Ultimo aggiornamento mercoledì, 17 Luglio 2019 - 22:12

L’intervista “fake” del Masaniello Sarri, qualcuno spieghi al Comandante che non è stato in guerra

Calcio Napoli
4 Giugno 2019 18:25 Di Ciro Cuozzo
3'

“Un anno è stato pesante, quando torno in Toscana mi sento un estraneo, negli ultimi anni ci avrò dormito trenta notti“. E’ un Maurizio Sarri che apre la strada al suo imminente passaggio alla Juventus (fino a prova contraria!) adottando motivazioni che suonano quasi come una bestemmia per chi la mattina va a lavorare per portare avanti una famiglia. Professionisti che guadagnano milioni e milioni di euro, salvo poi nascondersi dietro a un dito quando si rendono conto di essersi esposti troppo in passato e ora che le cose stanno per rivoltarsi come boomerang provano a correre ai ripari.

Maurizio Sarri ha sbagliato. E non perché è prossimo ad accettare la proposta e il progetto Juventus. Ha sbagliato perché in passato si è auto-eletto Masaniello del popolo napoletano. Ha sfidato più di una volta il presidente Aurelio De Laurentiis. Ha parlato spesso di “sistema”, di “potere”, di “palazzo”. Addirittura ha ammesso che la sua squadra ha “perso in albergo” la gara di Firenze, quella andata in scena il giorno dopo la vergogna di Inter-Juve arbitrata sciaguratamente da Orsato. Una gara dove lo scudetto è stato letteralmente “scippato” al suo Napoli. Lui che ha vissuto il tradimento di Higuain e lo sconforto prima e la rabbia poi dei tifosi partenopei.

Sarri ha sbagliato perché più volte ha detto di voler andare all’estero per non allenare una squadra italiana dopo il Napoli. Lui che è nato a Napoli e si sente napoletano dentro nonostante risieda a Figline Valdarno. Ha sbagliato perché ha dedicato l’Europa League vinta col Chelsea ai tifosi del Napoli. Scusate, ma che significa? Lo scorso anno fece di tutto per uscire prima dalla Champions e poi dall’Europa League, salvo mangiarsi le mani nella gara di ritorno dei Sedicesimi contro il Lipsia. La coppa andava vinta con il Napoli. Fece delle scelte, privilegiò la corsa allo scudetto “scippato” e oggi è troppo facile dedicare un trofeo a una tifoseria che non l’ha conquistato sul campo.

Nell’intervista rilasciata a Vanity Fair, Sarri appare tenero e sensibile al richiamo della famiglia. Come se in questi ultimi 365 giorni fosse stato in guerra. Una pagliacciata. “Per noi italiani il richiamo di casa è forte. Senti che manca qualcosa. Comincio a sentire il peso degli amici lontani, dei genitori anziani che vedo di rado. Ma alla mia età faccio solo scelte professionali. Non potrò allenare 20 anni. È l’anagrafe a dirlo… È roba faticosa, la panchina”.

Così come fuori luogo solo le parole riservate a quello che continua a definire il suo popolo: “I napoletani conoscono l’amore che provo per loro, ho scelto l’estero l’anno scorso per non andare in una squadra italiana. La professione può portare ad altri percorsi, non cambierà il rapporto. Fedeltà è dare il 110% nel momento in cui ci sei. Che vuol dire essere fedele? E se un giorno la società ti manda via? Che fai: resti fedele a una moglie da cui hai divorziato? L’ultima bandiera è stata Totti, in futuro ne avremo zero”.

L’ultima “perla” riguarda il suo outfit in panchina. Sarri si dice pronto ad archiviare la tuta: “Se la società mi imponesse di andar vestito in altro modo, dovrei accettare. A me fanno tenerezza i giovani colleghi del campionato Primavera che portano la cravatta su campi improponibili. Mi fanno tristezza, sinceramente”.

LEGGI COMMENTI