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Napoli, le fotografie di Francesco Bosso arrivano al Museo Pignatelli

Il Museo Pignatelli di Napoli ospita la personale “Primitive Elements” di Francesco Bosso

Cultura
20 Ottobre 2020 17:20 Di Cristina Siciliano
3'

Dal 15 ottobre 2020 al 5 novembre 2020, il Museo Pignatelli ospita la mostra personale Primitive Elements di Francesco Bosso, fotografo di paesaggio profondamente sensibile ai temi del riscaldamento globale e della tutela ambientale, argomento molto dibattuto in questo momento storico.
La mostra è promossa dalla Direzione regionale Musei Campania, diretta da Marta Ragozzino e dal Museo Pignatelli, diretto da Fernanda Capobianco. Primitive Elements, curata da Filippo Maggia, raccoglie oltre 15 anni di lavoro e ci racconta di luoghi incontaminati, puri, primitivi e terribilmente fragili del nostro pianeta.
Con oltre 40 fotografie in bianco e nero la mostra, dopo il successo della tappa alla Galleria delle Stelline di Milano, sarà esposta a Napoli. Il fotografo, propone una sintesi della sua ricerca fotografica portata avanti negli ultimi quindici anni in zone del mondo ancora incontaminate, pure e primitive così come appaiono ai nostri occhi.

Ghiacciai, scogliere, oceani, isole vergini, foreste pluviali: un ritratto fotografico della bellezza della Terra, per sensibilizzare alla tutela dell’ambiente nell’era del climate change.

La riflessione del fotografo parte dalla consapevolezza che il cambiamento climatico è divenuto oramai un’emergenza globale. Così Primitive Elements traccia un percorso di conoscenza tra scenari e paesaggi naturali fatti di ghiacciai, scogliere, oceani, isole vergini, foreste pluviali: ritratti di una terra ideale, luogo incontaminato ormai in via di sparizione che non saremo in grado di lasciare in eredità alle generazioni future.
La fotografia di Bosso, scrive Filippo Maggia, “è fatta di tempo, di silenzio, di spazi conquistati e ordinati. Una consonanza di intenti che solo l’esperienza può rendere espressione compiuta”.

Primitive Elements presenterà un allestimento in cui isole di luce si alterneranno a zone di ombra profonda, essenziale e funzionale nel voler restituire la condizione di attesa e stupore che il fotografo ha vissuto in prima persona e che vuole ora restituire allo spettatore, come se quei luoghi fossero realmente di fronte a lui.

Fotografo di paesaggio

Francesco Bosso fotografo di paesaggio, formatosi alla scuola americana, lavora esclusivamente in bianco e nero, scattando su pellicola di grande formato con banco ottico e stampando personalmente le opere in camera oscura, su carta baritata alla gelatina d’argento.

La potenza delle sue immagini viene esaltata in mostra da un allestimento in cui isole di luce si alternano a zone di ombra profonda, un modo essenziale e funzionale di restituire allo spettatore quella condizione di attesa e stupore che il fotografo ha vissuto in prima persona davanti ai paesaggi mozzafiato che ha ritratto.

Viviamo in un momento cruciale della storia dell’umanità, in cui la presa di coscienza delle popolazioni, la posizione dei governi, la rivoluzione tecnologica delle energie rinnovabili e la scelta etica di consumi più moderati, rappresentano l’unica possibilità di invertire una marcia che ci porta verso tempi ostili.

Stiamo rovinando il nostro mondo, il nostro unico mondo, lo abbiamo portato verso un punto di non ritorno, forse lo abbiamo anche superato. L’unica scelta che ci rimane da fare? Salvare il salvabile, avere un atteggiamento di amore verso il nostro pianeta e iniziare ognuno di noi a cambiare le nostre abitudini. Un applauso al fotografo coraggioso, che è stato in grado di fotografare i cambiamenti climatici, utilizzando la fotografia come arma, mostrandosi come un vero e proprio un vero e proprio megafono visivo.

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