Ultimo aggiornamento mercoledì, 19 Giugno 2019 - 11:52

Camilla non c’è più, la lettera dell’infermiere al padre della bimba: “Sei stato un eroe”

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6 Gennaio 2019 11:40 Di redazione
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Una lettera da brividi, scritta con le lacrime agli occhi, quella che l’infermiere del 118 ha deciso di inviare a Repubblica per far sì che la famiglia e soprattutto il padre della piccola Camilla potessero leggerla.

Una lettera che arriva pochi giorni dopo la terribile tragedia del 2 gennaio, quando sulle piste di Sauze d’Oulx, in provincia di Torino, la giovanissima Camilla Campagnucci, 9 anni, ha perso la vita dopo essere finita contro una barriera frangivento in legno senza imbottitura. Sulla vicenda la procura di Torino ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Sono 4 le persone iscritte nel registro degli indagati, gli stessi che erano finiti in un’altra inchiesta identica per la morte di Giovanni Bonavenutura, giovane ingegnere di 31 anni morto il 20 gennaio dell’anno scorso sull’altro versante della stessa pista della Vialattea.

Questa la lettera scritta da Alessandro, infermiere del 118 che ha guidato a telefono Francesco, il padre di Camilla, mentre effettuava le manovre di rianimazione in attesa dell’arrivo dei soccorsi:

Sono l’infermiere che per interminabili istanti ha guidato il papà di quella povera piccola durante la rianimazione telefonica, fino all’arrivo dei primi soccorsi. Vorrei solo dire a quella povera famiglia che il loro dolore mi giunge come una pugnalata. Vorrei che tutto fosse andato diversamente, vorrei abbracciarli forte perché credo che le parole di quell’eroico papà, mentre eseguiva ogni manovra rianimatoria che gli veniva consigliata, non le dimenticherò mai. Le sue grida di dolore mentre invocava il nome della sua piccola, mentre gridava: «Ma è la mia bambina…».

Faccio questo lavoro da molti anni ormai e sono papà di un piccolo esserino da tre, e non vedevo l’ora di uscire dal lavoro per tornare a casa ed abbracciarlo. Lavoro sull’elicottero e nella gestione di esso e tutti i miei colleghi e amici coinvolti nella gestione di questo intervento sono tornati a casa con le lacrime agli occhi. Rivestiamo noi stessi di dure corazze ma, come qualcuno mi ha fatto notare, sono solo piene di buchi e lasciano profonde cicatrici che solo chi combatte può avere il diritto di portare. Questa sarà una cicatrice davvero profonda.

Addio Camilla, non ti ho conosciuta ma avrei voluto farlo mentre ti vedevo sorridente e felice. Ciao papà, sei stato davvero un eroe, credo difficilmente avrai pace ma sappi che hai fatto tutto quello che potevi nel modo migliore, seguendomi attentamente. Eri i miei occhi e le mie mani e io, per quanto posso, sarò un po’ del tuo cuore e porterò per te un po’ di quell’enorme dolore. Non addossarti colpe, hai avuto la colpa di cercare la sua felicità in ogni atomo.

Ciao mamma, nonna, amici, conoscenti, e chiunque in qualche modo, come me, pensa che tutto questo non dovesse succedere. Non so se queste parole arriveranno a qualcuno, vorrei avere la forza e la possibilità di venire ad abbracciarvi ma ho solo paura di contribuire a crearvi ancora più dolore. Vi scrivo piangendo e senza neppure aver la forza di rileggere, non cerco protagonismo ma solo la possibilità che qualcuno vi porti queste parole. Addio Camilla, eri piccola, troppo piccola per lasciare questo mondo senza i tuoi sorrisi. Non sono un fervido credente ma una preghiera ogni sera te la sto dedicando e spero che, ovunque tu sia, sorrida e porti conforto ai tuoi genitori e ai tuoi nonni.

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