Ultimo aggiornamento giovedì, 19 ottobre 2017 - 18:19

La storia di “El Chapo” Guzmán: la clamorosa fuga dal carcere e il libro di Saviano trovato nel covo

Cronaca
11 ottobre 2017 19:06 Di redazione
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Seconda puntata di “Kings of Crime” con Roberto Saviano che mercoledì 11 ottobre, in onda Nove, raccontarà la storia di Joaquín Archivaldo Guzmán Loera, in arte El Chapo, capo del cartello messicano di Sinaloa, diventato negli anni ’90 e 2000 leader del traffico internazionali di stupefacenti, soprattutto negli Stati Uniti. Dopo il boss di Scampia e Secondigliano, Paolo Di Lauro, la cui storia è stata raccontata nella prima puntata, il giornalista napoletano si sofferma con gli studenti dell’Università di Bologna sul narcotrafficante messicano evaso per ben due volte dalle carceri di massima sicurezza. El Chapo è un criminale che negli anni ha accumulato un patrimonio di oltre 14 miliardi di dollari.

Arrestato il 9 giugno 1993, nel Chiapas, con l’accusa di omicidio e traffico di droga, El Chapo è riuscito ad evadere una prima volta dalla prigione di Guadalajara nel 2001 corrompendo delle guardie carcerarie. Dopo la fuga consolida il suo potere, fino a soppiantare i trafficanti colombiani e a diventare il più potente signore della droga messicano, in grado di controllare il commercio di cocaina dalla Colombia agli Usa. Arrestato per la seconda volta nella notte tra il 21 e il 22 febbraio 2014 in un hotel di Mazatlán, sulla costa pacifica del Messico, durante un blitz incruento delle autorità messicane coadiuvate dai servizi segreti statunitensi. El Chapo viene condotto nel carcere di massima sicurezza Centro Federal de Readaptación Social Número 1 “Altiplano”.

Qui evade l’11 luglio 2015 in modo clamoroso, approfittando dell’assenza di telecamere nell’area della prigione riservata alle docce. Non vedendolo tornare, gli agenti penitenziari vanno a controllare cosa fosse accaduto non trovando nessuna traccia di Guzmán ma solo un buco nel pavimento largo circa 50 centimetri e profondo una decina di metri. Un buco ricavato in precedenza grazie a una rete di complici. El Chapo ha attraversato quel primo tunnel scendendo da alcune scale a pioli che gli hanno permesso di raggiungere un secondo percorso, costruito in orizzontale, largo circa 70 centimetri e alto 1 metro e 70 centimetri, abbastanza perché Guzmán – “il piccolo” – potesse percorrerlo in tutta comodità. Il tunnel principale che Guzmán ha usato per la sua fuga è lungo circa un chilometro e mezzo ed è provvisto di ventilazione e illuminazione. Guzmán non ha nemmeno dovuto percorrerlo a piedi: chi ha costruito quel tunnel ha lasciato a Guzmán quella che i siti d’informazione statunitensi definiscono una “motocicletta su rotaie”, che Guzmán ha usato per uscire rapidamente dal tunnel.

Una fuga che creò scalpore e spinse le autorità messicane e statunitensi a una caccia senza tregua. Il narcotrafficante è stato così intercettato e arrestato per la terza volta a Los Mochis l’8 gennaio 2016, mentre era in contatto con l’attore Sean Penn per girare il film sulla sua vita, così come confermato, con un messaggio su Twitter, dal presidente messicano Enrique Peña Nieto. Dopo essere stato rinchiuso nei penitenziari di massima sicurezza el Altiplano vicino a Città del Messico e poi a Ciudad Juarez, in coincidenza con l’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, il Messico ne ha ordinato l’estradizione negli Stati Uniti all’interno del supercarcere di New York Metropolitan Correctional Centre il 20 gennaio 2017, dove non dovrebbe per ora rischiare la pena di morte per i numerosi crimini legati al narcotraffico di cui è accusato.

Durante la caccia spietata a Guzmán, in uno dei suoi nascondigli la polizia ha trovato il 6 ottobre del 2015 alcuni effetti personali del narcotrafficante messicano, dileguatosi probabilmente in seguito a una soffiata poche ore prima dell’arrivo degli agenti. Tra gli effetti personali anche il libro di Roberto Saviano “ZeroZeroZero”. Questa la reazione dello stesso Saviano:

“Mi chiamano a tarda notte e mi avvertono: hanno trovato ZeroZeroZero, il tuo libro, nel covo del Chapo. Non ci credo. Mi inviano il video girato dai marines messicani e lo vedo: ZeroZeroZero sul letto del Chapo. Mi sembra di tornare indietro nel tempo quando trovarono Gomorra nel covo di Michele Zagaria, boss del casalesi. E prima ancora nel rifugio di Francesco Barbato, capo casalese di nuova generazione. Bunker, abitazioni squallide, dove i boss vivono come topi e dove provano a capire cosa si scrive su di loro”.

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