Ultimo aggiornamento sabato, 18 novembre 2017 - 18:38

Omicidio Gaetano Marino, il fratello di “McKay” ucciso in costume e ciabatte: presi i killer

Cronaca
14 novembre 2017 14:02 Di redazione
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Fu ucciso con undici colpi d’arma da fuoco mentre si trovava in uno stabilimento balneare di Terracina a godersi gli  ultimi giorni di agosto. Erano da poco passate le 16.30 del 23 agosto 2012 quando Gaetano Marino, fratello del boss Gennaro detto “McKay” (oggi detenuto al 41 bis), padrone delle Case Celesti di Secondigliano, venne ricoperto da una pioggia di piombo mentre in costume e ciabatte passeggiava nei pressi del lido “Il Sirenella”.

GLI ARRESTI – Per quell’omicidio, che rientrava nella terza faida di Scampia tra gli Scissionisti dei Notturno-Abete-Abbinante-Aprea e i girati della Vanella Grassi composti dalle famiglie Magnetti-Petricicone-Accurso e appoggiati dai Marino delle Case Celesti, sono state arrestate quattro persone. L’operazione è stata eseguita alle prime luci dell’alba gli agenti della squadra mobile di Roma e Latina, con la collaborazione del commissariato di Terracina, al termine di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura capitolina. Arrestati Arcangelo Abbinante, 27 anni, in qualità di esecutore materiale; Giuseppe Montanera, 41 anni, perché componente commando; Carmine Rovai, 50 anni, e Salvatore Ciotola, 55 anni, come appoggi logistici.

A sinistra Gaetano Marino, a destra Arcengelo Abbinante

L’AGGUATO – Marino fu freddato da 11 colpi d’arma da fuoco, esplosi da una pistola calibro 9×21. Tre gli trafissero il corpo ed altri 8 furono sparati da distanza ravvicinata. Le indagini hanno accertato che al momento dell’omicidio vi erano una Fiat Grande Punto in doppia fila con a bordo due uomini e poco più avanti una Fiat Punto parcheggiata di traverso in viale Circe in modo tale da non consentire il passaggio. Dalla Grande Punto era sceso l’esecutore materiale dell’omicidio, mentre l’altra auto, dopo la consumazione del delitto, aveva messo in atto una repentina quanto azzardata manovra, danneggiando numerosi ciclomotori, ed era ripartita in direzione Roma. Fu poi ritrovata il giorno dopo, sempre a Terracina, nei pressi dell’abitazione di Carmine Rovai, il quale, pur avendo nella disponibilità il mezzo, lo aveva prestato al suo amico Salvatore Ciotola. Alla luce del fatto che Rovai, Ciotola e il proprietario della Fiat Punto erano legati ai clan di Secondigliano, è stata intrapresa la pista investigativa secondo cui il movente era da inquadrare nella faida tra i clan della zona.

LE PAROLE DEI PENTITI – Le indagini hanno consentito di far emergere evidenti incongruenze con quanto riferito in sede di verbalizzazione e che non lasciavano dubbi circa l’utilizzo della vettura da parte di Ciotola, facendo trasparire la consapevolezza che il 55enne fosse presente sul luogo dell’omicidio. Le dichiarazioni di alcuni pentiti hanno poi rafforzato le tesi investigative e dato manforte agli arresti di oggi. In particolare, l’analisi incrociata degli elementi probatori raccolti ha consentito di sostenere che gli occupanti della Fiat Punto, parcheggiata di traverso in Viale Circe al momento del delitto, fossero proprio Rovai e Ciotola e di individuare in Giuseppe Montanera (referente della famiglia Abete-Notturno) e Arcangelo Abbinante (killer della famiglia Abbinante) coloro che erano a bordo dell’altra autovettura, dalla quale era sceso l’esecutore materiale (Arcangelo Abbinante) che aveva esploso molteplici colpi all’indirizzo di Marino, per poi fuggire unitamente al complice (Giuseppe Montanera).

 

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