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Oggi la Chiesa celebra San Luigi Gonzaga Principe, religioso gesuita

Cultura
21 Giugno 2020 09:39 Di Verdiana Perrotta
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LA VITA DEL SANTO

Figlio primogenito di Ferrante Gonzaga, primo marchese di Castiglione delle Stiviere, e di Marta Tana di Chieri, nacque nel castello di famiglia di Castiglione. Fu battezzato il 20 aprile 1568. Primo di otto figli, e quindi erede al titolo di marchese, fin dalla prima infanzia fu educato alla vita militare. All’età di sette anni, tuttavia, avvenne quella che a posteriori Luigi definì la sua “conversione dal mondo a Dio”: sentendosi chiamato a consacrare la propria vita al Signore intensificò la preghiera, recitando ogni giorno in ginocchio i sette Salmi penitenziali e l’Ufficio della Madonna.

Nel 1576, a causa di un’epidemia nel feudo, venne trasferito a Firenze col fratello minore Rodolfo presso il granduca Francesco I de’ Medici. A Firenze, nella basilica della Santissima Annunziata fece voto di perpetua verginità. Tre anni dopo venne poi dislocato alla corte di Mantova, dove rinunciò al titolo di futuro marchese di Castiglione, in favore del fratello Rodolfo. Nel 1580 ricevette la Prima Comunione da Carlo Borromeo in visita nella Diocesi di Brescia). Nel 1581 si recò a Madrid per due anni, come paggio d’onore del principe Diego.

Studiò lettere, scienze e filosofia, lesse testi spirituali e relazioni missionarie, pregò e maturò la sua decisione di farsi gesuita e nonostante l’opposizione del padre inizialmente contrario, all’età di 17 anni entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù a Roma. Studiò teologia e filosofia. A Roma ebbe tra i suoi insegnanti e direttore spirituale San Roberto Bellarmino.

Amato da tutti i sudditi

Nell’autunno del 1585  Luigi, il nobile rampollo primogenito del signore della città Ferrante Gonzaga, promettente per il futuro della dinastia, rinuncia al diritto di successione, in favore di Rodolfo, il secondogenito. La gente diceva:  “Non eravamo degni d’averlo per padrone… egli è un santo e Dio ce lo ha tolto”.

Luigi quindi abbandona ricchezze e glorie per seguire la via del Signore.

Luigi lasciò Roma nel settembre 1589 su richiesta della madre Marta Tana e di Eleonora d’Austria, duchessa di Mantova, e fece ritorno al paese natale per tentare una mediazione sulla questione legata alla successione del marchesato di Solferino, dopo la morte dello zio Orazio Gonzaga, tra il fratello Rodolfo, lo zio Alfonso, marchese di Castel Goffredo e il duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga, che si trovavano in lite per la spartizione del territorio. Il suo intervento si concluse nel febbraio 1590, quando Luigi tornò a Milano per continuare gli studi in attesa di rientrare a Roma, nel maggio dello stesso anno.

Il motto: “Come gli altri”, cioè senza privilegi

Nel 1590/91 una serie di malattie infettive uccisero a Roma migliaia di persone, inclusi i papi. Luigi Gonzaga, insieme a san Camillo de Lellis e ad alcuni confratelli gesuiti, si prodigò intensamente ad assistere i più bisognosi. Malato da tempo, dovette dedicarsi solo ai casi con nessuna evidenza di contagiosità, ma un giorno, trovato in strada un appestato, se lo caricò in spalla e lo portò all’ospedale della Consolazione[3]. Pochi giorni dopo morì, all’età di soli 23 anni. Il suo corpo è tumulato nella chiesa di Sant’Ignazio a Roma, nello splendido altare barocco di Andrea Pozzo e Pierre Legros, mentre il suo cranio è conservato nella basilica a lui intitolata a Castiglione delle Stiviere. La mandibola è custodita nella Chiesa Madre di Rosolini, in provincia di Siracusa.

L’università Gonzaga di Spokane, negli Stati Uniti, è denominata così, proprio in onore del Santo.

San Luigi, protettore degli studenti

Venne beatificato 14 anni più tardi da papa Paolo V il 19 ottobre 1605. Il 31 dicembre 1726 venne canonizzato con un altro gesuita, San Stanislao Kostka, da papa Benedetto XIII. Lo stesso papa lo dichiarò «protettore degli studenti» nel 1729. Nel 1926 fu proclamato patrono della gioventù cattolica da papa Pio XI. Nel 1991 Giovanni Paolo II lo nominò patrono dei malati di AIDS.

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