Selvaggia Lucarelli, dopo la fortunata edizione del Grande Fratello Vip che ha tenuti incollati allo schermo ben 5 milioni di italiani, ha deciso di dire la sua sulla vittoria di Daniele Bossari. Un uomo calmo, pacato che è piaciuto proprio a tutti per il suo modo di fare, ma qualcuno, come Selvaggia non ha approvato né la sua vittoria né il meccanismo insito nei reality show.
“È stato preso e sbattuto lì dentro al Gf perché era carne da tritare, non perché qualcuno volesse regalargli un’occasione. I reality (lo dico per esperienza) non sono occasioni per chi partecipa, ma solo per chi li fa (dietro le quinte)” ha tuonato l’opinionista, “Il Grande fratello Vip (e l’Isola), inutile girarci intorno, sono reality per disperati. La disperazione è di 4 sfumature diverse: a) quella del vip che ha bisogno di soldi, perché i soldi se l’è spesi o semplicemente ha smesso di guadagnarne. b) quella del vip miracolato che è in crisi di visibilità e non avendo talenti campa solo di quella c) quella di chi saprebbe pure fare qualcosa ma “è passato il suo momento”, “non è più di moda” e quindi si svende, scavandosi generalmente la fossa. d) quella di chi non è un vip ma un “parente/figlio/fidanzato di”, va lì per racimolare un po’ di fama e guadagnare qualcosa e non ha niente da perdere. Daniele era la lettera C. Ed era la lettera C perché il sistema lo aveva emarginato. E’ stato preso e sbattuto lì dentro al Gf perché era carne da tritare, non perché qualcuno volesse regalargli un’occasione. I reality (lo dico per esperienza) non sono occasioni per chi partecipa, ma solo per chi li fa (dietro le quinte). Non sei quello che racconti di te, ma il modo in cui verrai raccontato. Da autori che hanno preferenze, interessi cinici nel portarsi dietro chi è “utile” allo share, amicizie con concorrenti e amici e parenti e agenti di concorrenti”
“Daniele non è stato aiutato da nessuno, è emerso solo perché la fauna attorno a lui era così deprimente che il suo essere perbene è diventata una qualità di quelle che svettano a una festa di nani. Daniele è stato un corto circuito. Qualcosa che è successo, al di là delle intenzioni di chi l’ha chiamato lì per farne un tappabuchi, più che un protagonista. E il paradosso della faccenda è che Daniele, ora, passa per quello che grazie al sistema ha una seconda possibilità, ha la fama di ritorno, ha una possibilità di guarigione. Peccato che lo guarisca chi l’ha fatto ammalare. Peccato che lo promuova chi l’aveva declassato. Peccato che la tv che cura chi ha allontanato dalla tv, sia, al massimo, un rimedio omeopatico. Acqua e zucchero. Quindi no, non gioisco particolarmente per Daniele. Perché se è su questo che si fonda la sua guarigione, ho paura che la guarigione si basi su presupposti troppo fragili. E ho paura che per chi soffre di depressione o dipendenza da alcol sia pure un messaggio sbilanciato, fumoso, equivoco. Non si guarisce perché il telefono ricomincia suonare. Il telefono smetterà ancora e ancora, probabilmente” conclude Selvaggia che non vede assolutamente in questa vittoria di Daniele una rivalsa o una seconda possibilità ma solo un’enorme sconfitta.
