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La Bellezza vincerà sempre sul bieco cinismo senza emozione

Vincere è bello, ma non è bellezza assoluta che regna per diritto divino. Chiedere al Signor Wilde. La bellezza di vincere sta anche nel modo. E questo può avere diverse facce. Compresa quella da posteriore tipica di chi in conferenza, senza che nessuno gliel’abbia chiesto, si giustifica dicendo che non si vergogna affatto di come la Juventus ha pareggiato a Napoli giocando in un modo che nemmeno la provincia accetterebbe come etichetta.

Bellezza è voglia di dare spazio al genio, senza bisogno di dover spiegare i motivi di una scelta che arriva da una necessità interiore di dare il meglio di sé al servizio degli altri per cui si lavora. La bellezza è un dato di fatto come gli elementi della natura. Poi sta all’uomo usare le risorse come meglio crede. Il risultato è fondamentale in qualsiasi competizione, ma onestamente non si può ridurre il calcio, che per definizione è lo sport più bello al mondo per le emozioni che riesce a regalare attraverso lo spettacolo, a mera rincorsa al nome da scrivere in un palmares.

Allegri, stiamo parlando di lui naturalmente, non aveva nulla da perdere al San Paolo, e invece ha preferito arroccarsi dietro una porta blindata a 50 mandate pur di strappare un pareggio che sa di sconfitta per l’immagine che ha dato di sé e della Juve. La bellezza del Napoli contro la freddezza del pragmatismo del livornese che da piccolo – parole sue – non credeva alle favole nemmeno quando l’età lo permetteva. Uno che – sempre parole sue – se non avesse percorso la strada del calcio avrebbe fatto il “cazzaro“. E allora Max, visto che nessuno è così limitato da non riconoscerti certi meriti, al di là dei tanti esoneri maturati in carriera (dall’Aglianese in poi), perché non provare a migliorare almeno un po’ prendendosi qualche rischio? E’ un problema personale o è lo stile Juve che preme dall’alto?

Certamente in Inghilterra non accetterebbero atteggiamenti simili, e nemmeno in Spagna. Viste le tante voci di mercato, Allegri ci darà ampie risposte. Così come le ha date Conte che al Chelsea ha dovuto svecchiare la parte italiota del suo calcio per imporsi in Premier. Noi diremo sempre no al calcio senza poesia, al freddo calcolo perché “in fondo conta solo vincere e tutto il resto è noia“. A tutti piace vincere, ed è giusto così ma non si può andare in conferenza stampa e dire che “nessuno ricorderà come la Juve ha giocato a Napoli, ma tutti sapranno cosa ha vinto la Juve a fine anno“.

Noi stiamo con Zeman, con Sarri, con i loro sogni. Limiti compresi. Che magari farebbero bene a limitare un po’. Il calcio è un percorso dove vincere è bello, ma in fondo il percorso lo è ancora di più. E se il percorso è bellezza, figuriamoci una vittoria da cui ripartire. Come sempre ci vorrebbe un giusto mix, ma prima di ogni cosa servirebbe più rispetto per chi paga per vedere uno spettacolo oltre ogni calcolo. Oltre ogni fatturato. Quando si hanno solo due centesimi, acquista una pagnotta di pane con uno, e un giglio con l’altro.