Ultimo aggiornamento sabato, 16 febbraio 2019 - 21:15

Luna Park Juve: plusvalenze, arbitri e stadi vuoti per un finale già scritto

Calcio Napoli
8 Febbraio 2019 19:33 Di redazione
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“Dopo l’entrata a kamikaze di Pjanic è finito il calcio, inutile seguire la serie A perché tanto vinceranno sempre loro”. Amarezza, delusione, rabbia. Sono questi i sentimenti che provano molti tifosi italiani, ma sopratutto napoletani, nel vedere andare le cose sempre allo stesso modo. Calciopoli o meno, lo strapotere della Juventus, in campo e fuori, è disarmante e ha provocato l’allontanamento dalle gradinate da parte degli appassionati.

Il Napoli è secondo in classifica ma conta una media spettatori ridicola. Nemmeno 20mila i tifosi che hanno affollato gli spalti del San Paolo nelle gare casalinghe in questo campionato. Oltre al dominio Juve (“sembra di assistere a un finale già scritto” è il ritornello dei tifosi) c’è chi ha deciso di non andare allo stadio per fare un dispetto ad Aurelio De Laurentiis, uno che nonostante miracoli imprenditoriali e gestionali non riesce proprio ad entrare nel cuore dei napoletani, condannato da quelle sue esternazioni spesso volgari quanto offensive. Un modo di comunicare che, come già rimarcato più volte in passato, fa addirittura passare in secondo piano la scalata del club acquistato nel 2004 dopo il fallimento.

Ma torniamo al favoloso mondo della Juve fatto di campioni in campo, rapporti pochi etici (per essere buoni) con una parte della tifoserie legata alla ‘ndrangheta e le solite, infinite, polemiche arbitrali, che da decenni offuscano le sue vittorie. Dal contatto Ronaldo-Iuliano al gol fantasma di Muntari passando per l’entrata di Pjanic che ha segnato lo scorso campionato così come il tocco di mano “epico” di Bernardeschi a Cagliari o l’intervento di Benatia su Lucas Leiva. Solito ritornello anche con l’avvento del Var, utilizzato poco e male rispetto alla sua reale funzione (facilitare gli arbitri nelle decisioni).

Un mondo diventato ancor più magico con l’arrivo del titolatissimo Cristiano Ronaldo. Un investimento importante che la società bianconera sta provando a recuperare anche facendo affari e plusvalenze con altri club di serie A. Operazioni che, meglio chiarirlo, non riguardano la sola società della famiglia Agnelli ma hanno visto negli anni protagoniste anche le Milanesi e squadre minori. Operazioni “gonfiate” per far quadrare i bilanci e far ritornare i conti al momento giusto. C’è anche chi esagera e viene punito (chiedete al Chievo Verona).

La Juve con le cessioni di Mandragora all’Udinese per 20 milioni (reduce dalla retrocessione in B con il Crotone), Audero alla Sampdoria (obbligo di riscatto di 20 milioni), Favilli al Genoa (obbligo di riscatto 7 milioni) e, probabilmente la più clamorosa, Sturaro al Genoa per una somma totale di 18 milioni di euro (1,5 per il prestito e 16,5 per l’obbligo di riscatto) ha recuperato, con le relative plusvalenze, buona parte dell’investimento fatto per CR7.

Su Sturaro fa sorridere la tempistica dell’obbligo di riscatto, scattato dopo appena due settimane dal suo arrivo nel capoluogo ligure, senza che i tifosi del Grifone lo vedessero scendere in campo. Un record insomma avvenuto “dopo il verificarsi delle condizioni contrattuali inserite nell’accordo” si legge nella nota del club bianconero.

Un’operazione che ha lasciato senza parole anche il profilo tedesco di Transfertmarket che sottolinea come ci ritroviamo di fronte a un  “affare che si può fare solo in Italia. Sa di una manovra per risanare i bilanci della Juventus dopo il trasferimento di Ronaldo” scrive su Facebook Transfertmarket.

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