Ultimo aggiornamento martedì, 23 aprile 2019 - 19:56

Di Maio torna nella sua scuola tra le polemiche: “Non possiamo contestare, ci abbassano i voti”

Politica
4 Febbraio 2019 10:12 Di redazione
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E’ tornato nella scuola dove 13 anni fa conseguì la maturità. Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, nonché capo politico del Movimento 5 Stelle, è arrivato intorno alle 9.30 al Liceo Imbriani di Pomigliano d’Arco, sua città natale, per un convegno dal titolo “Merito e innovazione”.

Dopo le polemiche lanciate dalla studentessa Maurizia Di Buono che su Facebook ha fatto sapere che “non saranno consentite contestazioni e nemmeno interventi, altrimenti ne pagheremo le conseguenze: ci abbassano i voti”, il vicepremier si è detto disponibile ad incontrare gli studenti ed ad ascoltare le loro richieste.

“Credo che sia una delle emozioni più grandi oggi essere qui e parlare a docenti e studenti, anche più del giuramento da Ministro della Repubblica” ha detto Di Maio al suo arrivo dove è stato contestato da un presidio dei Cobas e degli studenti.

Poi si è soffermato con i giornalisti dove ha ribadito che “non è in discussione il Governo. Sono in discussione alcuni temi su cui non siamo mai stati d’accordo. Questo governo deve andare avanti sulle cose su cui siamo d’accordo, tra cui non c’è la Tav in Val di Susa ma altre opere ferroviaria in altre zone dell’Italia, tra cui Matera, capitale della cultura 2019. C’è tanto da fare: reddito cittadinanza, riduzione tasse, taglio parlamentari”.

Questa la denuncia di Maurizia Di Monda, la studentessa rappresentate d’Istituto del liceo Imbriani di Pomigliano:

Lunedì verrà Luigi Di Maio nel mio Liceo, a Pomigliano D’Arco, lo stesso frequentato da lui pochi anni fa.
Faccio politica da quando ho messo piede alla scuola superiore, e avrei avuto piacere a confrontarmi con un ragazzo 14 anni più grande di me che è nientedimeno vice presidente del consiglio dei ministri nonché ministro del lavoro e dello sviluppo economico.
Sia chiaro: non avevo intenzione di insultare il ministro tantomeno mancare di rispetto a nessuno. Non perché si tratti di lui, certo, ma perché rispetto il mio interlocutore indipendentemente da chi esso sia.
La scuola pubblica dovrebbe essere apartitica e non apolitica, invece mi sembra il contrario. Si favorisce un partito all’interno di una scuola PUBBLICA (invitare il capo di un movimento politico sotto elezioni europee, insieme al sottosegretario all’istruzione dello stesso partito, per me si definisce favorire) ma non sono consentite contestazioni e nemmeno semplici interventi da parte degli studenti.
In sostanza ci hanno detto: io invito nella TUA scuola chi dico io, tu ascolti e stai zitto senza fiatare.
Ci hanno impedito di esprimerci, altrimenti ne pagheremo le conseguenze, ci abbassano i voti, dicono.
E le libertà degli studenti? Dov’è il diritto di opinione?

Sono la rappresentante di istituto così come lo era lei tanti anni fa, ministro, e mi sento in parte responsabile di questa iniziativa promossa dalla scuola.
Io vivo la sua stessa scuola, ogni giorno da quattro anni. Non so com’era una quindicina di anni fa, quando la frequentava lei, ora è in condizioni ottimali. Della medaglia però bisogna vedere entrambe le facce. Infatti la nostra sede succursale, che sicuramente non le mostreranno lunedì, non è proprio una scuola in realtà. È un immobile privato per cui la città metropolitana paga 200.000 euro l’anno e nonostante ciò è in condizioni fatiscenti: spesso ci sono infiltrazioni d’acqua, i riscaldamenti sono rotti due giorni su tre, le norme anti incendio non sono tutte rispettate, ma di chi è la colpa se il governo taglia miliardi alla scuola lasciando tutti noi in condizioni sempre più precarie?
Non è un caso unico.
La nostra sede succursale infatti, nonostante sia pietosa, è forse una delle migliori strutture scolastiche nella città di Pomigliano, dove le scuole sono locate in edifici obsoleti.
Perciò la invito, una mattina, a procrastinare i suoi impegni e venire con me a farsi un giro nella sua città. La porto a vedere in che condizioni sono le nostre scuole, gli studenti costretti a fare lezione con le coperte, anche quelli che la scuola, nonostante sia pubblica e idealmente gratuita, non se la possono permettere. Poi le mostrerò gli studenti dei Licei durante le attività alternanza scuola-lavoro; lei che verrà a firmare la proposta di alternanza al MISE forse non sa che molti di noi qui a Pomigliano la facciamo alla Fiat, il grande marchio che licenzia i nostri padri per permettere a noi di essere sfruttati.
Le assicuro ministro che la situazione è questa non solo a Pomigliano, ma nella maggior parte delle scuole della Campania e nel resto di Italia.
Dovreste capire, lei e i suoi colleghi, che telecamere o polizia nelle scuole, come previsto dal decreto Salvini, non bastano per la sicurezza, sono solo strumenti di repressione. Gli studenti che spacciano o commettono reati, andrebbero aiutati. Non rappresentano il vero problema della scuola pubblica: che è invece la vostra indifferenza nei confronti della cultura.
Comunque sia, per fortuna noi studenti a Pomigliano abbiamo la Cittadella scolastica, o meglio dovremmo averla. Forse ne ha sentito parlare. Lei aveva 18 anni quando fu presentato il progetto all’area metropolitana, ma sa, a 14 anni di distanza, ancora non si vede nemmeno un’aula di quel gigantesco progetto. In questi anni stati investiti i milioni e solo poche settimane fa si è dato il via ai lavori, ma dopo tutte le battaglie abbiamo quasi perso le speranze.

Caro Ministro, in tutto questo tempo, con le manifestazioni regionali e nazionali di questo autunno e con il presidio fuori l’ITIS Barsanti il 19 novembre, volevamo solo farle rendere conto che alla scuola pubblica quei soldi tagliate per le vostre politiche, servono. Non solo perché l’edilizia è precaria o per le strutture messe veramente male, ma perché la scuola sta diventando un privilegio di pochi, è sempre più elitaria e limitata a chi se la può permettere.
La stessa scuola è l’unico mezzo che ci rimane per costruirci un futuro. L’istruzione sarà tutto ciò che ci resterà quando saremo obbligati a lasciare i nostri genitori a morire in questa Italia, ormai paese per vecchi, e dovremmo fuggire altrove a cercare un lavoro.

Comunque, caro ministro, vicepremier, ex-alunno, concittadino Di Maio, ci vediamo lunedì a scuola, mi perdonerà se non le parlerò e non le dirò tutto questo di persona ma me l’hanno impedito, dall’alto quelli della sua scuola.

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