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Sarri, la clausola e il futuro: “Non ci penso, sono legato alla città ma le cose prima o poi finiscono”

Puntuale, inizia il tormentone sulla clausola prevista nel contratto del tecnico toscano

Calcio Napoli
9 ottobre 2017 12:00 Di redazione
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Essere primi “è una sensazione piacevole ma lo scudetto si deciderà più avanti”. In una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, Maurizio Sarri vede sempre la Juventus favorita per la conquista del titolo (“E’ la più forte degli ultimi 7-8 anni, ha un organico di grande qualità insieme a un allenatore straordinario”) e parla anche del suo contratto con il Napoli, in scadenza tra tre anni ma con una clausola d’uscita di 8 milioni di euro alla fine di questa stagione.

Aurelio De Laurentiis e Maurizio Sarri, nessuna cena dopo Roma-Napoli“C’è una clausola che permette soluzioni alternative a me e alla società. In questo momento, però, è l’ultimo dei miei pensieri. Mi sento legatissimo a questa città e a questo gruppo, poi so che le cose a un certo punto finiscono in modo naturale”.  Sarri rimanda dunque il discorso a fine stagione consapevole che il presente è molto più importante del futuro. Il Napoli sta realizzando qualcosa di importante, sta portando a compimento un percorso iniziato tre anni fa con l’arrivo del tecnico toscano e parlare già da ora di un suo possibile addio è assai prematuro anche se – è giusto sottolinearlo – difficilmente verrà archiviato dai media.

Ci sono tante valutazioni da fare sulla clausola – aggiunge Sarri -, è bilaterale, non è solo dalla mia parte“. Parole queste che arrivano pochi giorni la rumorosa intervista di De Laurentiis che terrebbe l’ex allenatore dell’Empoli per altri  “dieci anni, ma se dovesse decidere di andar via me ne farò una ragione. Ne troveremo un altro come lui”. Insomma il tormentone sul futuro di Sarri è destinato a durare a lungo ma fa bene in questo caso lo stesso allenatore a concentrarsi sul presente e a provare a vincere finalmente un titolo (Baratterebbe il vizio del fumo con lo scudetto? “A me piacerebbe vincerlo fumando”).

Proprio i titoli fanno la differenza nel paragone con Sacchi. Qui un umilissimo Sarri risponde in modo appropriato: “Per me il paragone è un insulto per Arrigo. Lui ha vinto tanto, io niente. La mia è un’innovazione parziale, la sua è stata totale, quindi è un accostamento per me gratificante ma non penso sia possibile in generale”.

Sarri indica poi in Giampaolo l’allenatore che più gli somiglia: “Interpreta il calcio alla mia maniera e fa cose importanti”. Sull’avvento del Var invece nutre qualche dubbio: “Toglie spontaneità e entusiasmo. Segni, ma l’esultanza è più contenuta perché non sai se il gol viene convalidato. Sarei per un uso moderato”.

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