Ultimo aggiornamento domenica, 15 Settembre 2019 - 20:12

“Se non paghi, dico tutto a tua moglie”, cliente non regge e si toglie la vita: “lucciola” in manette

Benevento
29 Gennaio 2019 18:32 Di redazione
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“Se non paghi, dico tutto a tua moglie”. Queste le minacce, reiterate, che una “lucciola” fece più volte a un suo cliente tanto da indurlo al suicidio. Un atteggiamento che, stando a quanto emerso dalle indagini, era utilizzato anche con altri avventori.

Nella mattinata odierna i Carabinieri della Compagnia di Ariano Irpino hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare a carico di due persone – una in carcere e un’altra agli arresti domiciliari – emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Benevento, su richiesta di della Procura della Repubblica di Benevento nei confronti di una donna 42enne ed un uomo 63enne.

Nei confronti della donna sono stati acquisiti gravi indizi per i reati di istigazione al suicidio, estorsione consumata e di più estorsioni tentate. L’uomo risponde di favoreggiamento della prostituzione .

Il provvedimento è stato adottato all’esito di accertamenti investigativi avviati a seguito del suicidio, avvenuto in capannone di Ariano Irpino nell’ottobre del 2017, di un uomo “cliente” della donna di nazionalità rumena e ricattato dalla stessa. All’atto del decesso venivano acquisiti riscontri univoci in merito all’istigazione al suicidio a carico della donna. La spregiudicatezza della “lucciola” inducevano il pubblico ministero titolare delle indagini a chiedere e ottenere l’autorizzazione all’intercettazione dell’utenza in suo uso.

In un lasso temporale molto contenuto era possibile acquisire ulteriori riscontri in merito alla medesima condotta posta in essere nei confronti di altri clienti, oltre quello che si era tolto dal vita. Unitamente alle intercettazioni, gli investigatori hanno ascoltato le vittime oltre ad arrestare in flagranza la donna in uno degli episodi a danno dei clienti. Tale arresto, che all’epoca veniva convalidato senza l’accoglimento della richiesta di misura cautelare, con conseguente scarcerazione, costituisce, a seguito dell’attività complessivamente considerata, un valido riscontro probatorio.

Nel corso delle attività investigative si accertava che l’uomo procacciava clienti alla donna. Si è quindi riscontrare il reato di aiuto o istigazione al suicidio, reato per il quale solitamente è quasi impossibile raggiungere un sufficiente livello di riscontro probatorio.

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