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Omicidio Giuseppe Veropalumbo, trovata l’arma che uccise il giovane padre la notte di Capodanno

Cronaca
27 Marzo 2018 13:43 Di redazione
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Dopo 10 anni e la riapertura del caso avvenuta lo scorso gennaio, è stata identificata l’arma, già sequestrata in passato, che ha ucciso il 31 dicembre 2007 Giuseppe Veropalumbo, il carrozziere 3oenne di Torre Annunziata raggiunto in casa da un proiettile vagante esploso durante i festeggiamenti per il nuovo anno.

La polizia, sotto la direzione della procura di Torre Annunziata (Napoli), a seguito di capillari accertamenti tecnici svolti dalla polizia scientifica di Napoli e del locale commissariato, ha verificato senza ombra di dubbio che la pistola semi automatica (calibro 9×21, marca Tanfaglio modello Limited 921), è l’arma che nella notte del 31 dicembre 2007 ha ucciso Giuseppe Veropalumbo. In quella strada, roccaforte del clan Gionta, le forze dell’ordine raccolsero la mattina successiva oltre 100 bossoli.

Giuseppe aveva in braccio la figlioletta di 18 mesi quando venne raggiunto al petto dal proiettile. Inutile la corsa verso l’ospedale di Boscotrecase dove morì poco dopo il suo arrivo. Attraverso l’utilizzo di sofisticate apparecchiature, tra cui un microscopio compratore ad alta definizione (Vision-X), è stato provato che la pistola ha esploso anche altri colpi in direzione del palazzo al civico 16 di corso Vittorio Emanuele III. La ricostruzione delle traiettorie avvenuta con raggi laser e con l’ausilio di un drone, ha consentito agli esperti della balistica di individuare il percorso del proiettile.

Altri frammenti sono stati recuperati, negli ultimi giorni, sulla facciata esterna dell’edificio all’altezza del nono piano, grazie all’intervento dei vigili del fuoco. I riscontri scientifici stanno dando rinnovato impulso alla serrata attività di indagine. Carmela Sermino, vedova di Veropalumbo, contattata da VocediNapoli.it lo scorso gennaio in occasione della riapertura del caso, si era così espressa: “La scientifica ha utilizzato i droni che 10 anni fa non esistevano e nuove tecniche di rilevazione che hanno permesso di ottenere una nuova ricostruzione dei fatti. È troppo tempo che vivo con questo dramma addosso ed oggi posso dire di essere soddisfatta. La mia sete di verità non si è mai placata, so che il percorso sarà lungo, ma sono ottimista ed ho fiducia nel lavoro della giustizia. Grazie alle forze dell’ordine e alla magistratura che non hanno mai smesso di fare il loro lavoro“.

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