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Se il matrimonio di Tony Colombo può provocare un terremoto in città

L'evento ha fatto emergere tutte le contraddizioni di Napoli, insieme all'incapacità e inefficienza gestionale dell'amministrazione comunale

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5 Aprile 2019 10:17 Di Andrea Aversa
6'

Carrozza con cavalli, circensi, banda musicale, limousine, flash mob in piazza del Plebiscito e super ricevimento alla Sonrisa. Coinvolti più quartieri della città, da Secondigliano al centro. Conquista delle testate e dei telegiornali locali e nazionali, fino all’exploit in prima serata su Canale 5 durante la trasmissione condotta da Barbara D’Urso.

Nel mezzo, lo scontro con il Comune di Napoli e cinque agenti della polizia penitenziaria scoperti a suonare nella banda musicale e quindi sospesi. Ecco cosa ha provocato un matrimonio. Un evento, una cerimonia, capace di rubare la scena mediatica a tutto il resto e che ha rivelato molte contraddizioni di questa città.

Napoli non smette mai di stupire. Quello che accade nel capoluogo partenopeo va analizzato con grande attenzione perché spesso dimostra la direzione che poi intraprende l’intero Paese. E quello che è successo negli ultimi giorni, insieme a quello che si è visto e letto in televisione e sui giornali, non ha certo contribuito a descrivere uno scenario positivo relativo alla città.

E non sto parlando dell’aspetto trash della vicenda. O della questione che si è scatenata sul buono o cattivo gusto che avrebbe caratterizzato l’intera cerimonia. Su questo, credo che ognuno di noi deve essere libero di esprimere se stesso e la proprio personalità. Di sicuro non immaginerei così il mio matrimonio. Mai e poi mai penserei di organizzare una cosa del genere.

Ma questa mia opinione non vedo perché debba essere la stessa di Tony ColomboTina Rispoli o di tutte le altre coppie che spendono migliaia e migliaia di euro (anche indebitandosi) per realizzare il matrimonio dei propri sogni. E non c’entra neanche il fatto che la Rispoli sia la vedova di un boss della camorra. La signora è innanzitutto incensurata ma tutto quello che riguarda gli aspetti penali del caso è di competenza della Procura.

Che poi le sue dichiarazioni rivolte al defunto marito Gaetano Marino, “non sapevo fosse un boss della camorra“, abbiano lasciato tutti un pò perplessi, compreso il sottoscritto, è un altro discorso. Certo, è chiaro che grazie a questa cerimonia il fenomeno socio-culturale della canzone neomelodica è stato definitivamente sdoganato. Ma soltanto qualche finto sapientone, arroccato nelle proprie mure di casa, ha potuto far finta che esso non esista o sia minoritario in città. Anzi, tale elemento è parte del tessuto sociale di un’ampia fetta della popolazione napoletana (e non solo).

Dunque, la questione è un’altra e riguarda il degrado civile e politico al quale ci siamo ridotti. Tutti sanno che l’evento ha causato una bufera arrivata fino a palazzo San Giacomo. I commenti di sdegno che sono iniziati a montare dall’opinione pubblica hanno spinto l’assessore Alessandra Clemente prima e il sindaco Luigi De Magistris dopo, a scagliarsi contro il matrimonio e il cattivo gusto (guarda caso) messo in scena dalla coppia Colombo – Rispoli (come se mostrarsi in pubblico con una bandana arancione, urlare ‘Renzi ti devi cagare sotto‘, accettare l’illegalità quotidiana della città e giustificare gli atti di violenza e autoritarismo de centri sociali, sia di buon gusto).

Insomma, negli uffici dell’amministrazione comunale, i nostri governanti si sono svegliati e all’improvviso sono venuti a conoscenza della cerimonia. Sempre all’improvviso, sono venuti a sapere del flash mob in piazza del Plebiscito e – ciliegina sulla torta – hanno scoperto che alcune autorizzazioni necessarie per l’organizzazione dell’evento non erano state concesse.

Così, dopo i commenti di rito impastati di retorica, propaganda e demagogia, è arrivato l’annuncio di una sanzione di circa 30mila euro per il cantante e la sua sposa. Poi la “magia”, la multa si sarebbe ridotta a poche centinaia di euro. Nel frattempo, il sindaco è stato smentito più volte rispetto ai suoi precedenti incontri con Colombo e alle dinamiche organizzative dell’evento.

Infatti, dopo aver fatto uscire il suo nuovo singolo (il giorno dopo il matrimonio), con le immagini prese proprio dal flash mob svoltosi al Plebiscito (con tanto di ringraziamenti finale al comune di Napoli), Tony Colombo ha annunciato in tv dalla D’Urso che le autorizzazioni lui le ha sempre avute ed ha mostrato tutta la documentazione ai telespettatori.

Ma l’apoteosi è stata raggiunta ieri con la richiesta ufficiale da parte del cantante neomelodico di pretendere le scuse pubbliche dal sindaco De Magistris. Ma come è possibile che un primo cittadino possa essere messo sotto scacco da una situazione del genere?

Tony Colombo non ha solo vinto la “sfida” da un punto di vista del marketing (le visualizzazioni su Youtube della sua nuova canzone sono già alle stelle e da giorni non si parla d’altro) ma lo ha fatto anche da quello politico e dialogico. E negli uffici di palazzo San Giacomo? Altro che concerto, tra le scrivanie di sindaco e assessori è andata in scena una farsa che definirla grottesca è poco.

È impensabile che nessun funzionario non sapesse nulla dell’evento. Addirittura, tra le prove mostrate dal cantante, c’è un documento che attesta la volontà di De Magistris di officiare il matrimonio. Agli organi di stampa la comunicazione dell’evento è arrivata più di un mese prima del fatidico “si” pronunciato dalla coppia al Maschio Angioino.

Ma prima di parlare i nostri amministratori hanno verificato le carte di cui erano in possesso? Hanno sondato il campo partendo dal vertice (cioè dal sindaco) fino all’ultimo burocrate (passando per gli assessori competenti), in modo tale da accertare eventuali colpe e responsabilità? No, è evidente. Perché come tutto ciò che accade in questa città, anche il matrimonio di Tony Colombo è stato gestito senza nessun criterio e alcuna logica.

A Napoli è da anni che non abbiamo un’amministrazione. Il sindaco, oltre a capire come sopravvivere ad ogni approvazione del bilancio, da tempo sta verificando quale opportunità politica cogliere, quale poltrona occupare quando non potrà più sedersi su quella di palazzo San Giacomo. E la città si auto governa e si auto gestisce.

Non è necessario essere scienziati per capirlo. Basta farsi una passeggiata in giro e la verità viene a galla. Così come è emersa, grazie al matrimonio di TonyTina tutta l’incapacità e l’inefficienza di questa amministrazione che non è in grado di governare un bel niente. Neanche un matrimonio, figuriamoci una città.

Se il matrimonio di Tony Colombo può provocare un terremoto in città

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