Ultimo aggiornamento giovedì, 21 marzo 2019 - 13:38

Carceri, la “guerra tra poveri” che non cambierà il sistema

Lo scontro tra i sindacati della Polizia penitenziaria e l'ex detenuto Pietro Ioia non serve a cambiare l'inefficiente struttura della giustizia

Cronaca
9 Gennaio 2019 18:32 Di Andrea Aversa
5'

La foto che ha mostrato Pietro Ioia attivista per i diritti dei detenuti, nei panni di un agente penitenziario, ha scatenato una furiosa polemica che ha coinvolto i principali sindacati della Polizia penitenziaria, il regista Matteo Garrone e il Ministero della Giustizia.

Il motivo? Garrone sta girando un film a Napoli dal titolo “Nivea” che tratterà anche il tema della vita in carcere. Una piccola parte sarà interpretata proprio da Ioia che da ex detenuto, ironia della sorte, vestirà la divisa di un agente della polizia penitenziaria.

Immediata la reazione del Sindacato autonomo della polizia penitenziaria (Sappe) e del Sindacato polizia penitenziaria (Spp): “Mentre un narcotrafficante fa l’attore a Napoli con la divisa della polizia penitenziaria, non sarebbe mai successo che per interpretare il maresciallo Rocca dei carabinieri venisse scelto nemmeno un ladruncolo qualsiasi. Abbiamo toccato il fondo a testimonianza che il nostro corpo, per effetto di scelte politiche e provvedimenti del Dap e del ministro della giustizia, è considerato di serie z. Da domani, a partire dalle carceri di Abruzzo e Molise, prenderà il via una mobilitazione del sindacato senza precedenti con un tour e sit-in davanti ai principali istituti di pena del paese. Ci fa semplicemente sorridere il tentativo di recuperare credibilità messo in atto dal ministro Bonafede. Rispetto a questa situazione che vede gli agenti di polizia penitenziaria fare le comparse e i detenuti gli attori, noi diciamo basta e chiamiamo i colleghi alla mobilitazione per rifiutare il ruolo di vittima di detenuti-carnefici. Un sussulto di dignità che dobbiamo anche per la memoria di tanti colleghi che si sono tolti la vita non reggendo lo stress di condizioni di lavoro e di vita di gran lunga peggiori dei carcerati. Siamo convinti che a furia di dire bugie e di fare promesse, solo perché il carcere non rientra nel cosiddetto ‘contratto di programma’ tra Lega e Movimento 5 stelle, questi atteggiamenti si ritorceranno come un boomerang contro chi li pratica nel disprezzo dell’impegno, del sacrificio di migliaia di lavoratori in divisa“, ha dichiarato Aldo Di Giacomo, segretario generale del Spp.

Non si è fatta attendere la risposta di Ioia: “Le mie lotte di civiltà e il rispetto per il diritto non vogliono essere spunti per provocare guerre fra poveri, detenuti e guardie penitenziarie. Non ho avuto pregiudizio nell’indossare la vostra uniforme. Chi la infanga è chi usa violenza per imporla e non per chi denuncia gli abusi. Chi denuncia, delegando alla giustizia il compito di stabilire ciò che è giusto o illecito, dimostra senso civile“.

Intanto dagli uffici di via Arenula, sede del Ministero di Grazia e Giustizia, sembrerebbe che il Ministro Alfonso Bonafede non abbia dato molto interesse alla questione e dai suoi collaboratori sarebbe trapelata questa affermazione: “Ci occupiamo di giustizia e non di casting“.

Ecco, tutta la questione è davvero paradossale. In un paese in cui il sistema giustizia è al collasso, i processi durano anni e molti di essi non giungono a sentenza, dove le carceri esplodono e al loro interno sono calpestati i diritti umani, dove il potere giudiziario è molto forte e spesso supplente a quello politico, ci siamo trovati di fronte ad una querelle del genere a causa di un film.

Ed è davvero assurdo che a litigare siano le vittime di questo sistema inefficiente e inefficace, ovvero i detenuti (ex, in questo caso per Ioia) e gli agenti della Polizia penitenziaria. Mentre chi dovrebbe fornire una soluzione, ovvero la politica – quindi l’attuale esecutivo – non solo ha dimostrato una sorta di indifferenza ma si è soltanto impegnata a varare leggi che hanno aumentano e inasprito le pene, che hanno stravolto in peggio il principio della prescrizione e che come obiettivo futuro si è posto quello di costruire più carceri (senza considerare che nel fatidico “contratto” di governo, delle carceri, non si parla neppure).

Dunque, il vero dramma è proprio questo. Sarebbe necessario che l’intera comunità penitenziaria ne prenda coscienza e tutta unita si rivolga agli esponenti del governo giallo – verde affinché le cose cambino sul serio. Del resto i dati parlano chiaro e si basano su studi compiuti dai migliori studiosi del mondo: un sistema penale più leggero, una giustizia che funzioni (garantendo la certezza della pena e del diritto), un carcere efficace e che realmente punti alla riabilitazione del detenuto, fanno risparmiare soldi e risorse contribuendo alla diminuzione della recidiva. Un bene per la società intera, aspetti che anche i media dovrebbero spiegare all’opinione pubblica.

Non è un caso che questi sono stati i pilastri dell’ultima riforma della giustizia varata da Donald Trump e accettata in modo bipartisan dagli esponenti politici americani. Un esempio di civiltà e ragionevolezza che purtroppo è arrivato, come troppe volte accade, da un altro paese. Non siamo neanche più in grado di prendere spunto da ciò che di meglio sta accadendo nel resto del mondo.

Carceri, la "guerra tra poveri" che non cambierà il sistema

Nei riquadri, da sinistra, in alto Pietro Ioia e in basso il ministro Alfonso Bonafede. A destra i simboli del Sappe e del Spp

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