Ultimo aggiornamento sabato, 18 novembre 2017 - 18:28

Il Napoli, la finta rosa corta e la troppa riconoscenza per Hamsik

Dopo 18 gare ufficiali, Sarri sfrutta poco tutti i suoi giocatori

Calcio Napoli
5 novembre 2017 19:55 Di Ciro Cuozzo
5'

Premesso che il punto conquistato oggi sul campo del Chievo non è assolutamente da buttare, anzi dà continuità alla striscia impressionante di risultati utili consecutivi del Napoli (arrivata a 24).

Ci sono però diverse considerazioni da fare in base, ci teniamo a precisarlo, ai numeri e alle statistiche di queste prime 18 gare ufficiali (12 campionato, 4 Champions, 2 preliminari) disputate dalla squadra di Maurizio Sarri in questa prima parte di stagione. Dopo l’infortunio di Milik in tanti hanno parlato di rosa corta del Napoli, avanzando dubbi sulla capacità degli azzurri di mantenere la testa della classifica anche nei prossimi mesi. Con l’ulteriore, ben più grave, infortunio di Ghoulam, le quotazioni di Mertens e compagni sono precipitate in modo catastrofico.

LA ROSA C’E’ – Possibile che media e soloni in primis non sappiano leggere la realtà delle cose o, se si vuole pensar male, preferiscono leggere solo quello che gli fa comodo? Il Napoli non ha assolutamente una rosa corta. Ha almeno due giocatori per ruolo (al centro della difesa ne sono tre dietro Albiol e Koulibaly). Ha un centrocampo giovane e di grande prospettiva (Rog, Zielinski, Diawara) dietro il trio titolare composto da Hamsik, Jorginho e Allan. Aveva in attacco Milik prima dell’infortunio, oltre ad Ounas e Giaccherini (che all’occorrenza, chiedete ad Antonio Conte, può giocare anche da mezzala.

Insomma il ventaglio di soluzioni che Sarri ha a sua disposizione non è certamente esiguo. Certo magari un terzo attaccante tra Pavoletti e Zapata poteva essere trattenuto in previsione di eventuali infortuni, ma queste sono cose che passano in secondo piano rispetto a quello che sembra essere il problema principale.

Il Napoli non ha la rosa corta. E’ Sarri che preferisce affidarsi quasi sempre agli stessi giocatori. Pensate ad esempio a Mario Rui, pagato 8 milioni e stipendiato con un ingaggio da 1,8 a stagione (non certo noccioline). Contro il Chievo non ha demeritato. E’ un giocatore dotato di buona tecnica e corsa ma, reduce da una stagione come quella scorsa dove a causa di un infortunio ha giocato con il contagocce racimolando appena 9 presenze, è stato sostituito dopo un’ora di gioco perché a corto di fiato. Lo stesso giocatore portoghese poteva essere impiegato più spesso in queste prime 18 gare ufficiali, così da recuperare piano piano il ritmo partita e far rifiatare allo stesso tempo Ghoulam, che ora rivedremo in primavera.

Altro capitolo è quello di Adam Ounas. Perché gioca così poco? Possibile che a un talentino del genere gli debbano essere concessi solo 5-10 minuti una tantum? Ci sono partite dove la sua vivacità e la capacità di saltare l’uomo possono rivelarsi decisive. E invece si insiste sempre sui titolarissimi, spremendoli fino all’osso.

Ci sono allenatori che non fanno giocare le loro squadre bene come fa Sarri ma che riescono però a ottimizzare al meglio tutte le risorse a disposizione (oltre ad Allegri, pensate a Di Francesco). Cosa fondamentale in una stagione lunga e dispendiosa, dove si gioca quasi ogni tre giorni e a fine anno si superano le 50 partite.

HAMSIK TITOLARE A PRESCINDERE – Chiusura dedicata al nostro capitano. Marek Hamsik. Trent’anni, da dieci in maglia azzurra. Una bandiera certo ma anche un giocatore il cui inizio di stagione è il più deludente degli ultimi anni. E non solo in fase realizzativa dove ha all’attivo appena un gol (è a -1 dal record di 115 marcature con la maglia del Napoli siglato da Maradona).

Hamsik sta giocando sottotono da troppe settimane. Sarà pure in crescita come dice lo stesso Sarri ma come è possibile che, con le soluzioni che ci sono a centrocampo (Zielinski e Rog su tutti, ma anche Giaccherini), lo slovacco fino ad oggi è sceso in campo sempre dal primo minuto?

Diciotto gare su diciotto da titolare. Prestazioni a volte incolore, caratterizzate da troppi appoggi sbagliati e da una scarsa lucidità negli ultimi 25 metri. Contro il City di Guardiola il pallone decisivo per la ripartenza fatale di Sané, valsa poi il 2-3 di Aguero, l’ha perso proprio il capitano. Era al limite dell’area e dopo essersi visto murare il primo tiro, ha provato senza convinzione un dribbling perdendo poi palla e fermandosi senza provare a recuperare.

Hamsik è stanco e ha bisogno di rifiatare in alcune partite, anche per cercare di recuperare un pizzico di cattiveria agonistica che difficilmente lo contraddistingue nel suo gioco. Il Napoli arriva alla terza sosta della stagione con un punto di vantaggio su una Juve considerata sempre in crisi ma che in realtà appare la solita e forse unica favorita per la vittoria finale. Dietro poi non hanno mollato un centimetro Inter, Lazio e Roma, quest’ultima in grande spolvero con un Di Francesco bravo a far ruotare tutti i suoi giocatori a disposizione.

Sarri resta un grandissimo maestro di calcio ma per portare qualche titolo in bacheca dovrebbe iniziare a valorizzare meglio tutta la rosa a sua disposizione. Questa vuole essere solo una critica costruttiva in una stagione dove il Napoli e lo stesso allenatore toscano possono raccogliere i frutti di un lavoro che va avanti da anni.

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