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Se Gomorra diventa l’alibi delle istituzioni siamo alla frutta

Gomorra si, Gomorra no. Un dibattito che ha stancato e svia dal vero problema: il degrado socio-culturale della città non è causato dalla serie

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22 dicembre 2017 13:18 Di Andrea Aversa
4'

La camorra esisteva prima di Gomorra ed esisterà dopo, così come c’erano le stese che continueranno ad esserci e così come non sparirà lo spirito di emulazione da parte dei giovani una volta che terminerà la serie.

Partendo dal presupposto che non è ammissibile la censura dell’arte, non è neanche pensabile pretendere che un fiction debba essere educativa e pedagogica. Questo aspetto è riservato alla tv di Stato, la fantomatica Rai che dovrebbe svolgere il suo dovere come televisione pubblica.

Gomorra è altro, è prodotta da privati, genera un enorme fatturato attraverso la pubblicità, fornisce lavoro a centinaia di persone ed è liberamente ispirata al libro scritto da Roberto Saviano. Non solo, la serie ha sviluppato la sua storia a partire da una certa realtà che fa parte della città di Napoli. Essa ha rappresentato in tv le vicende di cronaca recenti e più sanguinarie legate a fatti camorristici.

Dalla faida di Secondigliano alla Paranza dei bimbi  del centro storico, tutti episodi accaduti prima che la fiction fosse prodotta. Di conseguenza scaricare su una produzione cinematografica (ben scritta, ben girata e ben interpretata) tutti i difetti e le inefficienze sociali della città non è altro che un lavarsi la coscienza. È da irresponsabili affermare che se a Napoli vi è un palese degrado sociale e culturale è colpa di Gomorra e se a dirlo sono alcuni magistrati e il Sindaco allora la cosa è anche più grottesca, oltre che grave.

Certo è ovvio che Napoli non è solo Gomorra e ci sono tante famiglie, lavoratori, operatori sociali e attori del mondo della politica e della giustizia che nonostante le grandi difficoltà vanno avanti superando tutti gli ostacoli che gli si pongono di fronte. Così come è giusto che la serie non piaccia a tutti. Ma far diventare una fiction un alibi per le tante mancanze e incompetenze dello stato e delle istituzioni locali, vuol dire distruggere quel briciolo di senso civico che ancora c’è a Napoli. Perché non dimentichiamoci che da annoverare tra gli atteggiamenti “camorristici”, ci sono quelli che caratterizzano spesso (purtroppo) la vita quotidiana in questa città: pretendere di parcheggiare dove non si può, non rispettare i semafori, entrare e uscire dai bus dalle porte sbagliate, gettare carte e sigarette per la strada, rubare puntualmente ogni anno l’albero di Natale installato nella Galleria Umberto (pieno centro città) come se fosse la cosa più facile del mondo.

Del resto la filmografia dedicata alla camorra e alla mafia, anche internazionale, è vasta e annovera decine e decine di titoli. Da sempre i protagonisti di queste pellicole sono caratterizzati nei loro estremi. Se alcune parti della società li mitizzano invece di condannarli non è certo colpa di produttori, sceneggiatori, registi ed attori. A me, per intenderci, non mi è mai passato per la testa di scendere in strada armato dopo aver visto una puntata di Gomorra. Ai miei genitori sarebbe venuto un infarto se avessero scoperto che sarei potuto uscire con un coltello in tasca e mio padre mi avrebbe prima dato due schiaffoni e poi chiuso in camera.

Il problema è più profondo e le soluzioni sono complesse, proprio perché a generare il panico per le strade della città sono ragazzini sempre più giovani. Ma è solo colpa di Gomorra? Non è forse colpa di una mancanza di presidi in strada da parte delle forze dell’ordine? Non è forse anche colpa del Comune che non è in grado di tenere il centro di Napoli pulito e illuminato come una bomboniera? Non è forse colpa anche della politica incapace di fornire delle risposte a questa situazione? Non è forse colpa del mondo giudiziario, troppo spesso arroccato sulle proprie posizioni e in continuo contrasto e distacco dal mondo reale che invece avrebbe bisogno di proposte pratiche e sostegno? Sarà anche colpa di una chiesa che forse non nutre più tanto interesse per le parrocchie di quartiere?

Insomma le responsabilità sono un pò dovunque e quelle maggiori non sono sicuramente da cercare in televisione. Stiamo assistendo ad un classico scaricabarile, del resto a nessuno è venuto in mente di chiedere a Marek Hamsik di tagliarsi la cresta solo perché ha rovinato almeno due generazioni di acconciature maschili.

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