il racconto di quella che dovrebbe – dovrebbe – essere l’aula piu’ rappresentativa del dibattito pubblico in Italia.

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Quando manca una manciata di minuti alle 14, nel corso delle dichiarazioni di voto sul dl giustizia, Sgarbi dopo aver tuonato contro la “criminalita’ di magistrati che fanno l’opposto del loro lavoro, peggio di criminali”, ricorda le parole di Cossiga contro l’Anm “definita un’associazione mafiosa”. Giusy Bartolozzi di Forza Italia, che oltre a essere deputato di Forza Italia e’ magistrato della corte d’appello di Roma, interviene per esprimere il personale sdegno “da servitore dello stato, da cittadino e da ultimo da politico”. “Sentire le parole dell’onorevole Sgarbi per cui che la magistratura tutta e’ mafiosa mi fa inorridire”. Sgarbi a quel punto si inalbera e comincia a inveire contro la collega e contro la presidenza, retta in quel momento dalla vicepresidente Mara Carfagna. Lo stenografico della Camera recita: “Il deputato SGARBI rivolge ripetuti insulti all’indirizzo della deputata Bartolozzi e della Presidenza”. Prende la parola Michele Bordo, del Pd, per condannare le parole contro i giudici. “Ma va**anculo!”, commenta Sgarbi. La presidente Mara Carfagna e’ irremovibile.

“No, onorevole Sgarbi, lei non puo’ continuare a pronunciare parolacce in quest’Aula. Allora, le chiedo di allontanarsi dall’Aula e chiedo agli assistenti parlamentari la cortesia di eseguire gli ordini della Presidenza”. Applausi, riporta lo stenografico. “Me ne vado da solo!”, risponde Sgarbi mentre Emanuele Fiano rammenta che Sgarbi “ha detto appunto ‘vaffanculo’!”. E Carfagna: “Lo ha detto anche a me…”. A questo punto, scrive ancora il brogliaccio della seduta d’aula, “gli assistenti parlamentari ottemperano all’invito della Presidente. Portano il deputato Sgarbi di peso fuori dall’Aula”. Mentre lascia l’emiciclo preso in consegna dai commessi che lo sollevano dal banco e lo portano di peso lungo le scale quindi in Transatlantico e poi di li’ fino al giardino, ha un ultimo improperio contro la presidente: “Sei una fascista! Fascista!”, le grida,

Il commento di Sgarbi

“Le registrazioni d’Aula non hanno ripreso integralmente cio’ che ho detto alla deputata di Forza Italia Giusi Bartolozzi. Le ho solo evocato il nome di Silvio Berlusconi e dunque per denunciare la sua ipocrisia”, queste le parole di Sgarbi commentando la bagarre di questa mattina in Aula durante un dibattito sui temi della giustizia.

“E per una semplice ragione – ha aggiunto – la Bartolozzi e’ stata candidata in Forza Italia perche’ lo ha chiesto Gaetano Armao, su compagno, anche lui di Forza Italia, attuale assessore nella giunta della Regione Siciliana. Nessuna offesa. La sola, semplice verita’. Capisco che ricordarlo oggi che lei difende, senza alcuna distinzione, la magistratura, crei imbarazzo e susciti isteriche reazioni, anche da parte di chi le offre solidarieta’. Ma non si puo’ difendere astrattamente la magistratura senza ricordare di essere stati candidati dalla vittima piu’ bersagliata della magistratura italiana, Silvio Berlusconi. Se Forza Italia oggi e’ ridotta a numeri di prefisso telefonico e’ anche per questo. Perche’ alle battaglie di principio, com’e’ quella per una magistratura indipendente e non politicizzata, si sono sostituite le battaglie del tornaconto personale”.

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