Ultimo aggiornamento venerdì, 19 Luglio 2019 - 23:36

L’indifferenza della mamma e delle maestre del piccolo Giuseppe: “Cinema, risate e fatti nostri”

Il coraggio della figlia più grande: "La mamma non faceva nulla". L'incubo della più piccola: "Piange quando vede il manico della scopa"

Cardito
14 Aprile 2019 21:46 Di redazione
6'

E’ morto tra l’indifferenza di tutti, a cominciare da quella madre che avrebbe dovuto tutelare lui e le altre due figlie e invece ha pensato a nascondere le tracce delle feroci aggressioni che vedevano protagonista il suo nuovo compagno. Proseguendo poi con le maestre di scuola dei bambini, arrivate a fare buon viso a cattivo gioco, facendo finta di non vedere i lividi e i segni delle percosse che Noemi e Giuseppe avevano sempre più spesso quando la mattina arrivavano in classe.

E’ quanto emerge nell’ordinanza che ha portato l’11 aprile scorso anche Valentina Casa, 31 anni, in carcere, due mesi e mezzo dopo quel drammatico 27 gennaio a Cardito (Napoli), quando Tony Essobti Badre, 25enne italo-tunisino, ammazzò di botte, armandosi del manico della scopa, il piccolo Giuseppe, 7 anni, perché aveva danneggiato il letto comprato da pochi giorni, riducendo in gravi condizioni la sorellina più grande di un anno.

E’ proprio il racconto di Noemi, 8 anni, dimessa dopo oltre due settimane di ricovero all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli (dove era arrivata con gravi lesioni al volto e alla testa), è stato di fondamentale importanza per gli investigatori della procura di Napoli nord. Le parole della piccola, ascoltata nei giorni successivi alla tragedia con il supporto di un team di psicologi, hanno aiutato la pm Paola Izzo e gli agenti della Squadra Mobile, diretti da Luigi Rinella (promosso a dirigente superiore e prossimo a lasciare il comando del reparto investigativo della Questura di Napoli), a ricostruire l’orrore quotidiano in cui viveva lei, la vittima Giuseppe e la sorellina più piccola (4 anni).

IL CORAGGIO DELLA PICCOLA – “Sicuro che posso parlare? Non è che mi arrestate? La mamma ci diceva sempre di non parlare, di non dire niente che ci avrebbero arrestato” è iniziato così il racconto di Noemi che poi ha confermato i comportamenti passivi della madre, che durante il periodo di ricovero al Santobono non è mai andata a trovarla: “Lui ci picchiava e lei non faceva niente”.  Poi ha provato a soccorrere Giuseppe in fin di vita sul divano. “Respira, vedrai che ti passa anche questa volta”.

Valentina Casa, arrestata a Massa Lubrense, dove si era tornata a vivere, a casa dei genitori, dopo la morte del figlio, dovrà rispondere di omicidio aggravato dai futili motivi, dalla crudeltà e dall’abuso delle relazioni domestiche nei confronti del figlio, di tentato omicidio aggravato dalle medesime circostanze nei confronti della figlia Noemi e di maltrattamento aggravato nei confronti dei tre figli.

CINEMA E USCITE CON LE AMICHE – Valentina Casa, criticata dai parenti dell’ex marito in occasione dei funerali celebrati a inizio febbraio a Pompei (le immagini del video in alto spiegano meglio la vicenda), una volta tornata nella sua Massalubrense ha provato a iniziare una nuova vita, quasi dimenticando quello che era accaduto appena poche settimane prima. Così pensava ad andare al cinema e a uscire con le amiche, rassicurando chi temeva in un suo gesto estremo: “Non vi preoccupate non mi uccido”. Atteggiamenti apparentemente “normali” ma che nascondevano l’orrore di cui si era resa protagonista insieme al compagno Tony, nato in Italia da papà tunisino e madre italiana.

SANGUE PULITO E CIOCCHE NASCOSTE Secondo l’ipotesi accusatoria, avvalorata dal Gip Antonella Terzi, la donna, venendo meno a un suo preciso dovere, rimaneva inerte mentre il compagno colpiva con efferata violenza i suoi figli: non interveniva a fermare la furia omicida del compagno, non invocava l’aiuto dei vicini, non contattava i servizi di emergenza delle forze dell’ordine. Addirittura ha pulito il sangue uscito dalle ferite dei figli con dei teli lasciati in bagno,  nascosto all’interno della pattumiera le ciocche di capelli strappate dal compagno alla figlia e, all’atto di intervento degli operanti, ha provato a coprire il compagno negando le violenze e supportando la tesi della caduta accidentale dalle scale.

FIGLI VIVEVANO IN PRIGIONE – E’ emerso poi lo stato di abbandono in cui vivevano i tre bambini, ai quali veniva impedito di giocare con i coetanei, restando l’intera giornata chiusi in casa. Inoltre i piccoli apparivano poco curati, completamente abbandonati a sé stessi. La bambina più piccola, che adesso si trova in una struttura protetta insieme alla sorella più grande, “quando vede una scopa, piange e si dispera” raccontano gli assistenti sociali. Reazioni che testimoniano l’orrore e le violenze che erano costretti a subire da Tony, tra l’indifferenza della madre.

L’OMERTA’ DELLE MAESTRE – L’indifferenza contraddistingue anche i vicini di casa, che non hanno mai segnalato nulla, così come da condannare è l’atteggiamento delle maestre dell’Istituto Quasimodo di Crispano. Alcune di loro, immediatamente convocate subito dopo l’omicidio del piccolo Giuseppe, hanno sostenuto di non conoscere la situazione di degrado e violenze in cui vivevano i due figli di Valentina Casa. Addirittura una educatrice, nella sala d’aspetto del Commissariato, non sapendo di essere intercettate si rivolge alla collega ridendo ed esclamando: “Io faccio la faccia di c…”.

La stessa preside dell’Istituto ha convocato un collegio docenti il giorno dopo la morte di Giuseppe, lunedì 28 gennaio. Dieci giorni prima, in una nota, alcune maestre avevano sottolineato i maltrattamenti subiti da Noemi, giunta in classe più volte con il volto tumefatto. Una nota che per il Gip appare debole e tardiva con la dirigente Rosa Esca  che “non riteneva di dare corso alla nota”.  Una nota in cui venivano segnalate le parole della piccola Noemi che riferiva di essere stata aggredita in casa da Tony.

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