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Napoletani in Messico, confessano gli agenti arrestati: “Li abbiamo venduti”

I tre dispersi dal 31 gennaio sono finiti nelle mani di un potente clan del narcotraffico messicano

Cronaca
4 Marzo 2018 20:27 Di Andrea Aversa
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Venduti al cartello Jalisco Nueva Generation. Questa sarebbe stata la cattiva sorte dei tre napoletani spartiti in Messico da ormai due mesi. A rivelare l’ultima indiscrezione, sono stati in media messicani che a loro volta avrebbero avuto notizie certe da fonti investigative locali.

Raffaele Antonio Russo (padre e figlio) e il cugino Vincenzo Cimmino, sono spariti a Tecalitla nella regione di Jalisco. Le indagini vano avanti senza sosta con la collaborazione delle autorità italiane. Innumerevoli gli appelli che la famiglia ha fatto negli ultimi giorni insieme ad iniziative come la fiaccolata a Napoli di qualche giorno fa.

Le indagini hanno portato all’arresto di quattro agenti di polizia successivamente incriminati per i fatti. Questi ultimi avrebbero fermato i tre napoletani ad una pompa di benzina. In quell’occasione l’ultima comunicazione di Russo con la famiglia via sms. Gli agenti sono stati poi trasferiti forse per evitare complicazioni rispetto all’interferenza della malavita.

Il procuratore capo dell’indagine, Raul Sanchez, ha anche dichiarato che probabilmente i tre napoletani vendevano a pochi soldi generatori e macchine agricole spacciandole per prodotti di alta qualità. Tuttavia, i familiari hanno sempre negato che i tre svolgessero attività illegali in Messico. Adesso, a quanto pare, gli agenti hanno confessato. Se questa ipotesi fosse vera vuol dire che i RussoCimmino sono da tempo nelle mani del narcotraffico.

Napoletani in Messico, confessano gli agenti arrestati: "Li abbiamo venduti"

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