Ultimo aggiornamento lunedì, 11 dicembre 2017 - 21:08

5 dolci particolari napoletani per Natale

Mangiare a Napoli
5 dicembre 2017 17:51 Di Simona Mancini
3'

Con l’avvicinarsi delle feste natalizie la pasticceria napoletana torna prepotentemente alla ribalta. Sulla tavola imbandita faranno bella mostra non solo pandori e panettoni artigianali ma anche struffoli, pastiere, cassatine, torroni…

E quelli tanto amati dai nostri nonni e bisnonni faranno da cornice ai ricchi menù delle feste o verranno volutamente ignorati? Per mantenere viva la tradizione ecco i 5 dolci particolari napoletani per Natale che non possono mancare sulla tavola natalizia.

I mustaccioli

I mustaccioli sono dei biscotti tipici della tradizione napoletana: hanno una forma romboidale e sono ricoperti da una glassa al cioccolato. Il loro nome deriva da mosto, un ingrediente che si aggiunge durante l’impasto per dare un sapore più ricco e deciso, un mix di noce moscata, cannella e chiodi di garofano. A Napoli esistono due varianti: quelli morbidi e quelli duri, ma è solo una questione di gusto non di ingredienti. La morbidezza del dolce dipende, infatti, solo dai tempi di cottura, più stanno in forno più diventano duri.

I susamielli

Con il loro profumo deciso e la caratteristica forma ad S anche i susamielli rientrano tra i dolci tipici napoletani Conosciuti anche con il nome sapienze (nel Seicento le clarisse del Convento di Santa Maria della Sapienza erano specializzate nella loro preparazione) hanno un impasto a base di farina, zucchero, mandorle, miele e spezie. Anticamente venivano preparate tre diverse ricette. Quelli che venivano offerti agli zampognari erano chiamati “Susamielli dello zampognaro ed erano fatti con farina grezza ed ingredienti poveri come le bucce degli agrumi. I “Susamielli del buon cammino  invece erano destinati ai prelati e presentavano un gustoso ripieno di marmellata di amarene. La ricetta destinata ai nobili è quella più diffusa ancora oggi.

Divino amore

Questi deliziosi dolcetti, tipici anch’essi del Natale made in Naples, sono a base di mandorle, zucchero, uova, canditi, confettura alle albicocche e sono poi glassati con una ghiaccia reale di colore rosa. La loro particolare dicitura è legata all’omonimo convento a Spaccanapoli. Le monache del convento Divino Amore crearono questi dolcetti per la madre di Carlo II d’Angiò. E da allora sono immancabili sulle tavole dei napoletani.

I raffioli

I raffiuoli o raffioli napoletani sono piccole monoporzioni di soffice pasta biscotto dalla forma ellittica e ricoperti da un velo di confettura di albicocche, poi glassata. I raffioli devono il loro nome ai ravioli di pasta fresca preparati nel Nord Italia. Infatti fu a loro che si spirarono le monache benedettine del convento di San Gregorio Armeno, quando nel ‘700 diedero vita proprio ai ‘ravioli’ dolci, dal sapore unico e inconfondibile.

Roccocò

Come i raffioli anche  la storia dei roccocò è legata a un convento, quello del Real Convento della Maddalena. Fu qui che nel 1320 si mise per iscritto per la prima volta la ricetta di questi inconfondibili biscotti. Il nome roccocò deriva dal termine francese rocaille che ne sottolinea la sua forma dolce, simile a una conchiglia arrotondata. A Napoli c’è l’usanza di mangiarli a fine pasto, durante tutto il periodo natalizio, ammorbiditi nel vino, nel vermouth o nel marsala. Una piccola sosta prima di ricominciare!

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