Palermo si è stretta in un silenzioso e commosso abbraccio attorno alla famiglia di Alessia, la bambina di appena otto anni morta dopo una lunghissima battaglia contro un tumore aggressivo. Nelle ore in cui allo stadio Renzo Barbera è stata allestita la camera ardente, centinaia di persone hanno voluto rendere omaggio alla piccola diventata negli anni simbolo di coraggio e speranza. La storia di Alessia aveva superato i confini della Sicilia grazie alla pagina social “Aiutiamo Alessia la guerriera”, seguita da oltre 130mila persone, dove familiari, amici e sostenitori raccontavano ogni passo del difficile percorso affrontato dalla bambina. Tra messaggi, fotografie e video pieni di sorrisi, Alessia era riuscita a trasmettere una forza rara, nonostante una malattia che per sette lunghi anni le aveva imposto ricoveri continui, terapie invasive e momenti di grande sofferenza. La sua morte ha colpito profondamente l’intera città, che oggi la ricorda come una bambina capace di insegnare il valore della resilienza anche agli adulti.
A raccontare il dolore più grande è stata la madre, Maria Concetta D’Amaso, che in un’intervista ha ripercorso gli ultimi anni trascorsi accanto alla figlia. Le sue parole hanno commosso migliaia di persone: “Lei era la mia luce”, ha detto, descrivendo un legame costruito nella lotta quotidiana contro la malattia. Alessia era seguita nel reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale Civico di Palermo, dove aveva affrontato cicli di chemioterapia e cure sperimentali nel tentativo disperato di sconfiggere il tumore. Quando i medici comunicarono che non esistevano più terapie possibili, la madre decise di proteggerla ancora una volta con una bugia piena d’amore. Le disse che era guarita e che potevano finalmente lasciare l’ospedale. Un gesto estremo di una madre che ha cercato fino all’ultimo di preservare la serenità della propria figlia. Alessia chiamava il tumore “il verme”, quasi a voler dare un volto a quel male che le stava rubando l’infanzia. “Mamma aiutami a liberarmi del verme”, chiedeva spesso. Una frase che oggi resta impressa nel cuore di chiunque abbia conosciuto la sua storia.
Nonostante la malattia, la famiglia aveva scelto di non lasciare che la vita di Alessia fosse fatta soltanto di corsie d’ospedale. La bambina continuava a coltivare passioni e sogni: amava il pattinaggio, la danza e il Palermo calcio, tanto da vivere come un momento indimenticabile la visita allo stadio Renzo Barbera e il viaggio a Disneyland organizzato grazie alla solidarietà dei tifosi rosanero. Anche nei mesi più difficili, Alessia cercava di sorridere e di vivere ogni giorno con entusiasmo. La sua storia ha acceso ancora una volta i riflettori sull’importanza della ricerca contro i tumori pediatrici e sul sostegno alle famiglie che affrontano malattie così devastanti. Oggi Palermo piange la sua piccola guerriera, ma conserva anche l’eredità di una bambina che, con la sua forza e il suo sorriso, è riuscita a lasciare un segno profondo nel cuore di migliaia di persone. Per la madre Maria Concetta, Alessia non ha perso la sua battaglia: “È stata più forte del male”, perché è riuscita a vivere molto più a lungo di quanto i medici avessero previsto, trasformando ogni giorno della sua breve vita in una lezione di amore e coraggio.
