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Palazzo Spinelli di Laurino a Napoli: il fantasma di via dei Tribunali

Che Napoli sia una città esoterica è noto al mondo intero. I luoghi che intrigano la mente degli appassionati di mistero e magia abbondano. Una delle leggende più affascinanti della nostra città risieda in via Tribunali al civico 362, precisamente a Palazzo Spinelli di Laurino, di fronte alla storica pizzeria gestita da Gino Sorbillo. L’edificio fu costruito nel XV secolo e conserva al suo interno un particolare unico: il cortile a pianta ellittica. Unico perché tutti i cortili (‘o luogo si dice in dialetto) dei palazzi partenopei possiedono forma circolare o rettangolare.

Gli Spinelli entrarono in possesso dei locali nel 1700 e avviarono la ristrutturazione del Palazzo coadiuvati dal famoso architetto Ferdinando Sanfelice. Oltre al cortile ellittico che custodisce due busti di epoca romana, l’atrio di Palazzo Spinelli è introdotto da una splendida scalinata a doppia rampa che porta ai piani nobili dello stabile. L’edificio fu reso memorabile nella seconda metà del novecento grazia alla settimana arte. Il cinema ha infatti usato questo intrigante luogo per diversi film: da “Giallo napoletano” di Sergio Corbucci (1979) a “La Pelle” di Liliana Cavani (1981), tratto dal romanzo omonimo di Curzio Malaparte. Ma la pellicola che ha dato più lustro al palazzo è stata sicuramente “Maccheroni” di Ettore Scola (1985). I protagonisti che si aggirano nella via Tribunali degli anni ’80 sono Marcello Mastroianni (innamoratissimo di Napoli e storico collaboratore del regista partenopeo) e addirittura Jack Lemmon (icone hollywoodiana che tutti conoscerete per la sua interpretazione insieme a Walter Matthau  in “La strana coppia”).

Palazzo Spinelli: la leggenda del fantasma di una donna che vive ancora tra quelle mura

Ma c’è di più. Un alone di mistero e tensione si percepisce appena varcato il portone di palazzo Spinelli. Una strana sensazione dovuta alla leggende che l’immobile custodisce dentro di se: la presenza di un fantasma femminile. Bianca, questo il nome mortale dello spettro, era la damigella di Lorenza Spinelli, moglie del figlio del duca Troiano. Lorenza era una donna crudele e cinica e un giorno, sospettando il tradimento del marito con la giovane e avvenente damigella, decise di punire Bianca con una morte atroce: la murò viva all’interno del palazzo. Leggenda vuole che la fanciulla, ormai spacciata, abbia lanciato poco prima di spirare la sua maledizione su Palazzo Spinelli e sulla famiglia tutta, pronunciando la seguente frase: “Famme pure mura’ viva, ma in allegrezza o in grannezza tu me vidarraje”. Da allora in molti giurano di vedere una strana presenza osservare lo stabile… se dovesse incontrare il fantasma mi raccomando, mantente il segreto altrimenti saranno guai… Nun ce stà nient a fà, Napoli è troppo affascinante.