Ultimo aggiornamento sabato, 18 novembre 2017 - 18:06

A Napoli il 90% dei soldi falsi: 15 milioni di euro stampati in dieci giorni

Sequestrate  oltre 28 milioni di euro di banconote contraffatte. Arrestate 13 persone

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13 novembre 2017 18:14 Di redazione
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Una recente statistica ha rivelato che in Campania, e più nello specifico a Napoli e provincia, vengono prodotti il 90% degli euro falsi che si trovano nel mondo. Sempre più spesso gli esperti falsari partenopei sono chiamati dalle mafie straniere per consulenze specifiche in giro per l’Europa così come anche dai terroristi dell’Isis.

L’ennesima “banda degli onesti” è stata sgominata dalla Guardia di Finanza di Napoli e dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma nelle scorse ore. Sequestrate  oltre 28 milioni di euro di banconote contraffatte (precisamente 939.775 banconote contraffatte da 10, 20 e 50 euro) e sono stati tratti in arresto in flagranza di reato 13 responsabili (8 ai domiciliari, tre obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e due divieti di dimora) di un’organizzazione attiva tra la Campania e la Romania. Le accuse vanno da associazione per delinquere finalizzata alla produzione e alla commercializzazione di banconote contraffatte.

Le indagini dei finanzieri, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, rientrano in una più ampia e articolata indagine, iniziata nel 2012 che ha permesso di far emergere la costituzione e la piena operatività di un’organizzazione criminale – ramificata sul territorio nazionale ed europeo, con basi operative in Campania e in Romania – dedita prevalentemente alla falsificazione di banconote di euro contraffatte ed alla loro messa in circolazione nel territorio italiano e dell’Unione Europea.

I sofisticati macchinari off set sequestrati nelle stamperie si sono dimostrati altamente performanti e gli accertamenti effettuati sulle banconote hanno permesso di constatarne la pregevole fattura, in grado di ingannare facilmente chiunque ne fosse venuto in possesso. La compagine delinquenziale ruotava attorno alle figure di Giuseppe Angellotti (64enne di Marano di Napoli) e Giovanni Capasso (59enne di Casoria) che avvalendosi di una decennale esperienza nel settore, hanno allestito stamperie clandestine per la produzione di banconote contraffatte euro contraffatte sia in Italia (Torre Annunziata) che all’estero (Romania). Per la predisposizione degli opifici abusivi, l’organizzazione si è avvalsa del contributo essenziale di Aniello Rivieccio (67 anni) e del figlio Michele (39 anni) di Torre del Greco, esperti manutentori di macchinari tipografici professionali (unitamente a Sergio Gargiulo, ‘61enne di Santa Maria Capua Vetere) nonché di appoggi logistici garantiti dalla complicità di Antonio Carillo (46 anni) e della famiglia Visiello (più nel dettaglio, Gennaro Visiello , 71 anni, e i figli Michele, 47 anni, e Santo, 42 anni, tutti di Torre Annunziata e anche finanziatori delle operazioni illecite). Il ruolo di intermediario per lo smercio della valuta contraffatta era svolto invece da Felice Izzo (51enne di Torre Annunziata) che si prodigava nel procacciare clienti interessati nell’acquisto delle banconote falsificate tra i quali spiccavano le posizioni dei fratelli Enrico Cante (49 anni) e Domenico (51 anni) entrambi di Giugliano in Campania.

Il modus operandi utilizzato dalla consorteria criminale consisteva nell’individuare immobili commerciali riconducibili a soggetti privi di pregiudizi penali specifici per contraffazione di banconote che davano la loro disponibilità a modificare strutturalmente i locali, ricavando al loro interno aree opportunamente occultate grazie alla predisposizione di pareti amovibili. Una volta impiantato in tutta sicurezza l’opificio clandestino, attraverso la messa in funzione dei relativi macchinari (prevalentemente macchine da stampa offset professionali), l’organizzazione iniziava la produzione di banconote contraffatte per un brevissimo lasso temporale (circa 10-15 giorni nell’arco dei quali potevano stampare oltre 15 milioni di euro falsi) per poi interrompere le operazioni e, in taluni casi, trasferire del tutto le illecite attività in altri luoghi già preventivamente individuati.

 

Il sodalizio criminale si era evoluto stringendo accordi con soggetti italiani (di origine campana) residenti in Romania, titolari di regolari attività tipografiche in quello Stato, delocalizzando la produzione di banconote contraffatte in territorio estero ed utilizzando le medesime strategie operative legate all’occultamento dei macchinari. E proprio in quest’ultimo Paese (in particolare, nella città di Oradea) – ove, per garantire l’alta qualità della falsificazione, si sono trasferiti gli esperti tipografi napoletani, Capasso e Angellotti, per oltre sei mesi – a seguito di un’attività di osservazione transfrontaliera effettuata da militari della Guardia di Finanza, con la collaborazione della polizia nazionale della Romania, stimolata dai servizi di cooperazione INTERPOL e EUROPOL, è stato individuato l’opificio riconducibile al gruppo criminale campano.

Dopo le conferme pervenute da sequestri operati in Italia a carico di taluni corrieri di valuta contraffatta veniva dato l’input all’organo collaterale della Romania per eseguire la perquisizione nel sito precedentemente individuato, nel corso della quale venivano rinvenuti oltre 13 milioni di euro in banconote false da 50 euro pronte per inondare il mercato europeo. La consorteria, benché avesse come “core business” la falsificazione monetaria, non disdegnava il compimento di altri reati, come ad esempio la detenzione illegale di armi, la contraffazione delle tessere personali di riconoscimento delle Forze dell’Ordine, nonché la falsificazione di passaporti e permessi di soggiorno.

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