Ultimo aggiornamento giovedì, 13 Agosto 2020 - 18:06

Agenti indagati per tortura, parenti detenuti festeggiano con fuochi d’artificio: “È stato di agitazione”

La festa dei detenuti in cella e dei loro parenti all'esterno del carcere di Santa Maria Capua Vetere. La protesta degli agenti della Penitenziaria

Cronaca
12 Giugno 2020 16:23 Di redazione
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Festeggiamenti dei detenuti in cella e, la sera, anche fuochi d’artificio fatti esplodere all’esterno dai loro familiari: e’ successo anche questo, ieri, a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, mentre la polizia giudiziaria notificava agli agenti della polizia penitenziaria i provvedimenti (57 decreti di perquisizione) richiesti dall’autorita’ giudiziaria che sta indagando sui presunti pestaggi avvenuti lo scorso 6 aprile nell’istituto di pena dopo le rivolte innescate a causa delle restrizioni dettate dall’emergenza sanitaria.

Gesti, questi, che hanno fatto crescere il senso di abbandono dello Stato nei poliziotti penitenziari. Le ipotesi di reato, tra le quali figurano anche la tortura e l’abuso di potere, stanno facendo aumentare il senso di abbandono dello Stato che nutrono ormai i poliziotti penitenziari che ormai si sentono “vittime”: non riescono neppure a digerire le modalita’ “spettacolari” adottate per notificare i decreti, con gli agenti fermati dai carabinieri fuori al carcere per essere identificati, anche di fronte ai familiari dei detenuti.

Stato di agitazione e astensione dalla mensa ordinaria di servizio in tutte le carceri della regione Campania, a partire da oggi: è quanto hanno proclamato i sindacati di Polizia Penitenziaria Osapp, Sinappe, Uil. P.A., PP FNS CISL, Uspp e Cnpp che, in una nota congiunta, annunciano anche “la definizione di ulteriori eventuali forme di protesta, in assenza di segnali da parte dei vertici amministrativi”.

La decisione è stata presa a seguito di quanto avvenuto ieri al carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), dove sono stati notificati dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria ad agenti ritenuti coinvolti nei presunti pestaggi in cella dello scorso 6 aprile. I sindacati definiscono “una scena vergognosa, lesiva dei diritti umani e della dignità di un intero Corpo di Polizia” quello che è accaduto ieri nel Casertano, laddove “alla presenza di esponenti della Magistratura, alcune unità dei Carabinieri hanno proceduto all’identificazione e alla notifica di atti giudiziari, previa esibizione del documento di identità, al personale di Polizia Penitenziaria che, in divisa, faceva ingresso in Istituto.

Il tutto accadeva nel piazzale antistante l’ingresso dell’istituto, in violazione del diritto alla riservatezza e alla privacy in maniera inspiegabilmente plateale in presenza dei familiari dei detenuti da ammettere ai colloqui”. Nei prossimi giorni, informa ancora la nota, “congiuntamente saremo presenti, senza bandiere di appartenenza sindacale, ma con il tricolore, con un sit-in di protesta pacifica davanti al carcere di Santa Maria Capua Vetere in segno di solidarietà e vicinanza a tutto il personale ivi in servizio”. Per Palmieri (Osapp), Gallo (Sinappe), De Benedictis (Uil. P.A.), Strino (PP FNS Cisl), Auricchio (Uspp) e Napoletano (Cnpp), “è superfluo sottolineare la nostra indignazione dinanzi alla profonda umiliazione che hanno dovuto subire i nostri colleghi per una ingiustificabile procedura che, probabilmente, non si è mai verificata in precedenza.

Riteniamo che sia giunto il momento di sdegnarsi con forza per quanto sta accadendo quotidianamente negli Istituti Penitenziari, per mostrare alla politica assente, sorda ai nostri costanti richiami ed appelli, e ad una Amministrazione Penitenziaria silente ed incapace di gestire e risolvere le continue criticità e le pessime condizioni lavorative ed organizzative degli Istituti penitenziari”. Per questi motivi, le segreterie regionali dei sindacati, “hanno costituito una larga intesa per porre in essere azioni di protesta, necessarie per consentire alla Polizia Penitenziaria di svolgere i compiti affidati dall’ordinamento giuridico con efficienza ed efficacia senza essere esposti al quotidiano rischio di aggressioni e rivolte e, per di più, costretta a subire passivamente anche eventuali risvolti penali solo per aver espletato il proprio dovere nel fronteggiare situazioni di estrema criticità ed evitando così il collasso del sistema”.

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