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Quando anche la sinistra è fascista e ha vergogna ad ammetterlo

I centri sociali, De Magistris e l'Afro Napoli United. Spesso stare troppo a sinistra ti porta all'estrema destra. Ma ammetterlo è troppo difficile

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16 ottobre 2018 18:12 Di Andrea Aversa
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Il caso relativo a Titti Starita, capitano della squadra femminile dell’Afro Napoli United, è soltanto l’ultimo esempio di quanto l'”intellettualismo” di sinistra sia capace di essere violento quanto quello di destra. La desinenza “ismo” non è scelta a caso, le quattro lettere compongono un termine che rende estremo il significato di una parola. È così per la principale contrapposizione storico – culturale con la quale siamo cresciuti, comunismo – fascismo (e quella più moderna tra garantismo e giustizialismo). È così per le definizioni di liberismocapitalismo, e per un’altro vocabolo di cui si è abusato ampiamente negli ultimi tempi: buonismo.

Gli esempi potrebbero essere tanti altri, ma ci bastano questi per tornare al concetto di “intellettualismo” di sinistra, i cui esponenti hanno sempre creduto di avere una sorta di superiorità del pensiero rispetto a tutti gli altri. O almeno, rispetto a tutti coloro che la pensano diversamente da loro. Questa piaga, coltivata nelle scuole, nelle università e sui media schierati, è giustificata dalla storia, semplicemente perché quest’ultima è scritta dai vincitori.

Di conseguenza la cultura anti fascista è il perno sulla quale è stato ricostruito l’asse socio – culturale del nostro Paese. Peccato che l’ideologia si è impadronita della ragione ed ha creato con gli anni dei veri e propri “mostri” dell’intelletto. Mi viene in mente il buon Marco Pannella quando parlava del “fascismo dell’antifascismo“, frase di una chiarezza impeccabile. Ed ecco che oggi ci troviamo ad avere a che fare con tantissimi anti fascisti più fascisti dei fascisti.

Scusate il gioco di parole ma per essere più esplicito, ho bisogno che qualcuno mi aiuti a risolvere alcuni dubbi amletici. Cosa distingue le truppe di Casapound da quelle dei centri sociali che occupano illegalmente edifici e che mettono a ferro e fuoco i centri delle città dove manifestano e protestano (per cosa, poi non è neanche chiaro)? Cosa li distingue dai fascisti quando bollano come nemico una persona che la pensa diversamente da loro? Cosa distingue un Matteo Salvini da un Luigi De Magistris, quando quest’ultimo ha legittimato il divieto di parola nei confronti del Ministro degli interni in occasione di una sua visita in città? Cosa distingue il governatore Vincenzo De Luca (Partito Democratico) dal Vice premier e segretario del Carroccio, quando fa campagna elettorale sulla “percezione” che abbiamo della sicurezza? Cosa distingue i dirigenti dell’Afro Napoli United dai comuni razzisti, quando è stata emessa un vera e propria “epurazione” da parte loro nei confronti della calciatrice Titti Starita solo perché candidata con un partito politico avverso ai manager del club?

Ve lo dico io, nulla. Non ci sono differenze, o perlomeno ce n’è una soltanto ed è sostanziale: mentre i fascisti sono orgogliosi di esserlo e lo rivendicano, quelli di “sinistra – sinistra” non lo ammettono. Hanno un piccolo problema identitario che li costringe a ripudiare questo loro essere intolleranti e illiberali. Non sanno o fanno finta di non sapere di essere anti democratici e uguali a quelli che “combattono” da almeno 60 anni. Certo, tra le parti possiamo trovare tante dissomiglianze nelle azioni e nel credo politico. Ma nei fatti e nella mentalità sono la stessa identica cosa. L’ultimo caso lampante? La salita al potere del Movimento 5 Stelle che ha nel suo bacino elettorale cittadini delusi dalla sinistra comunista ma che in modo trasversale prende voti anche a destra. E che poi, guarda caso, stringe un’alleanza di governo con un partito di sistema ed espressione della destra più becera, razzista, xenofoba, sovranista e reazionaria: la Lega Nord (io la qualificazione geografica, nonostante gli sforzi propagandistici del leader Salvini, voglio ancora usarla).

È necessario per il bene della sinistra e soprattutto del Paese che molti intellettuali ed esponenti di questo vasto e frammentato schieramento depongano le armi della violenza per prendere quella della non -violenza e della disobbedienza civile importate nel nostro panorama politico – culturale dal Partito Radicale. Ecco, sarebbe importante abbandonare ogni ideologismo, ogni estremismo, a partire dalla comunicazione, per rendere la sinistra liberale, riformista e progressista. Solo così sarà possibile costruire un’alternativa valida a questo governo che è palesemente di destra. A proposito, anche da questo lato si sente la mancanza della parte più moderata, la cara e vecchia destra storica.

Dunque, speriamo di vedere presto svanire il “famoso” detto: “Non fare al prossimo quello che non vorresti che sia fatto a te…ma solo se comunista“. Perché se non sei di “sinistra – sinistra” sei un nemico del popolo e quindi meriti l’espulsione dalla società. In fondo, è quello che tutti i sistemi dittatoriali hanno sistematicamente eseguito nel corso della storia più recente. Ed è quello che li accomuna.

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