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Augusto De Luca, il genio napoletano della fotografia

Cultura
9 aprile 2018 15:52 Di Valentina Giungati
6'

Augusto De Luca è uno dei più rappresentativi fotografi napoletani nel mondo, un uomo che ha iniziato quasi per caso il suo percorso ma è oggi conosciuto a livello internazionale grazie alla sua arte. Ha realizzato immagini pubblicitarie, copertine di dischi e libri fotografici, indimenticabili le illustrazioni delle schede telefoniche Telecom e i tanti premi ricevuti.

Se la fotografia è però la sua massima espressione, De Luca è un maestro dal quale c’è tanto da imparare, una persona i cui racconti andrebbero ascoltati per ore e ore sempre appassionanti e particolari, ricchi di dettagli, minuziosamente custoditi da colui che ha costruito sulla sua passione una grande carriera ma che ha saputo mantenere sempre vivo il suo amore per l’arte trasmettendolo generosamente.

Pupella Maggio - by Augusto De Luca

Come inizia Augusto De Luca la sua carriera nella fotografia?

“Ho iniziato per caso, all’epoca negli anni ’70 era importante per tutti i ragazzi suonare e fotografare, erano le due cose principali, infatti suono anche la chitarra a quei tempi avevo un gruppo. Un mio amico fotoamatore mi invitò nella sua cameretta oscura, l’atmosfera con luce rossa, bacinelle e ingranditore mi conquistò. Poi rimasi sconvolto vedendo la foto apparire e fu allora che decisi di ‘creare’ anche io. Iniziai a fotografare, feci una prima mostra per caso perché un mio amico architetto mi consigliò di rivolgermi a Lucio Amelio (famoso gallerista italiano, ndr) e Vittorio Lucariello al Parco Margherita. Andai prima da Lucio che in quel momento non era presente, poi incontrai Vittorio Lucariello allo ‘Spazio Libero’ (Spazio che ha iniziato grandi artisti del calibro di Mario Martone, Toni Servillo, Antonio Iuorio, Alba Primiceri e che ha ospitato tra gli altri anche l’artista americano Andy Warhol). Vittorio mi disse che le immagini erano bellissime e accettò di fare una mostra, le foto erano a colori e proprio durante la presentazione un mio amico portò il direttore della Kodak Italia che rimase colpito dalle immagini che non rispecchiavano la tendenza napoletana della fotografia di quell’epoca che invece era in bianco e nero e reportagistica. Così si offrì di farmi conoscere Lanfranco Colombo, proprietario della galleria ‘Diaframma’, prima in Europa a quei tempi. Iniziarono ad uscire vari articoli su riviste nazionali e cominciai a fare le prime mostre. Lì è iniziata la mia carriera. Dopo andai in Francia ad Arles dove la prima settimana di luglio ci sono gli incontri internazionali di fotografia, conobbi il direttore della biblioteca nazionale di Parigi che acquistò delle mie foto, conobbi Barbara Hitchcock della Polaroid e il direttore del Museo della Fotografia in Belgio e iniziò così la mia carriera internazionale”.

“Tornato a Napoli continuai a lavorare, poi andai a Roma, dove ho vissuto per sette anni, lì cominciai a fotografare in bianco e nero, iniziai a fotografare per la neonata Tav, l’Alta Velocità. Questa mi commissionava dei libri fotografici sulle città italiane per raccontare le città attraversate proprio dalla nuova linea ferroviaria. Intanto continuavo a fare mostre, a Napoli incontrai la giornalista Giuliana Gargiulo e decidemmo di fare un libro sulle donne napoletane, lo realizzammo con il titolo ‘Napoli Donna’ e lì cominciai a fotografare i grandi volti di Napoli: Pupella Maggio, Concetta Barra, Lina Sastri… mi cimentai così nel ritratto. Dopo questo libro decidemmo di dedicarci agli uomini napoletani e facemmo ‘Trentuno napoletani di fine secolo’ e lì conobbi Sergio Bruni, Murolo, Carosone e mi è rimasta la passione per il ritratto. Sono passato dal colore, al bianco e nero delle città al ritratto che poi ho fatto anche per committenze e mostre”.

