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Francesca Bronzi, sopravvissuta alla tragedia di Rigopiano: “Ho tenuto le dita di Stefano sperando fosse ancora vivo”

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16 Gennaio 2020 12:43 Di redazione
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Era il 18 gennaio del 2017 quando una valanga si è abbattuta sull’hotel Rigopiano, uccidendo 29 persone. Tra di loro c’era anche Stefano Feniello, il giovane campano era in vacanza con la fidanzata Francesca Bronzi, quando la neve ha inghiottito tutto. Purtroppo lui è una delle vittime e la compagna, sopravvissuta a quel terribile disastro, oggi racconta quelle 58 ore vissute sepolta, prima che la tirassero fuori.

In un’intervista al Corriere della Sera ha descritto il momento dell’arrivo della valanga, quando era nel salotto dell’albergo con Stefano ed è stata catapultata ad alcuni metri di distanza da dove era seduta. Quel viaggio era stato una sorpresa del suo fidanzato, quando è stata sepolta dalla neve, ha raccontato di aver provato a cercare Stefano con le mani, finché non è riuscita a toccare le sue dita.

Il ragazzo non rispondeva: “Una trave separava me da una coppia, Vincenzo e Giorgia. Eravamo finiti in spazi piccolissimi. Non si riusciva a respirare. Ho chiamato Stefano, all’inizio ho sentito come un lamento, flebile. Poi più nulla. A un certo punto non trovavo un filo d’aria pulita e ho detto: basta non ce la faccio più. Mi sono arresa, ho chiuso gli occhi. Quando li ho riaperti, non c’era più né il caldo né quell’odore. Faceva un gran freddo, avevo addosso soltanto jeans e maglietta. E Stefano niente, non dava segni di vita“.

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Ha spiegato come con gli altri sopravvissuti si siano fatti forza a vicenda in arrivo dei soccorsi: “Ci dicevamo: ora arrivano i soccorsi, ora arrivano. Ma le ore passavano e non sentivamo niente. Vincenzo era vicino alla neve, ogni tanto ne prendeva un pezzetto e ci bagnavamo le labbra, ma era piena di vetri, rami. Io sentivo freddo e a un certo punto ho tirato con la forza il giubbino che era rimasto attaccato alla poltrona. Nella tasca ho trovato la foto di mia nonna, che io adoravo e che era morta tre settimane prima. Io sono credente, ho guardato quella foto e mi sono affidata a Dio. Ho pregato tantissimo. So che lì sotto qualcuno è stato accanto a me a controllare che finisse tutto bene“.

L’ha fatto scrivendolo sulla neve. Eravamo in vacanza in Alto Adige. Lo ha scritto e poi ha tirato fuori da un taschino questo (mostra l’anello diamante che porta al dito). Lo teneva in alto con i guantoni infilati, a momenti lo fa cascare in mezzo alla neve... È stato un giorno di felicità assoluta. Stefano è sempre qui, accanto a me»

Poi sono finalmente arrivati i soccorsi, da quel momento prima che Francesca fosse tirata fuori, sono passate 24 ore: “Abbiamo sentito una voce di un vigile del fuoco che diceva: c’è qualcuno? Ci sentite? Aveva l’accento toscano. Ho cominciato a piangere di gioia. Da quel momento a quando mi hanno tirata fuori sono passate 23 ore. Hanno salvato prima Vincenzo e Giorgia e io pensavo: se succede qualcosa proprio adesso? Una scossa… Quando vedi che ce l’hai quasi fatta diventi impaziente, vuoi uscire. E allora mi sono mossa, non so come mi sono infilata nel triangolino che ci permetteva di comunicare. Mi hanno passato del te, il più buono di tutta la mia vita. Quando sono finalmente riusciti a tirarmi per le spalle ho sentito un dolore allucinante alle gambe che per 58 ore erano rimaste attaccate al mio petto… I vigili del fuoco sono stati eccezionali, gente straordinaria che poi siamo andati a trovare, tutti e tre assieme. Erano Usar toscani («Usar: urban search and rescue», specializzati nel salvataggio sotto le macerie, ndr), con loro mantengo ancora oggi un rapporto bellissimo“.

Soltanto dopo pochi giorni Francesca ha saputo che il suo Stefano non c’era più, era morto in quella valanga, in quella vacanza che sarebbe dovuto essere un momento romantico e si è trasformato in una tragedia.  Il corpo del ragazzo, infatti, è rimasto ancora altri giorni sotto le macerie. Francesca lo pensa continuamente, immagina: “Lui che sorride. La sua voglia di futuro, di famiglia e di bambini. Ricordo la sua grinta, la sua dolcezza, la sua capacità di sorprendermi sempre“. Lei e Stefano si sarebbero dovuti sposare: “L’ha fatto scrivendolo sulla neve. Eravamo in vacanza in Alto Adige. Lo ha scritto e poi ha tirato fuori da un taschino questo (mostra l’anello diamante che porta al dito). Lo teneva in alto con i guantoni infilati, a momenti lo fa cascare in mezzo alla neve… È stato un giorno di felicità assoluta. Stefano è sempre qui, accanto a me“.

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