Ultimo aggiornamento martedì, 26 Gennaio 2021 - 20:25

Storia di Patrizio Esposito, il primo cantante neomelodico napoletano

Cultura
24 Maggio 2017 13:46 Di alessia mancini
5'

I cantanti neomelodici napoletani hanno una fama smisurata nel territorio. Ognuno di loro è apprezzato, stimato, in alcuni casi osannato. Fuori dai confini campani, invece, questi artisti napoletani smettono di avere un nome, una storia, un curriculum, smettono di essere personaggi anche totalmente diversi l’uno dall’altro, e diventano categoria, la categoria del classico cantante neomelodico con la voce nasale, il mento alzato, la mano protesa in avanti.

Quando nel 1979 Patrizio Esposito si presentò su Rai Uno, vestito di tutto punto, cravatta compresa, a cospetto di Pippo Baudo, non sapeva che sarebbe morto di lì a sei anni. Nel pieno della sua consacrazione artistica, cercava di raggiungere il suo sogno di diventare un cantante di successo, lanciandosi sul palco nazionale dalla TV di Stato. Una scelta coraggiosa per chi aveva fatto della napoletanità una religione tanto da dare vita per primo al genere della canzone neomelodica partenopea.

Le prime parole con cui Pippo Baudo accolse questo ragazzino di 19 anni furono: “Faccia da scugnizzo… Faccia da scugnizzo, Patrizio. Patrizio è giovanissimo, ma ha già un suo curriculum professionale, perchè hai fatto innanzitutto l’attore”. Vero. A soli 19 anni Patrizio Esposito aveva già accumulato una notevole esperienza nel mondo dello spettacolo.

Ho fatto una sceneggiata con Merola. Ho fatto tre puntate televisive con Marc Porel. Poi ho fatto tre sceneggiate da protagonista”. Risponde con aria imbarazzata prima, e orgogliosa poi, il giovane Patrizio, come un bambino che prende il coraggio a due mani una volta che gli vien data importanza. E di importanza Patrizio Esposito cominciava davvero ad averne tanta. Le “tre puntate televisive” di cui si fa cenno sono i tre episodi de “Il Marsigliese”.

La serie TV vedeva impegnato un cast di prim’ordine, tra cui il già citato Marc Porel, Renato Mori, Vittorio Mezzogiorno, Isa Danieli, Lina Polito. Patrizio recitava il ruolo del figlio di uno dei protagonisti, Nino Sannataro, interpretato da Vittorio Mezzogiorno. Allora quattordicenne, si limita a qualche battuta qua e là.

Ma da quella miniserie nasce un album, ‘O figlio d’o marsigliese, che dà seguito alla fama di bambino prodigio che Patrizio s’era già ritagliata col suo primo album, Papà… è Natale. Le foto in copertina sono emblematiche dell’età e della personalità di Patrizio. Nell’album Papà è Natale campeggia la foto di un ragazzino che, per quanto piccolo, ha quell’aria di chi ne ha viste tante.

In ‘O Figlio d’o Marsigliese’ il giovanissimo Patrizio viene ritratto con abbigliamento alla Al Pacino in Scarface: giacca bianca, camicia sbottonata, colletto libero. La voce è ancora quella di un ragazzino che vuole fare l’adulto. Un ragazzino che miete però consensi anche più dei suoi colleghi adulti. La sua voce è ascoltatissima nei vicoli di Napoli, e si comincia a parlare di lui sempre più spesso.

Quando esce il suo terzo album, Cristallo, la voce di Patrizio è cambiata. E’ più matura, meno fanciullesca, tanto che in molti restano spiazzati. Nelle trasmissioni delle TV locali, nelle radio, è un susseguirsi di rassicurazioni: “è lui, è lui”. Il giovane enfant-prodige ha lasciato il posto ad un Patrizio Esposito che è sbocciato nel mondo degli uomini con grandissima intensità.

Accade spesso che i bambini prodigio non mantengano le attese, solitamente spropositate rispetto al reale valore dei fanciulli, vuoi per la responsabilità poggiata su spalle troppo fragili, vuoi perchè chi ha troppo e subito, solitamente si perde altrettanto in fretta. Patrizio, nel passaggio dal ragazzino che era all’uomo che comincia ad essere, riesce a guadagnarci.

Non conquista più con lo stupore e la tenerezza. Conquista con altre doti, che gli consentono di non confrontarsi con l’immagine del bambino che era, ma direttamente con l’anima del popolo di Napoli, a cui parla e di cui parla diffusamente nelle sue canzoni. Canzoni che cominciano ad uscire dai confini della Campania, ed investono l’intero Sud Italia. Patrizio è ascoltatissimo anche in Puglia.

E poi, quando la sua stabilità artistica sembra ormai consolidata, con 10 album tutti di successo, la persona commette l’errore che lo porterà alla morte. Quell’errore aveva tanti nomi, ma in realtà uno potrebbe bastare: droga. C’è chi afferma con insistenza che Patrizio fu spinto a questo genere di dipendenza da chi lo voleva morto nel mondo della camorra. Una morte rigorosamente senza sospetti.

C’è chi invece afferma che Patrizio sia morto a causa di una donna, legata al mondo della malavita e quindi pericolosa quanto basta a rischiare la vita. La realtà resta comunque una sola: Patrizio morì nel 1984 per overdose da eroina. Fu ritrovato in una stradina del quartiere Barra, all’interno della sua automobile. Morto a ventiquattro anni.

La stella della canzone neomelodica napoletana, in grado di offuscare l’astro nascente di Nino d’Angelo (il quale ha affermato in un’intervista che, finché era in vita Patrizio, non ce n’era per nessuno), spentasi prematuramente, riposa ora all’ombra delle parole che gli ha dedicato un poeta contemporaneo, Vittorio Annona: “Patrizio, nu grande artista e figlio a Dio nun more maie… maie chiù! Tu figlio d’a canzone, scugnizzo d’a canzone, Napule tu cantave, mo Napule cant’a te”.

LEGGI COMMENTI

Articoli correlati

Silent Party per l’estate 2017 a Napoli in Piazza Plebiscito

Silent Party per l’estate 2017 a Napoli in Piazza Plebiscito

Se amate ballare ma desiderate vivere un'esperienza unica nella splendida cornice di Piazza Plebiscito, non potete perdervi il Silent Party made in Naples
Amelia Faraone, la prima sciantosa di Napoli

Amelia Faraone, la prima sciantosa di Napoli

Napoli e la musica, Napoli e le sciantose. Esistono binomi che ancora oggi è difficile dimenticare e Amelia Faraone li rappresenta tutti
Il furto della tromba di Chet Baker a Napoli

Il furto della tromba di Chet Baker a Napoli

Da leggenda a leggenda. Da Chet Baker al mistero sul furto della sua tromba a Napoli. La verità è venuta finalmente a galla
La tomba di Alessandro Scarlatti è a Napoli

La tomba di Alessandro Scarlatti è a Napoli

Napoli è ricca di tesori nascosti di cui pochi conoscono l'esistenza come ad esempio la tomba di Alessandro Scarlatti in quel di Montesanto
La Tammorra dei Briganti torna a Giugliano, al via alla 5º edizione

La Tammorra dei Briganti torna a Giugliano, al via alla 5º edizione

Quando si organizza un evento, il primo dettaglio che non deve assolutamente mancare è la musica. Può esistere quindi kermesse più perfetta di una chiamata 'Tammorra dei Briganti?'