Ultimo aggiornamento martedì, 11 dicembre 2018 - 23:15

“Sarri rozzo e scostumato”, l’attacco di “la Repubblica” all’allenatore del Napoli

Il tecnico azzurro è sotto attacco per la frase rivolta alla giornalista Titti Improta di Canale 21

Calcio Napoli
13 marzo 2018 14:26 Di Andrea Aversa
2'

La frase di Maurizio Sarri pronunciata durante il post partita dopo il pareggio in casa con l’Inter, ha scatenato un polverone. Una polemica che si è trasformata in una bufera che ha colpito il tecnico azzurro.

L’allenatore del Napoli è praticamente finito sotto processo per essersi rivolto in modo oggettivamente scorretto nei confronti di Titti Improta, giornalista di Canale 21. Sono state inutili le scuse che Sarri ha fatto alla collega, così come l’atteggiamento “profondamente mortificato” che ha avuto alla fine della conferenza. Giornali e tv si sono scatenati nei suoi confronti.

Il sarrismo è un modo, anzi è un mondo chiuso ai bordi, fa rima con sessismo ma probabilmente stavolta non c’entra. Voleva quasi essere galante, lui, con quel sorriso alla giornalista che ha (il sorriso) un sottofondo aspro e rozzo: radici, origini. Sarri è scostumato perché il suo costume è questo: non solo la tuta perenne, non solo la barba rasposa applicata al viso come una maschera, ma tutto quanto lui è. Dentro parole sbagliate e frasi che sbandano c’è la storia di un uomo: se Maurizio Sarri fosse stato adeguato e non scostumato, al cosiddetto grande calcio sarebbe arrivato prima dei quasi sessant’anni. Forse Sarri un po’ ci marcia, forse anche lui è vittima del suo personaggio e nel teatro del calcio sa che conviene rappresentare una parte ben definita. Poi, però, ce li vedreste Cruyff buonanima o Guardiola, idoli del toscanaccio di Bagnoli, dare (ehm) del frocio a un collega?“, questa è parte dell’articolo pubblicato da la Repubblica.

LEGGI COMMENTI