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La città piange “Pupetta”, dolore per la scomparsa della “mamma dei napoletani”

Rir’ ‘e pigliammace nu’ cafè, ‘o tiemp’ nun se spreca pe’ chiagnere”!” (“Ridi e prendiamoci un caffè, il tempo non si spreca per piangere”). Così rispondeva a chi gli chiedeva della sua malattia Elisabetta Di Stadio, 59 anni, da tutti conosciuta come “Pupetta“, la donna residente nel quartiere di Miano, zona a nord di Napoli, venuta a mancare la settimana scorsa dopo aver combattuto a lungo contro un aneurisma cerebrale.

In tanti si sono radunati lunedì scorso per dare l’ultimo saluto a “Pupetta”, considerata la “mamma dei napoletani”. Tantissimi i messaggi di cordoglio per la donna venuta a mancare dopo una lunga agonia iniziata la sera del 24 luglio in seguito a una profonda emorragia cerebrale provocata dalla rottura dell’aneurisma. Operata d’urgenza all’ospedale Cardarelli di Napoli, il cuore di  “Pupetta” ha smesso di battere dopo due mesi e mezzo in stato di coma. Per oltre 24 anni ha lottato con tutte le sue forze contro l’aneurisma cerebrale, una patologia ancora molto sconosciuta tra le persone, e soprattutto tra i giovani.

Durante tutti questi anni non ha mai avuto paura di affrontare la sua battaglia neanche quando alcuni anni fa venne a conoscenza di altri aneurismi che potessero rompersi da un momento all’altro. Tante volte le persone che la incontravano le chiedevano della sua situazione, ma le sue risposte erano più o meno sempre le stesse: sorrideva a tutti e li invitata a prendere un caffè e a lasciar perdere i piagnistei.

Madre di ben sei figli, e sempre sostenuta dal marito, “Pupetta” a Miano era considerata quasi un’istituzione. Spesso aiutava anche tanti ragazzi di un quartiere difficile con dei piccoli gesti di umiltà e generosità. “Pupetta” ha sempre creduto nei giovani, ha sempre sostenuto i più deboli.  Era un vulcano di emozioni. Amava sorridere, amava scherzare e soprattutto amava la musica. Portava allegria in qualsiasi posto in cui andava. Dove c’era “Pupetta”, c’era aria di festa. Ricordata da tutti per la sua smorfia personalizzata: una napoletana dentro, il suo linguaggio era poesia tra detti antichi e significativi. Incoraggiava chiunque. Amava le vie della città e salutava chiunque le incrociasse lo sguardo. Amava il cibo partenopeo, tra ragù e zuppa di cozze. L’ultima cosa che ha gustato il suo palato è stata proprio la pizza.

“In altri casi si potrebbe dire come “Pupetta” non ce l’abbia fatta a vincere la battaglia più importante della sua vita – ci scrive Toty, uno dei figli di Elisabetta – , ma paradossalmente la sua guerra l’ha vinta con l’amore che ha lasciato nel suo quartiere e tra noi in famiglia”. Durante l’ultimo saluto in chiesa, Toty ha ricordato la madre così: “Per Napoli e per tutti coloro che la conoscevano, “Pupetta” ha dimostrato di essere la “regina del sorriso”. Vivrà per sempre e la gioia che lei emanava non potrà mai andare via, il suo sorriso riempirà il nostro tempo”. Ricordo condiviso dallo stesso parroco della chiesa. Lo stesso parroco della chiesa Sant’Alfonso e San Gerardo di Miano, l’ha ricordata come una donna speciale, augurandosi incontrare sempre di più persone come mia madre”.