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“Vieni qui baciami, abbracciami”, gli audio della bimba e del parrocco napoletano: presunti abusi

Cronaca
4 Novembre 2019 13:03 Di redazione
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Presunti abusi sessuali su una minore, quelli di un prete di Qualiano di Napoli (interdetto dal vescovo, incastrato dalle registrazioni fatti dalla sua vittima, una ragazzina di 11 anni. Di sua spontanea volontà la giovanissima decide di registrare tutto per avere delle prove, ma passano mesi prima che possa trovare il coraggio di dire tutto alla sua mamma.

Gli audio, mandati in onda la scorsa sera a Le Iene, provano le molestie di Don Michele Mottola nei confronti della bambina. “Io ti terrei dalla mattina alla sera qua se tua mamma fosse più consenziente”, le dice don Michele, che aggiunge: “Lo sai che ti voglio bene, vuoi un bacino?”. La bimba cerca di fermarlo ma lui la rassicura: “Ma guarda che non c’è nessuno. Hai paura? Abbracciami, baciami”. Nell’audio si sentono sospiri, silenzi, rotti dal lamento della bambina, che dice “basta, basta”. A un certo punto Don Michele le dice: “Prendi questa per asciugarti”.

“Quelle cose che noi facciamo, gradirei non continuare”, gli dice a muso duro ma lui liquida il tutto come “una storiella”. “Così tu mi consideri una specie di malato mentale se mi tratti così”, le dice. “Non vorrei che tu mi vedi come uno che fa violenza ai bambini…” e le dice che sarebbe stata consenziente.

Passano settimane e Marina confessa a Don Michele di aver raccontato di quegli abusi. “Vorrei essere trattata come tutti gli altri bimbi, non pensate che ora vi odio”, gli scrive in un messaggio. Ma lui risponde: “Non dovevi farlo, perché adesso capiranno altre cose. Le cose si metteranno molto male. Vengo a casa tua a parlare con i tuoi genitori”. Il parrocco accusa la bambina di aver mentito: “Tutti i bambini vengono vicino a me, mi danno un bacino e se ne vanno”. E rimprovera Marina: “Le bugie le sai dire. Mi hai capito che le bugie le sai dire? Sei come i kamikaze islamici, buttano una bomba, uccidono la gente e se ne vanno”. E la spaventa: “Il fango va a finire anche su quello che è la famiglia, su di te”.

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