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Sequestro di persona per un debito, la svolta in Tribunale: “Non centra la camorra”

I fatti sono stati commessi nel febbraio del 2019. Coinvolto un agente della Polizia penitenziaria

Cronaca
14 Gennaio 2020 19:33 Di Andrea Aversa
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Esclusa l’aggravante dell’art 7 dal Giudice per l’udienza preliminare (Gup) Dott. Cananzi presso il Tribunale di Napoli nell’interesse di Salvatore BonavoltaAlberto Sassolino, Roberto Caputo, Alberto Cozzolino, Gennaro Cozzolino, Filomena Cozzolino.

Le difese degli imputati, in particolare di Bonavolta (considerato l’ideatore della condotta criminosa e soggetto legato tramite un parente al clan Mazzarella) difeso dell’avvocato Salvatore D’Antonio, richiedevano l’esclusione dell’aggravante dell’art 7 prospettando che il sequestro di persona non fosse finalizzato ad agevolare il sodalizio criminale ma per motivazioni commerciali.

Il caso è relativo ad un episodio avvenuto nel febbraio del 2019 e risolto da un’operazione lampo dei carabinieri. Un gruppo di uomini si era presentato a Capua sotto l’abitazione della sorella di Rosario Del Vecchio presunto debitore nei confronti di BonavoltaSassolino. L’importo al centro della questione è di 350mila euro. Soldi che, secondo gli inquirenti, sarebbero serviti per acquistare una partita di droga per conto del clan Mazzarella.

Il commando del clan ha rapito il cognato di Del Vecchio per portarlo a San Giovanni a Teduccio, “quartier-generale” dei Mazzarella. Ad incastrare BonavoltaSassolinosarebbe stata la moglie della persona rapita, che avrebbe riconosciuto uno dei due rapinatori, facendo partire le indagini dei carabinieri.

Secondo quanto appreso da VocediNapoli.itBonavolta – invece – avrebbe prestato la cifra in questione (350mila euro ndr.) a Del Vecchio, agente della Polizia penitenziaria in servizio in Lombardia, per l’acquisto di un ristorante. L’uomo avrebbe giustificato la perdita della somma di denaro ricevuta producendo un falso verbale di polizia giudiziaria.

Così, a fronte di una richiesta di anni 20 per tutti gli imputati e grazie all’ottimo lavoro difensivo, il Gup ha escluso l’aggravante, concesso le attenuanti generiche e – solo per Bonavolta – anche quella per il risarcimento del danno, provvedendo a determinare la pena in maniera estremamente inferiore di quanto richiesto dalla Procura.

Comprovata quindi l’estraneità della condotta contestata dal clan Mazzarella, la difesa attende il deposito delle motivazione onde richiedere il proscioglimento del proprio assistito in appello. Per quanto riguarda gli altri imputati, Sassolino – difeso dall’avvocato Salvatore Operetto – grazie all’ottimo lavoro difensivo, ha ottenuto l’esclusione dell’aggravante in contestazione e la pena a 10 anni.

Lo stesso dicasi per Caputo, esclusa l’aggravante di cui all art 7, è stato condannato ad una pena di 10 anni, a cui sono state riconosciute le attenuanti generiche, sempre difeso dall’avvocato Salvatore D’Antonio. Condanna a 13  e 10 di reclusione, rispettivamente, per Gennaro, Alberto e Filomena Cozzolino.

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salvatore bonavolta

Salvatore Bonavolta

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