Ultimo aggiornamento giovedì, 17 agosto 2017 - 21:53

L’orologio di Piazza Dante a Napoli e l’equazione del tempo

Cultura
3 agosto 2017 16:30 Di alessia mancini
5'

Quando non sappiamo l’ora precisa, ci basta uno sguardo su internet per venirne a conoscenza. “Guardo su internet così non mi sbaglio”: questo pensiamo, giudicando gli innumerevoli siti sul tema, o la capacità dei nostri computer di regolarsi automaticamente sulla perfetta ora solare o legale, impeccabili. E invece non è così. L’ora precisa è in grado di indicarla un solo orologio in tutta Europa, quello incastonato sulla torre del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele.

Frutto di complicati calcoli dei computer moderni, in grado di restituire risultati precisi al millisecondo? Certo che no. Quando fu ideato e costruito i computer non esistevano nemmeno nella mente dei più arditi precursori dei tempi. Era il lontano 1853 quando questo strano doppio orologio venne issato sulla torre in Piazza Dante. Allora la piazza era ben diversa da com’è oggi: qui si svolgeva infatti uno dei Mercati più famosi di Napoli, secondo solo a quello in Piazza Mercato.

Allora, come oggi per chi non sa, la curiosità fu tanta: perchè due quadranti per un solo orologio? Perché quest’orologio è speciale: è in grado di indicare con assoluta precisione lo zenit, il punto in cui il sole risulta più alto alla nostra vista. E’ in grado di rilevare, insomma, l’esatto momento in cui scatta mezzogiorno. Si potrebbe obiettare che qualsiasi orologio è in grado di farlo.

Certo, su qualsiasi orologio le lancette passano per il numero 12, ma forse non tutti sanno che quella è solo un’approssimazione, una semplificazione. L’orologio in Piazza Dante a Napoli non ci dice semplicemente l’ora, ma ci riferisce con precisione e sicurezza la cosiddetta “equazione del tempo”.

Il discorso sembra complicarsi, ma in fin dei conti è molto semplice. Le giornate fatte di 24 ore esatte sono una pia illusione. Il giorno solare ha in realtà una durata variabile, le cui piccole differenze tra un giorno e l’altro dipendono da un’orbita che non è né eclittica, né costante. Il giorno di 24 ore, come noi lo conosciamo, è un artificio che si basa sulla media dei valori registrati. Il nostro giorno solare fisso di 24 ore è in realtà una media matematica di tutti i giorni solari (differenti tra loro).

Quando i nostri orologi segnano mezzogiorno, il sole potrebbe in realtà non essere ancora arrivato nel punto più alto del suo arco, lo zenith, e tardare di qualche minuto. O potrebbe già esservi arrivato qualche minuto prima. L’orologio piazzato sulla torre del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele fa proprio questo: ci dice di quanti minuti i nostri orologi stanno anticipando o posticipando il reale “mezzogiorno”.

Per farlo si serve di due quadranti. Il primo, quello superiore, il più grande, è in tutto e per tutto un orologio analogico, che segna l’ora come tutti i nostri orologi, basandosi sul “Sole medio”. L’orologio inferiore è più piccolo, e a ben guardare, non è affatto un orologio. Si tratta di una freccia che indica valori negativi o positivi, che si discostano dallo zero centrale di quindici punti l’uno.

Quei punti sono in realtà minuti. Se la lancetta indica uno dei 15 numeri a sinistra, significa che l’orologio è in ritardo, rispetto al sole reale, di tot minuti. Se la lancetta indica uno dei 15 numeri a destra, significa l’esatto contrario: il sole è più a est di quanto l’orologio superiore indichi, e ci metterà quindi qualche minuto in più per arrivare allo zenith.

Agli amanti della precisione farà però piacere sapere che quattro volte all’anno i nostri orologi segneranno l’ora esatta, quella determinata dal sole, e non dalle convenzioni che per praticità ci siamo dati. Il “miracolo” accadrà ogni 15 Aprile, 15 Giugno, 1 Settembre, e tenetevi forte, 25 Dicembre.

Agli stessi che avranno apprezzato questi giorni di ordine cosmico ritrovato, e non solo a loro, non sembrerà vero che ci sono giorni dell’anno in cui ci si discosta dall’ora reale fino a 16 minuti. Accade il 12 Febbraio, 15 Maggio, 27 Luglio, e il 3 Novembre. L’orologio di Piazza Dante, rivelando in ogni istante il discostarsi delle nostre certezze temporali dalla realtà, ci dice costantemente di quanto ci stiamo sbagliando.

Se non ci fosse stato l’orologio sulla torre del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele, sapete come altro avremmo potuto fare per star dietro alle bizze congiunte di Terra, Sole, Ellissi, Parabole e quant’altro? Continuando ad utilizzare le meridiane. Si, quelle semplici linee tracciate a terra o sulle torri, quel piccolo palo conficcato nella superficie, quell’ombra che si spostava insieme al sole: loro sì, a mezzogiorno tagliavano la giornata in due.

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