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A Bagnoli l’ex caserma Battisti diventa penitenziario femminile: soluzione per il sovraffollamento delle carceri, ma è polemica tra i residenti

Politica
14 Giugno 2019 15:55 Di Claudia Coppola
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Oggi a Napoli, il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, si sono riuniti per firmare il protocollo di avvio delle procedure per trasformare l’ex caserma dell’Esercito Battisti di Napoli, nella zona di Bagnoli, un nuovo istituto penitenziario per detenute madri e un istituto di recupero per minori con pena attenuata. La strutture era stata lasciata in disuso da parecchi anni, passando dalle mani del Ministero della Difesa all’Agenzia del Demanio, che l’ha assegnata al Ministero della Giustizia. “Sono stati gia’ previsti 5 milioni di euro – spiega Alfonso Bonafedee altri 10 sono in fase di stanziamento. Abbiamo la possibilita’ di ridare vita a un quartiere rendendo quello spazio utilizzabile in una logia di rieducazione“.

Questo nuovo protocollo rappresenterebbe un’occasione per dare maggiore importanza al comune di Bagnoli, a quel territorio dove da sempre coesistono delicatissimi equilibri di ordine e sicurezza pubblica. “Sappiamo bene quanto la presenza della criminalità organizzata in molte aree del paese influenzi ogni aspetto della convivenza civile e quanta responsabilità abbia avuto nel condizionare stile e qualità della vita in questa bellissima regione, disseminando le campagne di rifiuti tossici, con grave rischio per la salute dei cittadini e la compromissione delle falde acquifere“, afferma il ministro Trenta, “è un’occasione per ridurre alcuni costi, ma anche per rinnovare il parco delle caserme e delle strutture. E vincono la legalità e la giustizia“.

Il protocollo firmato oggi prevede degli ottimi risultati nella ristrutturazione dell’edificio militare, ma soprattutto prevede di essere una soluzione per il problema del sovraffollamento delle carceri nel napoletano: “la razionalizzazione degli immobili militari e la realizzazione di strutture carcerarie per dare soluzione al sovraffollamento delle carceri e realizzare un riequilibrio territoriale del sistema penitenziario – ha proseguito il ministro Trenta – le recenti rivolte avvenute negli istituti penitenziari di Spini a Trento e di Poggioreale a Napoli, sono la tangibile prova di questa situazione. E la piena dignità della detenzione è responsabilità della politica“.

Non sembra però che i residenti del quartiere Bagnoli siano d’accordo con il protocollo: i cittadini  sono preoccupati per la nuova apertura del carcere femminile “occorre un immediato dissenso, il nostro è un territorio da rivalutare, non da ghettizzare“. Inoltre, i residenti lamentano anche l’occupazione di Nisida, vera perla della zona di Bagnoli, “preclusa alla libera fruizione dei cittadini” a causa del penitenziario, di cui chiedono la liberazione nel caso di apertura del nuovo carcere.

 

 

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