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Da Dema ai centri sociali, fino al M5S: Napoli è un’avanguardia politica

Dal "Sindaco arancione", all'istituzionalizzazione dei centri sociali, fino ad un'improvvisa e possibile alleanza di Dema con i grillini

Politica
8 marzo 2018 13:14 Di Andrea Aversa
6'

Tutto ha avuto inizio nel 2011 quando è ufficialmente scoppiata la pseudo “rivoluzione” arancione. Infatti, il primo giugno di quell’anno, è diventato sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Il primo vero caso di un ex magistrato che è entrato in politica assumendo un ruolo amministrativo di prim’ordine. In precedenza solo Antonio Di Pietro, dopo l’esperienza e il clamore di mani pulite e aver dismesso la toga da Pm, è riuscito a diventare leader di un partito basato sull’antipolitica e la propaganda giustizialista e antisistema.

La differenza tra i due è però evidente, il protagonismo di Di Pietro ha avuto vita breve e il suo movimento politico l’Italia dei Valori, dopo la stagione dell’Ulivo, è scomparso. Invece De Magistris, non solo è sopravvissuto alle macerie del partito con il quale ha iniziato la sua carriera politica (con l’Idv era diventato anche parlamentare europeo), ma è stato rieletto sindaco nel 2016. Ad oggi il sindaco arancione sta anche strutturando la sua organizzazione politica, Dema, che ha già passato un primo test elettorale alle scorse elezioni amministrative.

In tutto questo la protagonista è la città, Napoli. Il primo territorio nel quale si è concretizzato un sistema amministrativo e di potere basato su quella propaganda antisistema impersonificata dai 5 Stelle poi a livello nazionale. Il capoluogo partenopeo è stato il primo banco di prova di una nuova esperienza politica che ha letteralmente riempito quel vuoto lasciato dai partiti tradizionali. Un vuoto che oggi è diventato una voragine sulla quale è passata lo tsunami grillino.

Peccato però, e di questo bisogna darne atto al sindaco De Magistris, che prima dei pentastellati è stato proprio Giggino ad aver avuto l’intuizione di soddisfare la principale necessità dei cittadini: portare alta la bandiera del cambiamento, mandare a casa i rappresentanti dei vecchi partiti, cavalcare l’antipolitica e rappresentare quell’ideologia sudista da contrapporre al potere del governo centrale di Roma ed a quello della Lega di Salvini al Nord.

Nel mezzo, però, è accaduto un altro fenomeno molto interessante. Sulla spinta del sindaco, a Napoli, si è fatta strada l’idea che una città si può autogovernare, essere “libera” e autonoma, rispetto all’apparato dello Stato e ribellarsi ad esso, identificando in lui ogni male. L’ultimo caso? Il comune è sull’orlo del dissesto finanziario, la colpa è del governo che non ha salvato Napoli e degli amministratori locali del passato che hanno distrutto le finanze comunali. Quelli che oggi siedono sulle poltrone di Palazzo San Giacomo non hanno alcuna responsabilità.

Quest’onda che assomiglia molto a quella della vecchia Lega Nord, ha permesso la nascita di un nuovo centro di potere: quello dei centri sociali, i cosiddetti antagonisti. È pur vero che da anni e in tutta Italia, queste associazioni giovanili di estrema sinistra si sono rese protagoniste di tante iniziative politiche, tra la solidarietà e la violenza. Sono tante le loro sfumature, i pacifisti, gli studenti, i No Tav, i No Global. Ma a Napoli è accaduta una cosa diversa. C’è stata per loro una vera evoluzione: si sono istituzionalizzati. Oltre ad esserci in Consiglio comunale una loro rappresentante, dall’esperienza nell’ex Opg di Materdei, si è sviluppato addirittura un partito: Potere al popolo. Un esempio di come il sindaco abbia spesso dato il suo lasciapassare alle fronde più aggressive? Tollerando e appoggiando la prassi del non voler far parlare gli avversari politici. È accaduto con Salvini, con D’Alema e la Camusso e con De Luca.

Poi c’è la questione degli edifici pubblici abbandonati e “donati” ai centri sociali. Certo in molti casi, proprio come quello dell’ex Opg, si tratta di strutture utilizzare per attività di utilità sociale e che sarebbero state destinate al degrado e all’abbandono. Ma in tanti altri è stato semplicemente consentito ad un gruppo di persone di impossessarsi di un bene pubblico. Niente di più illegale per un’amministrazione che sta gestendo una città indebitata fino al collo. Ed paradossale che a guidarla ci sia un ex magistrato.

Ed oggi, dopo le ultime elezioni, l’ennesimo esempio di come Napoli è sempre stata un avanguardia e un laboratorio politico: il boom del Movimento 5 Stelle. Un exploit mai visto che ha spazzato via quel poco che è rimasto del Partito Democratico e del centrodestra. Con una piccola novità, anche se in piccolissime percentuali, un pò di voti li ha presi anche la Lega di Salvini. In realtà questo voto ha mostrato anche altro. Dall’ultima competizione elettorale è emerso un paese diviso in due, oggi più che mai. Ma non lo è da anni anche questa città, letteralmente spaccata, da una parte il centro e dall’altra la periferia?

Oggi la novità è un possibile asse Dema – Movimento 5 Stelle, una soluzione che potrebbe portare De Magistris alla presidenza della regione Campania. La fine dei dissidi con i grillini è più che fattibile, considerato il nuovo profilo diplomatico del il primo cittadino. Giggino, infatti, dopo il continuo scontro istituzionale, è stato capace di trattare con Roma e il Pd sia per il Patto per Napoli che per l’eventuale spalmadebito per il comune di Napoli. Vedremo come andrà a finire. Ma c’è anche un altro percorso, quello internazionale e che porta ad un’Europa diversa da quella attuale, un’Europa dei popoli. Al di la del fatto che il sindaco dovrebbe spiegare bene cosa significhi questa definizione e farlo senza utilizzare i soliti slogan (perché anche i concetti di “città autonoma e ribelle” sono diventati più grotteschi che politici, viste le numerose strette di mano avute con Renzi prima e Gentiloni poi). E inoltre, qual è la compagnia politica che vorrebbe per costruire quest’immagine d’Europa? Perché l’abbiamo visto simpatizzare con Yanis Varoufakis (ex ministro delle finanze della Grecia) e Jean-Luc Mélenchon (leader della sinistra radicale in Francia) che per il futuro del continente hanno idee molto diverse (e in contro tendenza con l’andamento sia della storia che delle dinamiche globali).

Restiamo in attesa ed aspettiamo. Questa città ha già dimostrato di essere la prima delle rivoluzionarie quando, ad esempio, i suoi cittadini hanno cacciato via gli invasori tedeschi, e la prima tra le reazionarie quando l’attuale sindaco continua a rispolverare il mito di Masaniello, dando forza a movimenti nostalgici come quello Neo Borbonico. Insomma, la Napoli politica ci regalerà sicuramente tante altre emozioni, eventi epocali che nei prossimi anni saranno studiati nei libri di storia e di politologia.

Da Dema a Potere al Popolo, Napoli è un'avanguardia

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