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Le Iene: prete di Casapesenna “esorcizza” e picchia una bambina autorizzato dai genitori

La scorsa serata è andato in onda a Le Iene un servizio riguardante gli esorcismi effettuati su una bambina di 13 anni, originaria di Casapesenna, comune nel Casertano. A parlare al giornalista Gaetano Pecoraro è la sorella della vittima. La ragazza fa un racconto raccapricciante che inizia nel momento in cui decide di rivelare ai genitori la propria omosessualità. Da quel momento iniziano litigi e violenze sia fisiche che verbali, la sorella minore subisce tutto e un giorno smette di camminare.

La piccola inizierebbe così ad ammalarsi di disturbi di conversione, cioè un blocco psicologico. I genitori inizialmente si sono rivolti ai medici, ma a un certo punto, decidono di affidarsi a un prete esorcista, Michele Barone. Il sacerdote sostiene che la bambina sia posseduta da demoni e che solo con pratiche violente, che prevedono abusi, ne possa venire fuori. La sorella maggiore però non ci sta e presenta un esposto alla Polizia. La drammatica storia non finisce qui, anche l’ispettore pare abbia avallato questi comportamenti perché seguace di don Michele. La ragazza si rivolge allora al Vescovo della curia a cui don Michele fa riferimento, ma anche qui trova la porta chiusa. Le Iene allora intervengono e contattano il prete, ma questi non rilascia dichiarazioni in merito alla vicenda. A oggi la situazione non è stata risolta, la ragazzina continua ad essere maltrattata con il consenso dei genitori.

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All’indomani della messa in onda del servizio, il Vescovo risponde:

“Come vescovo della Diocesi di Aversaper venire incontro alle legittime domande di tanti e per chiarezza e serenità, in ordine a quanto trasmesso ieri sera, 14 febbraio 2018, nel corso del programma televisivo ‘Le Iene’ andato in onda sul canale ‘Italia Uno’, desidero precisare che, per evidenti esigenze di montaggio, non è stato ripreso interamente quanto da me detto all’intervistatore”.

“Sicuramente – continua il vescovo – posso dire di aver dichiarato che non avevo chiesto di ritirare l’esposto presentato alla polizia contro il sacerdote Michele Barone e che la frase riportata aveva il senso di tentare una forma di dialogo tra la figlia ed i genitori allo scopo di riportarli ad una più realistica valutazione circa le cure da offrire alla figlia più piccola. Inoltre, per quanto al giornalista intervistatore la cosa potesse sembrare di dubbia o scarsa efficacia, devo ancora precisare di aver affermato che dell’argomento si stava da tempo interloquendo con lo stesso sacerdote, allo scopo di evitare che continuasse ad usare modi e forme come quelli riportati nel servizio televisivo, e che non si facesse confusione sul senso della preghiera che, nella sua verità, non prescinde affatto dal percorso medico”.

“Ho precisato che la nostra posizione, riprendendo l’insegnamento di Giovanni Paolo II, considera la fede e la ragione, con la sua scienza, due ali capaci di sollevare l’umanità. Come la storia spesso ha dimostrato, escludere una delle due possibilità significa mutilare e impedire all’umanità di vivere in pienezza. In conclusione, e anche questo è stato detto al giornalista, posso assicurare che non si è lasciata cadere l’attenzione sulla situazione e sullo stesso sacerdote”.