Ultimo aggiornamento sabato, 21 aprile 2018 - 11:20

Eres Design: Flavio Toro fa rinascere l’antico mestiere dell’artigiano gioielliere

Cultura
7 aprile 2018 16:22 Di Valentina Giungati
6'

Napoli è la culla della cultura e degli antichi mestieri, se la produzione di massa ci ha allontanati da questa ideologia c’è chi ha scelto di restare nella propria terra e dedicare la sua passione artistica ad un mondo magico, riscoprendo il concetto di gioielleria artigianale attraverso nuovi design e nuovi equilibri.

Flavio Toro, dopo l’incontro con un maestro gioielliere di antica tradizione partenopea, ha sviluppato la sua passione, dando forma alla sua creatività, perfezionandosi attraverso gli studi e i laboratori di prestigiosi nomi della gioielleria napoletana. Affascinato dall’argento e dalla particolarità di alcuni metalli preziosi ha proseguito il suo cammino, dando vita ad uno stile strettamente personale che ha trovato in Eres Design la sua dimensione ed espressione.

Il laboratorio a vista nasce per un contatto diretto con il cliente ma è una vetrina che apre un mondo agli occhi di chi arriva, dall’ideazione alla realizzazione avviene tutto con un contatto diretto. L’officina orafa nel cuore del Vomero è diventato il punto di riferimento per chi cerca l’innovazione e la ricercatezza di gioielli che custodiscono non solo l’amore del suo creatore quanto la tradizione di un antico mestiere che trova proprio in Flavio nuova linfa vitale.

Flavio Toro Eres Design

Il gioielliere artigiano è in via d’estinzione… in un mercato in cui domina la produzione di massa quanto è importante, soprattutto in una città ricca di cultura come la nostra, riscoprire gli antichi mestieri?

«Napoli è una città in cui cultura arte e folklore si respirano in ogni vicolo, in ogni strada, in ogni piazza. Credo che preservare il folklore, elemento distintivo della nostra città, sia una responsabilità di tutti noi. Attraverso il suo lavoro, l’artigiano tutela e conserva tradizione e cultura del popolo napoletano: un compito tanto importante quanto arduo, visto che attualmente la produzione di massa sta portando alla scomparsa dei mestieri antichi, quelli nei quali è l’abilità manuale dell’artigiano a fare la differenza».

Cosa significa essere un giovane napoletano con un sogno nel cassetto? Perché hai deciso di ‘restare’ e di puntare sulla tua città?

«Tutti i giovani o quasi hanno un sogno nel cassetto. A prescindere dalla città in cui si nasce, diciamo che tentare di realizzare un sogno nel cassetto oggi non è una cosa facile per noi giovani, o comunque non è facile farlo restando in Italia: molti colleghi ed amici artigiani napoletani hanno scelto di trasferirsi altrove e portare avanti lì il loro sogno, accolti con estrema stima per la fama che l’artigianato Made in Italy ha da sempre riscosso in tutto il mondo. Perché ho rinunciato ad un percorso sicuramente meno difficoltoso per restare nella mia città? Perché non me la sono sentita di abbandonare le mie radici, volevo assolvere a quella che sento come una mia responsabilità, ossia preservare la mia cultura con le sue meravigliose tradizioni. Ho deciso di restare, di rischiare, di mettermi totalmente in gioco e con sudore e sacrificio sto realizzando il mio sogno. Nel farlo, mi sento davvero fortunato perché ogni giorno posso godere della bellezza di questa città, che ha un enorme potenziale artistico e culturale e merita una possibilità».

Quali sono le prossime idee in cantiere e a chi sarà dedicata la nuova collezione?

«A maggio presenterò la mia nuova collezione, che sarà dedicata all’estate e alla natura, e sulla quale non posso svelare ancora troppi particolari, però posso dire che l’elemento che più di tutti mi ha ispirato nella creazione di questi gioielli è il mare.  A settembre invece presenterò un linea di gioielli che è un vero e proprio omaggio alla città di Napoli, alle sue credenze popolari, che non si sono mai estinte col passare del tempo, un omaggio ai sapori e alla cucina partenopea, agli straordinari panorami napoletani, e rientra  un progetto avviato già da un po’ di tempo, infatti nel corso degli anni ho proposto il ciondolo San Gennaro, la linea Vesuvio, e l’ultimo arrivato in casa Eres, l’anello Partenope; icone che i miei clienti hanno particolarmente apprezzato. In un certo senso la collezione che presenterò a settembre rappresenta una sorta di conclusione di un progetto per me molto importante, dedicato totalmente alla mia città, che cerco di celebrare in ogni mio oggetto».

Cosa significa per te creare un gioiello e quanto è importante il contatto diretto con il cliente?

«L’atto creativo mi consente di trasferire i miei stati d’animo e le mie emozioni in quelli che saranno i miei gioielli: per questo ogni mio oggetto per me è importante ed è collegato ad un determinato momento della mia vita. Vedere che questi oggetti vengono apprezzati sempre di più dai miei clienti, è una grandissima soddisfazione e proprio il rapporto diretto con la clientela è parte integrante del mio lavoro, una parte fondamentale, alla quale tengo talmente tanto che ho scelto di non distribuire i miei prodotti ad altre gioiellerie. Avere a che fare direttamente con i clienti è importante anche perché offre continuamente stimoli creativi, ma soprattutto perché in un’epoca in cui difficilmente ci si parla guardandosi negli occhi è bello conservare la genuinità di un’assistenza in tempo reale e soprattutto in carne ed ossa».

Quanto è importante investire sul proprio territorio e cosa consiglieresti ad un giovane che vuole puntare su un progetto imprenditoriale nella propria città?

«Quello che mi sento di dire che ho potuto apprendere dalla mia breve esperienza da imprenditore, è che il pubblico mi regala delle grandi soddisfazioni: i clienti adorano l’idea del mio laboratorio a vista, sono incuriositi ed affascinati dal mio mestiere, si siedono accanto a me a guardarmi lavorare o a disegnare insieme i loro gioielli personalizzati. Tutte cose che, oltre a riempirmi il cuore di gioia, suggeriscono che c’è ancora spazio per gli antichi mestieri, che c’è ancora chi apprezza ed anzi preferisce l’oggetto artigianale perché ne apprezza l’unicità e attribuisce un certo valore al lavoro che c’è dietro; tutte cose che mi lasciano sperare in una ripresa del settore artigianale e che mi portano a consigliare ai miei colleghi o aspiranti tali di non mollare e a dare fiducia al proprio territorio, partecipando attivamente alla sua evoluzione».

INFORMAZIONI:

Eres Design di Flavio Toro

Via Arenella, 94, 80128 (Vomero)

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