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La storia della Funivia di Posillipo: a Fuorigrotta in soli sei minuti

Cultura
8 Febbraio 2017 20:26 Di alessia mancini
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La leggendaria funivia che collegava Posillipo a Fuorigrotta nacque per dare slancio e lustro ad una colossale manifestazione propagandistica del regime fascista: la Mostra Triennale delle Terre d’Oltremare. Mussolini intendeva infatti sottolineare la politica colonialista italiana sulle terre africane (l’oltremare, appunto), e ritenne che Napoli sarebbe stata la città ideale per ospitare un evento del genere, in virtù della sua posizione centrale all’interno del Mediterraneo.

Era il 9 Maggio del 1940 quando venne inaugurata la Mostra delle Terre d’Oltremare, una fiera di dimensioni inaudite, cui presero parte personalità di primissimo piano, nonché turisti accorsi da ogni angolo d’Italia e d’Europa. Per rendere più fruibile l’evento fu inaugurata anche la prima linea di filobus a Napoli, e la maestosa opera nota come Funivia di Posillipo, che interlacciava appunto Posillipo con il neonato quartiere di Fuorigrotta.

Il progetto della funivia risale a due anni prima, opera dell’architetto Giulio De Luca. I lavori cominciarono nel 1939, e dopo un anno i napoletani e tutto il resto del mondo poterono ammirare una delle opere più all’avanguardia nel campo. Le due cabine della funivia partivano dalla collina di Posillipo, scendevano lungo il fianco, e percorreva in orizzontale un lungo tratto, fino ad arrivare alla stazione in pianura, a Fuorigrotta.

Due stazioni, quindi: una superiore, verso la fine di Via Manzoni, ed una inferiore, in Via Kennedy. Nel mezzo, numeri che ai tempi erano considerati da capogiro: 1600 metri, di cui circa 950 s’inerpicavano in altezza per coprire un dislivello di oltre cento metri; due cabine da 1400 chili l’una, che potevano contenere fino a 20 persone alla volta); cinque metri al secondo, per una durata del viaggio complessiva di 6 minuti circa (tempi record).

Dicevamo, era il 9 maggio del 1940 quando fu inaugurata la funivia Posillipo Alto-Mostra d’Oltremare. Era il 10 Giugno quando scoppiò la Guerra. Un mese durò il suo primo ciclo di vita. Poi fu interrotto per cause di forza maggiore. Nel 1943 fu danneggiata molto gravemente dai nazisti. In quel periodo la mostra fu utilizzata non più per scopi commerciali e propagandistici, ma come ospedale.

Nel 1950 cominciarono i lavori di ricostruzione, e due anni più tardi la funivia tornò ai vecchi fasti e fu riaperta al pubblico. Ma chiuse un decennio più tardi, nel 1961, definitivamente, sembra per ragioni di sicurezza dovute alla presenza di palazzi nuovi che insidiavano le funi metalliche della funivia. Da allora il gioiello avveniristico venne lasciato al suo destino.

Dove sorgeva la stazione in via Kennedy, ora c’è “Fiori e Piante De Luca” (ricordiamo che Giulio De Luca fu l’architetto e l’ideatore della funivia). Nei pressi si può ancora ammirare una delle due grandi cabine blu, in parcheggio perenne. Dall’altro capo della funivia, la stazione in Via Manzoni è stata trasformata in un bar (Bar Rosiello, chiuso anche quello), e poi messa all’asta nel 2006.

Dal 1970 sono state staccate le funi dai giganteschi piloni che le sorreggevano. Per cui questi mastodontici pali e le loro braccia metalliche, oggi solleticano null’altro che l’aria, ed i ricordi di qualcuno che ancora ricorda il loro splendore di un tempo che fu. Si parla oggi di riqualificazione turistica dell’impianto, oppure di definitivo smantellamento, ma l’impressione generale è che ci siano poche speranze di rivederlo attivo.

La questione è diventata politica nel momento in cui sono state denunciate occupazioni abusive di ciò che rimane del vecchio impianto, da parte di giovani il cui intento dichiarato era quello di riqualificare con i propri mezzi la zona in stato di abbandono.

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