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Gigi D’Alessio ricorda Mario Merola: “Era buono, ma aveva un vizio molto grave”

Spettacolo
23 Febbraio 2019 16:10 Di redazione
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Gigi D’Alessio è stato ospite per essere intervistato a “La Confessione”, trasmissione di Peter Gomez. Il cantautore ha risposto a molte domande del direttore de Il Fatto Quotidiano.

Un’anticipazione dell’intervista, che andrà in onda questa sera:

A Napoli secondo lei bisogna convivere con la camorra?

“Non penso che a Napoli bisogna convivere con la camorra a Napoli, bisogna convivere con tutto, è una città a parte. Se vuoi andare in ospedale a fare le analisi devi sempre dire: ‘Io sono il cugino di quello, il parente di quell’altro’, per passare la fila”.

Lei a un certo punto dice: ‘Alla camorra ho regalato un sacco di canzoni‘. Che cosa vuol dire?

“Sono andato a cantare ai matrimoni di tutti e nemmeno sapevo a volte dove andavo a cantare perché a Napoli vai a cantare dappertutto. Non è che se ti chiama qualcuno gli chiedi: ‘Chi sei? Dammi il certificato penale‘. E poi io ho paura, magari non vai a cantare e che ne sai?”.

Lei ha ricevuto, poi è stato prosciolto, un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Cos’era successo?

“Ero andato a cantare e c’erano delle foto. Quando sono stato dal magistrato loro avevano le loro foto, io ho portato le mie. Ho detto: ‘Questo è Clinton, questo è il Papa’. Purtroppo chi nasce a Napoli va a fare i matrimoni, è un circuito che non esiste in nessun altro posto al mondo”.

Lei è stato pianista di Mario Merola. Ha detto: ‘A Napoli era come duettare con Frank Sinatra’

“Credo che Merola sia il napoletano più famoso al mondo. I suoi film sono stati doppiati anche in africano”

Che uomo era Mario Merola?

“Una persona che ha dovuto interpretare nella vita quello che interpretato nei film… Tutto il contrario. Perché nei film interpretava il ‘mammasantissima’, invece era buono come il pane. Aveva un grande difetto, il vizio del gioco. Giocava tanto e perdeva, nessuno si è mai arricchito con il gioco. La cosa bella, che mi dà onore, è che la salma di Mario ora sta nella mia cappella di famiglia”.

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