Quali sono i progetti per il futuro, a cosa sta lavorado?

“Adesso sto raggruppando tutti i ritratti che ho realizzato nella mia carriera e ne sto facendo di nuovi come a James Senese, Erri De Luca, Cardinale Sepe, e molti altri per realizzare un libro che contenga tutti i personaggi che amo. Nel frattempo continuo a fare mostre, la prossima sarà in Russia a Ul’janovsk e continuo a fare stage e workshop in giro per l’Italia”.

Quali aneddoti ricorda ancora oggi con simpatia?

“Quando andai a fotografare Pupella Maggio a Roma ero molto emozionato, lei aprì la porta e le scale furono invase da un profumo di ragù incredibile, Napoli si era trasferita a Roma e in quel momento mi sentii a casa mia”

“Quando invece fotografai Rick Wakeman tastierista del gruppo Yes, parlando emerse la mia passione per la chitarra e visto che eravamo in una sala di incisione mi propose di fare una session e quindi facemmo un blues, ero emozionatissimo quasi impaurito ma oggi posso dire di aver suonato con Rick Wakeman”.

“L’affabilità di Renato Carosone, la straripante simpatia di Concetta Barra, quando andai da lei non potevamo smettere di ridere erano battute su battute napoletane, era straordinario. Luciano De Crescenzo faceva di qualunque parola una storia, era fenomenale, un mostro di creatività e di cultura. Fotografando questi personaggi ti rendi conto di quanto abbiano un carisma particolare”

Cosa significa essere un artista napoletano e quanto questo ha influenzato la sua vita e la sua carriera?

“È lo scontro del fuoco del Vesuvio con l’acqua del Golfo che governa le funzioni vitali di tutto l’universo partenopeo. Così nascono stimoli creativi e grandi passioni. Questo tutto anche esagerato che diventa una bomba creativa. Napoli è una città difficilissima ma piena di tutto, c’è qualsiasi cosa, tutti i sentimenti, tutte le sensazioni esagerate, esasperate. Una persona che vive a Napoli se ha il carisma della creatività, se ha il germe dell’uomo madre, deve essere per forza un artista. Napoli ti alimenta continuamente, basti pensare al dialetto, icastico, figurativo, le cose più strane richiamano immagini particolari. Solo la mente di un napoletano può elaborare concetti con parole del genere, il napoletano fotografa, dipinge quando parla”.

Per i giovani che si affacciano a questo mestiere, quale potrebbe essere la strada da percorrere?

“Le nuove generazioni vivono una situazione particolare per quanto riguarda la fotografia. Con i cellulari tutti credono di essere fotografi, in realtà la fotografia va studiata, con il cellulare non si possono ottenere le stesse cose, bisogna imparare. Una scuola importante a Napoli è la Ilas che prepara futuri fotografi, i ragazzi devono vedere molto, bisogna guardare, guardare, guardare, iniziare a copiare e poi creare. Come diceva Picasso ‘bisogna saper copiare’, la copia non è una cosa negativa e non è un meccanismo automatico. Tutti gli stili che si vedono vanno a formare poi il background di una persona e danno vita al tuo personale modo di fotografare”.

Cardinale Sepe - by Augusto De Luca

Enzo Avitabile - by Augusto De Luca

Erri De Luca - by Augusto De Luca

Fabio Donato - by Augusto De Luca

Iabo - by Augusto De Luca

Lino Vairetti - by Augusto De Luca

James Senese - foto di Augusto De Luca

Lina Sastri - by Augusto De Luca

Renato Carosone - by Augusto De Luca

Riccardo Dalisi - by Augusto De Luca

Tony Cercola - by Augusto De Luca

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