Ultimo aggiornamento domenica, 12 Luglio 2020 - 23:12

All’Università Parthenope il progetto ‘NO2, no grazie!’

Un esempio lodevole di "scienza partecipata" che coinvolge in prima linea i cittadini di Napoli

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5 Dicembre 2019 15:25 Di Marta Ricciardi
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Giunto alla sua terza edizione, il progetto “NO2, no grazie!” può vantare, quest’anno, un’attiva partecipazione da parte dell’Università Parthenope di Napoli. L’iniziativa, promossa in tutta l’Italia dall’associazione “Cittadini per l’aria“, prevede il coinvolgimento attivo dei cittadini al monitoraggio del biossido di azoto. Successivamente, i risultati del monitoraggio  saranno presentati alle amministrazioni cittadine, diventando dati utili a supportare l’adozione di nuove misure anti-smog.

Un esempio lodevole di “scienza partecipata“, quello promosso dal noto ateneo campano, mirato a sensibilizzare la coscienza del cittadino, facilitandone la comprensione del fenomeno dell’inquinamento atmosferico e, allo stesso tempo, fungendo da stimolo per le amministrazioni locali al fine di adottare efficaci politiche per migliorare la qualità dell’aria.

Il fulcro principale del progetto verte sulla concentrazione in atmosfera di biossido di azoto, NO2, che viene emesso durante i processi di combustione (ad esempio quando utilizziamo l’automobile – proveniente principalmente dai motori diesel), e che risulta essere particolarmente nocivo soprattutto per quei componenti della società che maggiormente meriterebbero la nostra protezione: bambini ed anziani.

Nelle città prese in esame (per questa edizione sono coinvolte nello specifico Roma, Milano e Napoli), purtroppo la situazione è da allarme rosso. Si pensi che nel 2018, la concentrazione media annua di biossido di azoto a Napoli, ha superato di gran lunga il limite di legge (che è di 40 microgrammi/metro cubo) e di circa cinque volte quella che gli epidemiologi indicano come una soglia di tutela della salute umana per questo inquinante.

L’obiettivo primario del progetto è quindi quello di creare una mappatura molto dettagliata delle tre aree coinvolte. I ricercatori del Comitato Scientifico, tra i quali spiccano le figure di Angelo Riccio e Elena Chianese (entrambi professori dell’Università Parthenope),  creeranno un database unico, contenente informazioni preziose che saranno poi utilizzate dagli  epidemiologi per determinare l’impatto sanitario dell’NO2 e che verrà messo a disposizione delle amministrazioni locali.

Chiunque voglia partecipare al progetto, non dovrà far altro che posizionare il kit di misurazione all’esterno della propria abitazione per il periodo di esposizione, previsto per quattro settimane durante il mese di febbraio 2020. Il campionatore raccoglierà per assorbimento il biossido di azoto che poi sarà analizzato.

Il termine ultimo per presentare la propria adesione è il 21 dicembre,  registrandosi al sito www.cittadiniperlaria.org

I cittadini napoletani in prima linea contro lo smog: All’Università Parthenope il progetto ‘NO2, no grazie!’

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