A Napoli, così come in molte altre zone d’Italia, esiste quello che a tutti gli effetti potrebbe essere considerato uno sport nazionale, amato sia dagli uomini che dalle donne. Nel capoluogo campano viene definito ‘a cufecchia e sta ad indicare la cattiva abitudine di chi proprio non riesce a fare a meno di interessarsi delle faccende altrui mettendo bocca anche laddove non dovrebbe. Ed ecco che una notizia di poco conto si trasforma, come per incanto, in una tragedia capace di sollevare polemiche e chiacchiericci tali da trascinarsi per un intero anno. Niente di più semplice.

Bastano infatti due persone con tanta voglia di parlottare alle spalle altrui per dare il via alla più classica delle cufecchie! E’ sufficiente spettegolare a bassa voce, ed il gioco è fatto. Sebbene si tratti di un’attività in uso anche nei tempi moderni, va sottolineato che l’origine della terminologia usata per descriverla è piuttosto antica. Carlo Iandolo, un grande studioso della lingua napoletana, sosteneva, infatti, che il vocabolo potesse essere fatto risalire alla lingua greca, nello specifico all’aggettivo kóbalos.
La qualificazione tradotta letteralmente indicherebbe sostantivi per nulla amabili come, ad esempio, furbo e imbroglione sino ad arrivare addirittura ad abbracciare verbi dello stesso tenore significativo, se non peggiore. Ingannare, beffare, raggirare e burlare sono solo un esempio eppure rendono totalmente l’idea delle conseguenze che la semplice attività di ‘staje facenno ‘e cufecchie‘ potrebbe comportare. Insomma spettegolare non è mai stata un’azione di cui vantarsi. Oggi più che mai.
Va però sottolineato che, almeno nei tempi moderni. la ‘cofecchia‘ ha perso la sua accezione negativa trasformandosi semplicemente in un’attività di pettegolezzo effettuata però con quel tocco di cazzimma che, almeno a Napoli, non guasta mai. Volendo con questa espressione partenopea si potrebbe altre sì indicare un flirt intrapreso con una persona diversa dall’amato ufficiale. Si tratterebbe pur sempre di un imbroglio perpetrato ai danni di chi ci ha donato il cuore e la propria fiducia. Un’azione, in fondo, davvero imperdonabile.
