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La camera magmatica del Vesuvio preoccupa, 80% possibilità eruzione in questo secolo

A 8km di profondità il magma è esteso su un'area di 650km quadrati

Area Vesuviana
4 Gennaio 2019 16:47 Di Piero De Cindio
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Tre anni fa, nel 2015, nei laboratori dell’INRSV in America si è giunti ad un risultato storico, ovvero quello di riuscire a misurare in modo preciso una camera magmatica di un vulcano. Attraverso algoritmi e anni di studi e ricerche tutti i parametri di un vulcano vengono immessi in un computer che attraverso un software disegna in modo dettagliatissimo la camera magmatica di un vulcano.

Il Vesuvio è stato il primo vulcano al mondo sottoposto a queste misurazioni cosi all’avanguardia e nel laboratorio americano il grosso elaboratore ha visualizzato nitidamente la camera magmatica che è stata una vera e propria rivelazione.

Da prima c’è stata grande eccitazione perché finalmente si poteva vedere cosa realmente si cela sotto il Vesuvio, poi la gioia per il risultato ottenuto ma via via che la mappa si andava componendo questa ha fatto spazio all’inquietudine per quella immagine ed infine a terrore.

Quella mappa era a malapena immaginabile dagli scienziati e la conclusione alla quale sono arrivati è che il Vesuvio ha una camera magmatica di ben 650km quadrati. Una dimensione enorme ed incredibile anche per gli scienziati e per le ipotesi più pessimistiche, per fare un parallelismo quasi come metà della superficie di una città come New York.

IL VULCANO PIU’ PERICOLOSO DEL MONDO – Certo nel corso di 2000 anni della storia della nostra civiltà il Vesuvio ha avuto moltissime eruzioni anche di piccola intensità, ma la sua vera natura la possono aver conosciuta solo i pompeiani nel 79 d.c. IN Pochi giorni e quella enorme camera magmatica distrusse un intera civiltà, un eruzione così potente che gli intellettuali del tempo restarono stupefatti come Plinio il Vecchio e Diodoro di Sicilia che descrissero la sua forza in alcuni scritti giunti fino a noi.

Il Vesuvio si è formato 25mila anni fa e dall’alto dei suoi 1281 metri domina lo straordinario Golfo di Napoli e da sempre ha mostrato un carattere “aggressivo” manifestandosi come un vulcano esplosivo. Gli studi geologici hanno dimostrato inequivocabilmente che tutta Napoli è stata costruita su residui vulcanici di antiche eruzioni di potenza inimmaginabile.

QUANDO TORNERA’ AD ERUTTARE IL VESUVIO? – L’abusivismo edilizio e la quiescenza del vulcano (circa 60 anni) e quindi la perdita della “memoria storica” hanno portato le zone a ridosso del Vesuvio ad essere abitate da circa 700mila persone. Questo è un numero altissimo e che porterebbe, nel caso di una crisi vulcanica, ad una evacuazione di massa e in tutta urgenza. Ma non è finita qui perché ci sarebbero anche 3 milioni di persone a rischio nel caso in cui l’eruzione prendesse le caratteristiche pliniane o subpliniane.

Attualmente il condotto tra la bocca del vulcano e la camera magmatica è ostruito, gli scienziati parlano di un “tappo” che mantiene il magma prigioniero all’interno della camera che si trova a circa 8km di profondità. Questa però è una situazione che desta notevoli preoccupazioni poiché c’è un aumento di pressione e quando questa diventerà critica si potrebbe frantumare il “tappo” in modo esplosivo creando proprio le condizioni per una eruzione di tipo pliniano o subpliniano.

Il condotto, infatti, è bloccato dal marzo del 1944, anno dell’ultima eruzione del Vesuvio, e questa ostruzione ostacola anche il progressivo rilascio dei gas che permetterebbero di avere una pressione più controllata. Gli scienziati immaginano che la prossima eruzione possa avere vari scenari, il peggiore sarebbe quello tipo di “una pentola a pressione” che lasciata sul fuoco finisce poi per esplodere.

E proprio in questo scenario che più passa del tempo tra un eruzione e un altra e più c’è il rischio che la prossima sia esplosiva e che si trasformi in un vero e proprio cataclisma per tutta l’area con conseguenze a livello planetario. Bisogna ricordarsi, infatti, che nel 79 d.c la colonna di ceneri e lapilli si innalzò per 30 km per poi ricadere su se stessa con colate piroclastiche che trasformarono l’intera area in un vero e proprio inferno dantesco.

Al giorno d’oggi, grazie soprattuto all’esperienza di altre grandi eruzioni come quella del Monte Sant’Elena, i vulcanologi hanno individuato una serie di segni precursori che possono essere molto affidabili come il cambiamento della composizione chimica dei gas, il ringonfiamento, l’aumento della temperatura e dell’accelerazione così come gli spostamenti degli sciami sismici da un area all’altra, nonché i tremori vulcanici a bassa frequenza.

I vulcanologi attraverso ricerche scientifiche hanno anche stabilito che la zona più pericolosa è individuabile in 15 km di diametro dalla base del vulcano ma si è stabilito anche che Napoli è stata più volte colpita da colate piroclastiche di grossa entità e anche che durante l’eruzione del 79 d.c. la temperatura ad Ercolano sali fino a oltre 500 gradi.

Quindi si ritiene che il limite attuale della zona rossa sia insufficiente e alcuni vulcanologi di fama mondiale indicano in 30km la zona a rischio. Le ultime ricerche hanno mostrato che anche partendo da uno scenario minore c’è il serio rischio che una concatenazione di eventi, al momento non ipotizzabili, possa portare ad aver sottostimato le aree a rischio. Molti scienziati di tutto il mondo hanno ormai da tempo lanciato un “allarme Vesuvio” dando la probabilità di una eruzione in questo secolo pari all’80%.

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