Ultimo aggiornamento martedì, 31 Marzo 2020 - 22:45

Io “cacciata speciale “ dalla sfilata N.21 di Alessandro Dell’Acqua, napoletano che è divanto un big del made in Italy

Ci sono uffici stampa che sono come la doppia lamina di un rasoio. Viva lo slow fashion di Gilberto Calzolari e il No Waste Couture della Marchisio

Eventi
21 Febbraio 2020 11:50 Di Juanuaria Piromallo
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Cinquanta sfumature di brutte maniere. E meno male, ci voleva un po’ di avventura in questa sonnacchiosa prima giornata della fashion week, ridotta a soli quattro giorni: chi non sfila perché costa troppo, chi se ne va a Parigi, chi scompare e basta. “Questa dice che scrive per il Fatto Quotidiano.it, ma nessuno la conosce”, questa sarei io. Sono dentro lo spazio di N.21, per gentile concessione di un influencer. La biondina dell’ufficio stampa si avvicina e mi chiede di esibire l’invito. Ho scritto tre volte all’ufficio stampa, nessuna risposta. Conosco per davvero Alessandro Dell’Acqua, stesse radici, entrambi napoletani di via Montedidio, la sua famiglia mi è molto cara. “Questa per entrare si è appiccicata a uno…” continua la biondina. Mi fa avvicinare da un tipo grosso e minaccioso: “Lei è un ospite sgradito…“ e mi accompagna alla porta. Mi metto in fila per un posto stand, in gergo vuol dire un last minute in piedi. No, neanche lì, sono ammessa. “Questa è casa mia e se ne deve andare…” il tipo è sgradevolmente insistente nel suo ruolo di buttafuori. Chiedo come si chiama, continua a ringhiare e non lo dice. Io quando parlo e scrivo, ci metto sempre la faccia e la firma. Entra una collega, la mia salvatrice, e mi accompagna backstage a salutare Alessandro. Un abbraccio e un selfie con la global icon Anna Dello Russo. E’ il mio lascia/passare. E’ qui dietro le quinte il vero show, modelle apparecchiate, fashion blogger esagerati, fotografi, click, click, un ultimo colpo di pettine, ancora una nuvola di cipria, prima della passerella. Mi accomodo anche io, per modo di dire, la biondina mi mette in un angolo. Non mi resta che accovacciarmi per terra per godermi gli 8 minuti di sfilata.
Un paio di considerazioni: nutro la massima considerazione per gli uffici stampa, di tutto il mondo, con i quali collaboro da 25 anni. Ognuno fa il suo mestiere. Alla mia richiesta di accredito chi risponde: spiacenti siamo in overbooking, a chi devo esibire la lettera di presentazione del giornale, chi mi invita e basta. Quelli di Giorgio Armani e di Ermanno Scervino, i primi inviti cartacei ad essere spediti, me li sono incorniciati, eh sì. Ma tutti, dico tutti i press office, malgrado la pressione del momento, rispondono con garbo. Ci sono uffici stampa che se la tirano più di Tom Ford, al top della sua popolarità. Ci sono uffici stampa che lavorano con la professionalità di un capo di gabinetto. E altri che sono come la doppia lamina di un rasoio. La scelta di un ufficio stampa è fondamentale per la crescita di un brand, per il suo consolidamento, per una strategia di marketing. Un ufficio stampa che non funziona fa più danni del corona virus. Mi dicono che Dell’Acqua ne abbia cambiati parecchi.
Che il senso della buona educazione sovrasti anche l’agitazione del debutto in passerella, o no? In fondo sono solo abiti e pulloveroni, belli, traforati da spille e da catene, per festeggiare i 10 anni del brand. Applauditi anche dall’archistar Massimiliano Locatelli e Nadine d’Archemont, una che la comunicazione la sa fare. Alessandro, noi ci vediamo alla prossima sfilata, se cambi addetto stampa.
Eco-Glam. La mattinata era cominciata bene, con uno strepitoso Gilberto Calzolari, vincitore del Green Carpet Award come migliore stilista emergente. Quando ha sbalordito il parterre con abiti da sera ricavati da sacchi di juta del caffè e con gonne di sughero.
La moda sostenibile è il suo credo, una slow fashion di risposta al fast fashion ( vedi Zara e H.M). La sua cifra è il upcycling, la ricerca continua di materiali, vinili e neopreni recuperati, un raso semilucido di poliestere riciclato da bottiglie pet, un tulle proveniente dalle reti per l’imballaggio degli agrumi. Dai teli di ombrelli rotti ci fa un pantalone e crea accessori con airbag esplosi e cinture di sicurezze scartate di Volvo Cars che entro il 2025 si impegna che il 50% delle sue autovetture saranno esclusivamente elettriche. E questa è una bella notizia. Ringrazio dal profondo Mina, ufficio stampa efficientissimo, che mi ha inserito veramente last minute in lista blindata.
No Waste Couture. Anche i Tessuti Dimenticati, gli scarti di produzione di aziende tessili, hanno diritto a una seconda vita, lo fa Calzolari e li reinterpreta Francesca Marchisio, altra stilista dall’animo green. I suoi tableaux vivants sono un affresco di funzionalità, reversibilità e libertà ( di movimento). Bella da sembrare una modella, usa la tela dei paracaduti per gonne dai volumi importanti e utilizza scarti di stoffa per fare tanti petali ( lei li chiama patch) da applicare alla gonna longuette. Abiti che vanno al di là della tendenza del momento: “Devono superare la prova del tempo”, dice. Emiliana, diplomata all’Istituto Marangoni di Milano, spazia dall’artigianato etico alla manodopera sartoriale. Teniamola d’occhio, la ragazza ci sorprenderà.

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