Ultimo aggiornamento lunedì, 19 Agosto 2019 - 12:31

Dramma nel carcere di Poggioreale, detenuto muore per febbre alta. Giovane dà fuoco alla cella

Cronaca
11 Febbraio 2019 11:44 Di redazione
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Morire per febbre in carcere. E’ quanto accaduto domenica nel padiglione Milano di Poggioreale dove un detenuto di 34 anni, originario del quartiere Fuorigrotta, è deceduto verosimilmente per infarto. A nulla sono valsi i soccorsi e il tentativo di chiamare i sanitari del 118. A riferire del decesso dell’uomo sono Pietro Ioia, attivista per i diritti dei detenuti, e Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Regione Campania che – in una nota -invita gli organi preposti a verificare se i defibrillatori nel carcere di Poggioreale e anche nel carcere di Secondigliano siano funzionanti: “Lo chiediamo – spiega – perché ci giunge notizia che manchino le placche oppure che sono scadute”. Il detenuto morto a Poggioreale si trovava nel II padiglione Milano. Aveva la febbre molto alta. Le sue condizioni di salute si sono ulteriormente aggravate e il personale medico non ha fatto in tempo a chiamare il 118.

“Il detenuto Claudio Volpe – scrive Ioia su Facebook – accusava da diversi giorni febbre alta e, nonostante le proteste dei compagni di cella, perché non si è intervenuti tempestivamente? Ormai il mostro di cemento produce sempre più morte, malavita e malasanità, un penitenziario costruito più di un secolo fa e andrebbe raso al suolo questa struttura vergognosa per la nostra città”.

LA PROTESTA ALL’ESTERNO DI POGGIOREALE E LE PAROLE DELLA MOGLIE

Sempre nel carcere di Poggioreale, un ragazzo di 21 anni ha prima dato fuoco alla sua cella all’interno del padiglione Avellino, nella cosiddetta sezione “Protetti”, poi dopo essere stato trasferito nel padiglione Livorno si è procurato volontariamente delle ferite sul corpo. “Sono ormai quotidiani gli episodi di autolesionismo nelle carceri, – commenta Ciambriello – casi analoghi si sono verificati in questi giorni a Santa Maria Capua Vetere e nel carcere di Salerno”. Il garante chiede, contestualmente, “un aumento, immediato, del numero di agenti di polizia penitenziaria: di pomeriggio e di notte il personale è ridotto all’osso e un potenziamento del numero di infermieri e medici, soprattutto dopo le 14,30”. Anche per il segretario dell’Uspp, Ciro Auricchio, “il potenziamento del personale non è più procrastinabile: gli agenti ormai lavorano in condizioni di enorme stress, lo denunciamo da anni ma finora non ci è giunta nessuna risposta”.

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